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L’intervista al pioniere del Padel in Italia

L’intervista al pioniere del Padel in Italia Torna a Padel come si gioca perché ha successo
Martedì, 16 Aprile 2019
Sebastiano Sorisio - Padel

Sebastiano Sorisio è un esperto di rovesci, in campo e nella vita. «Facevo il buyer con un ruolo di responsabilità nel mercato della frutta. Non reggevo più lo stress e così mi sono messo in proprio, ma nel 2007 mi sono trovato senza lavoro», racconta il fondatore di Roma Padel Academy e telecronista del World Padel Tour su Supertennis , reduce dal terzo posto ai Mondiali over di Malaga. «Così mi sono reinventato maestro di tennis, ripartendo dal circolo Le Molette dove avevo imparato a giocare da bambino. E lì ho scoperto il padel, per caso come capita sempre».

Merito di?
Di un socio che volle costruire un campo per la moglie spagnola nel 2009. Era il primo impianto aperto a Roma, ce n’era un altro ma chiuso nel circolo Aniene. Dopo sei mesi di sostanziale inutilizzo, con gli altri maestri decidemmo di provare. Al primo colpo – un rovescio colpito alla perfezione – capii che quella era il mio sport. Perché esalta delle qualità che il tennis soffoca. Per capirci io stesso, pur amante del tennis giocato bene esteticamente, non ho mai avuto il rovescio coperto. Eppure eseguii bene il colpo con la racchetta da padel. È questo il segreto del padel: ci si può avvicinare a qualunque età imparando in fretta, a differenza del tennis che richiede tempo e applicazione. È divertente e avvicina anche le donne. 

Sesto nel ranking italiano nel 2010 e subito ai Mondiali, a 40 anni: è così facile emergere?
Merito del mio guru, Horacio Alvarez Clementi, il migliore al mondo. Grazie a lui sono diventato il primo maestro di padel della Capitale e ho formato uno staff di istruttori. Roma Padel Academy nacque come una pagina Facebook, per creare un brand. 

Perché il padel ha spopolato a Roma in questi anni?
Posso parlare solo della mia esperienza. Insegnavo a Le Molette, un po’ fuori dal centro, ma poi venni chiamato anche dal Roma Padel Club in centro. Nel frattempo, lavoravo anche all’Aniene: un circolo di tennis è un microcosmo, l’ideale per una sorta di ricerca di mercato. Vidi che chiunque si avvicinava a questa disciplina ne rimaneva folgorato. Per me la crescita esponenziale era scontata, proprio come stava avvenendo in Spagna. E poi Roma Nord è il laboratorio perfetto per far nascere le mode, un po’ come era stato per il calcetto negli anni ‘60. 

Un imprenditore romano, Luigi Carraro, è al vertice della federazione internazionale e vuole portare il padel alle Olimpiadi. Ci crede?
Sì, perché mi fido di Luigi, cui faccio i miei complimenti. Sono stato il suo primo maestro e ho visto quanta passione ha per questo sport.

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