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La faida ormai interminabile all'interno della Federnuoto tra il presidente Paolo Barelli e Giovanni Malagò diventa farsa: l'ultimo capitolo racconta infatti del numero 1 del Coni squalificato per 16 mesi dalla Fin per aver «giudizi lesivi» nei confronti dei vertici federali.

Presidente del Circolo Canottieri Aniene, nella Giunta Coni del 4 marzo scorso Malagò aveva sostenuto che la Federnuoto avesse presentato una doppia fatturazione a Coni Servizi e al ministero per dei lavori al Foro Italico dopo una denuncia in merito del Comitato olimpico a inzio febbraio.

PROVA DI FEDE. In realtà, il ministero ha versato un contributo senza chiedere documentazione dei lavori, quindi la «doppia fatturazione» non esisterebbe. Così la Disciplinare della Fedenuoto ha inibito il presidente dell'Aniene - per capirci, il circolo di Federica Pellegrini che è stata tra i sostenitori dell'elezione al Coni di Malagò - dai suoi incarichi natatori.

Nel frattempo continua anche l'aspetto penale della vicenda, nonostante una prima richiesta di archiviazione: il gip ha chiesto un supplemento di indagine ma la vicenda dovrebbe concludersi entro fine anno.

IN LOTTA DAL 2009. Malagò ha annunciato ricorso in appello, ma intanto commenta arrabbiato l'ultimo atto di una battaglia che va avanti da Roma 2009: «Mi è stato attribuito un fatto inesistente e per questo sono stato condannato. E' il trionfo dell'illogicità», la reazione del n.1 del Coni, «la decisione conferma che è necessario riformare il codice della giustizia sportiva. E non a caso su 75 componenti, l'unico voto contrario è stato del presidente della Federnuoto».

L'ultimo grado di giudizio, dopo la Commissione d'appello federale, potrebbe essere il Collegio di garanzia del Coni (c'è anche il Tas) che ha già espresso un parere chiaro sulla vicenda: quello che il presidente del Coni dice nell'esercizio delle sue funzioni, non può essere perseguito. La guerra sarà ancora lunga.