La nuova motocicletta Dyna Wide Glide di Harley Davidson, in uscita nel 2010, segna un ritorno all’estetica del chopper anni ‘70

L’abito non fa il monaco». Così recita il detto, ma non vale in ogni caso e situazione. Oltre la moto, è infatti proprio il giubbotto a fare il motociclista. Un vero e proprio elemento distintivo tra gli appassionati delle due ruote, indispensabile, emblematico e spesso camaleontico. Declinato a seconda degli imperativi di stagione per ripararsi dalla pioggia, dal vento, dal sole e dal freddo. Ma, anche e soprattutto, accuratamente scelto in funzione della personalità del pilota. A destare cosi l’interesse di ogni membro della grande comunità internazionale di motociclisti è un guardaroba che rispecchi il suo modo di essere, in linea con il tipo di moto che possiede. C’é chi, appassionato di tecnologia e desideroso, nei week end di relax, di seguire le orme dei più famosi campioni professionisti, sceglie capi tecnici Hi Tech caratterizzati da tagli seconda pelle quasi futuristici, realizzati in pelle o in altri materiali di ultima generazione. Chi invece, più nostalgico, predilige pezzi dall’anima vintage in pelle bovina nera direttamente ispirati a quelli indossati da mostri sacri quali Marlon Brando, Dennis Hopper o Steve Mc Queen in mitici film che hanno fatto la storia del grande schermo. Chi infine opta per la praticità e la sobrietà di un look passepartout particolarmente adatto al traffico urbano. Tutti, in ogni caso, senza mai rinunciare alla protezione, alla sicurezza, alla vestibilità e al comfort che assicurano loro le migliori condizioni di guida. Mai dimenticarsi infatti che oltre al fondamentale casco, un abbigliamento giusto, completo di giubbotto, può salvare la vita.

Hi tech

Per tutti gli appassionati di sensazioni forti in cerca di protezione e innovazione tecnica che, nel tempo libero, amano allenarsi su un circuito privato alla guida di una potente moto da corsa sulle orme di campioni come Rossi, Dovizioso e Melandri, o gareggiare in un contest di motocross, sono ideali i modelli ergonomici e confortevoli che coniugano massima protezione e alta performance. All’immagine dei giubbotti sportivi e colorati che indossano gli intrepidi racer protagonisti del film Torque - Circuiti di fuoco del regista Joseph Kahn uscito nelle sale nel 2004. Capi che mixano forma e sostanza, termici e idrorepellenti, con imbottiture e protezioni su gomiti e spalle e caratterizzati da tagli seconda pelle in grado di facilitare i movimenti del motociclista e assicurargli maggiore sicurezza. Dal punto di vista dei materiali, da una decina di anni, sono sempre più numerosi i produttori operanti nel settore a preferire materiali sintetici come la cordura alla pelle bovina per realizzare modelli di punta ad alto contenuto tecnologico e sempre più attrezzati (come per esempio il giubbotto con airbag).

Vintage spirit

Se il recente avvento del sintetico ha segnato, per sempre, la fine del regno della pelle, c’é chi, nonostante tutto, continua a venerarla e non intende affatto rinunciare alla sua eleganza naturale e al suo leggendario fascino. Rimangono tuttora numerosi i cultori dello stile café racer immortalato dai leggendari rockers, un gruppo di giovani motociclisti londinesi, dallo spirito particolarmente ribelle che negli anni Cinquanta, gareggiavano nei dintorni del locale l’Ace Café (inaugurato nel 1938 e riaperto nel 1997 dopo alcuni anni di inattività, www.ace-cafe-london.com), il loro quartiere generale, oggi vero e proprio santuario per tutti i motociclisti. All’insegna dell’eleganza, del buon gusto e della sportività che contraddistinguevano i primi café racer, i rockers del terzo millennio indossano sempre i loro giubbotti di pelle nera ma hanno abbandonato la rasatura perfetta, il ciuffo e le basette lunghe dei Teddy Boys e lasciato nell’armadietto la brillantina e gli occhiali da aviatore. Sono così tornati sulle strade, protagonisti delle lunghe cavalcate meccaniche del fine settimana, modelli stile retrò direttamente ispirati a quelli indossati da divi hollywoodiani belli e ribelli come Montgomery Clift, James Dean, Marlon Brando nel film Il Selvaggio (1954) e Denis Hopper nel film cult Easy Rider (1969). Numerose in commercio le versioni moderne realizzate in morbida pelle nera, spesso arricchite di scritte, disegni, loghi e altre borchie e spille, della leggendaria giacca di pelle doppio petto, diventata famosa sotto il nome di chiodo.

Classico è chic

Ideale per chi usa la moto come mezzo di trasporto cittadino giornaliero per recarsi al lavoro, via di mezzo tra uno stile ultra sportivo e tecnico e uno vintage, più adatti al tempo libero, è una generazione di giacche e giubbotti membrana con tecnologia Gore-Tex o Tfl Cool-System dallo stile urbano, dal taglio classico e dalle linee pulite, lunghi o corti a seconda della stagione. Giubbotti passepartout realizzati in cordura o in pelle. Modelli pensati per essere soprattutto pratici, funzionali - sono infatti resistenti all’acqua, al freddo, al vento e dotati di numerose protezioni, tasche, gilet asportabile - e sicuri - grazie a imbottiture impuntate e particolari rifrangenti sulle spalle - nonché belli. Modelli sobri e atemporali che si portano indossati su un elegante completo da ufficio, così come nel tempo libero sopra una camicia casual e un paio di jeans, ma anche per le più incredibili avventure. Tom Cruise nelle sue Mission: impossible non ha bisogno di borchie o di altri vezzi sul giubbotto per salvare il mondo.