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Il capitano che ha portato l’Italia alla vittoria mondiale avrebbe raggirato il fisco. Con l’accusa di evasione fiscale, la Guardia di Finanza ha infatti sequestrato a Fabio Cannavaro beni per 900 mila euro. Con lui, sono indagati anche la moglie, il cognato, il prestanome Eugenio Tuccillo, nonché il consulente fiscale del calciatore, Giovanni De Vita, che secondo i magistrati sarebbe il vero «istigatore del meccanismo di evasione».

Stando a quando emerge dalle indagini, dal 2005 al 2010Cannavaro non avrebbe versato Ires, Irap e Iva per il possesso di tre barche, evadendo così oltre un milione di euro. Il calciatore avrebbe infatti fatto risultare che le tre imbarcazioni, ossia una Pershing 62 chiamata «Massivus», una Pershing 76 denominata «Chriman Naples» e una Pershing 72 detta «Chriman II», fossero impiegate per il noleggio tramite la sua società FD Service srl.

SOCIETA' DI COMODO. Peccato che svariati ormeggiatori, interrogati dalla Guardia di Finanza, avessero di fatto confermato la natura fittizzia della società, asserendo di aver visto le tre imbarcazioni sempre utilizzate dai due coniugi Cannavaro, e mai affittate.

Per sfuggire alla Finanza, Cannavaro avrebbe tra l’altro venduto le quote al prestanome Tucillo e da Dubai versava dei soldi sul conto corrente della FD Service srl per permettere la gestione della attività.

FATTURE FALSE. Gli interessati hanno mostrato alla Gdf le fatture dei (presunti) noleggi, ma mancherebbero gli altri documenti che attestano le avvenute prestazioni. Per il gip Marcopido Cannavaro e consorte avrebbero «simulato operazioni fittizie di compravendita di beni di rilevante valore al fine di evitare procedure esecutive intese a soddisfare debiti contratti con il fisco».

Dal canto loro, la famiglia Cannavaro replica, tramite i propri legali: «Fabio Cannavaro e la moglie Daniela desiderano precisare che le imputazioni formulate a loro carico riguardano esclusivamente il regime fiscale applicabile ad una società rappresentata dalla signora Arenoso, che si occupava di noleggio a terzi di imbarcazioni da diporto. Su tale vicenda è inatto da anni un importante contenziosotributario che non si è ancora concluso, nel quale è stata rappresentata la sostanziale opinabilità dei rilievi dell’Agenzia delle Entrate».