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Rimettere il tifoso al centro

Rimettere il tifoso al centro Torna a Calcio Serie A pallone sgonfiato
Giovedì, 21 Maggio 2020

Intervista a Michele Serri, advisor strategico per la società di consulenza londinese Oliver & Ohlbaum

Michele Serri-advisor-Oliver & Ohlbaum

Michele Serri collabora regolarmente con Calcio e Finanza  come Financial Football Expert e lavora come advisor per la società di consulenza strategica londinese Oliver & Ohlbaum, specializzata in media, entertainment e sport. 

Quali sono i problemi strutturali che hanno frenato la crescita del calcio italiano?
Più che problemi strutturali, dovremmo parlare di scelte – o, meglio, “non scelte” – che hanno portato il calcio italiano a perdere la capacità di mettere il fan (e la sua esperienza) al centro del gioco. Inoltre, questo scenario, senza la guida di una strategia di lungo termine, si è ulteriormente aggravato con il passaggio dal mecenatismo al cosiddetto “calcio moderno”. Il nostro torneo non ha saputo intercettare questo fondamentale cambio di paradigma per tempo, ma sta cercando di recuperare terreno. Tuttavia, se dovessi sintetizzare, direi da un lato la riduzione di competizione interna, che ha fatto perdere lo scettro di “campionato più bello del mondo” e la possibilità di vincere a livello europeo; dall’altro la mancanza di un’aggressiva strategia di crescita, soprattutto guardando ai mercati internazionali. 

Il treno del grande calcio ha lasciato a terra i club italiani?
Le altre big europee hanno beneficiato di un ecosistema capace di supportare le loro strategie. A ciò si unisce la capacità nello sfruttare le posizioni di top club. Barcellona e Real Madrid hanno visto “perdere” parte della loro importanza con la contrattazione collettiva dei diritti tv, tuttavia sono state intelligenti nel negoziare e ottenere una larga fetta dei ricavi. Nel contempo hanno spinto per sviluppare il loro brand a livello internazionale.

La crescita del valore dei diritti tv si è arrestata?
Lo dicono i numeri. Nel 2010/11 la Serie A era seconda solo alla Premier League, mentre ora siamo davanti solo alla Ligue 1 con una crescita annuale del 4%. Su questo hanno influito sia il minore interesse generato da un campionato a senso unico, ma anche fattori più ampi come un mercato pay tv che ha visto un livello di competizione limitato. In questo scenario, l’entrata dei player come Dazn e Amazon può aiutare, ma non credo sia la situazione definitiva. La Juventus è un po’ una mosca bianca nel panorama italiano. 

Quali sono i suoi punti di forza?
È stata capace prima di tutte di intercettare un cambiamento di paradigma, anche per motivi contingenti dovendo risalire dalla Serie B. Così facendo, ha saputo delineare e attuare una strategia capace di sostenere la crescita. Quindi, parlerei di una lungimiranza nel momento giusto che ha saputo guidare le scelte strategiche. L’Inter sta recuperando terreno… È un caso interessante in un ambiente che richiede subito risultati. La pressione per tornare al top non ha disturbato la proprietà, che ha saputo pianificare, ma soprattutto rimanere fedele a questa pianificazione. Suning, capendo l’importanza dei mercati internazionali e del brand Inter, ha messo figure capaci nei ruoli chiave e fare passi giusti senza affrettare gli step. Direi che la società ha saputo mixare pianificazione e competenze. 

E il Milan?
Direi che il problema è che non riesce a tradurre in risultati gli investimenti, così da tornare in Champions e far partire un nuovo circolo virtuoso. A quel punto la missione per Gazidis e i suoi collaboratori, seppur ancora ardua, inizierà ad avere meno ostacoli.

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