Volkswagen è nella bufera: il Ceo Martin Winterkorn è stato costretto ad ammettere la manipolazione di alcuni test svolti sulle auto del gruppo con motore diesel. Ad accusare la casa automobilistica tedesca è stato l’Epa, l’ente di protezione dell’ambiente americano, che ha scoperto come le auto diesel del gruppo inquinino, in condizioni normali, molto di più rispetto a quanto è risultato durante i test.

I FATTI. Le indagini delle autorità Usa hanno dato risultati sconcertanti: pare che i motori incriminati, i diesel 2 litri (molto diffusi anche in Europa) siano stati dotati di un software, installato nella centralina, che riconosce le condizioni “da test” e attiva dispositivi in grado di migliorare l’efficienza dell’auto e diminuire le emissioni di ossidi di azoto, falsando in questo modo i test. Il software non entra in funzione durante la guida normale; quando è disattivato, le emissioni inquinanti aumentano da dieci a quaranta volte.

LE MOTIVAZIONI. Volkswagen ha ammesso l’esistenza del software; secondo gli esperti, sarebbe stato montato per limitare il lavoro dei dispositivi di controllo delle emissioni di azoto, che provocano una maggiore usura del motore e tendono a diminuire le prestazioni del veicolo. Tutto ciò in vista del mercato americano, dove il diesel è guardato con sospetto perché ritenuto inadatto ai veicoli. Le case automobilistiche tedesche stanno tentando di allargare il mercato del diesel, portandolo anche negli Usa e in Giappone, ma il passo falso di Volkswagen non farà che rendere ancora più ostica l’impresa.

LE SANZIONI. Quel che è certo è che Volkswagen rischia una multa ingente: le sanzioni previste arrivano, infatti, ai 18 miliardi di dollari, anche se probabilmente non si arriverà al tetto massimo, in quanto la multa sarà commisurata limitatamente alle dimensioni della sua filiale americana. In ogni caso, oltre alla multa Volkswagen dovrà certamente pagare pesanti danni d’immagine ed eventuali conseguenze penali; ad appesantire il giudizio sull’azienda sarà di certo l’ammessa volontarietà della frode, anche se, per ora, non ci sono prove di decessi direttamente collegabili al maggior inquinamento da azoto.

SCUSE DALL’AZIENDA. L’amministratore delegato Martin Winterkorn, intanto, si dichiara dispiaciuto per aver deluso la fiducia dei clienti e del pubblico, e probabilmente dovrà scusarsi di fronte al Congresso; era già successo ai “colleghi” Mary Barra di General Motors e Akio Toyoda di Toyota, per aver messo in commercio automobili difettose e pericolose. La Volkswagen ha iniziato delle indagini interne per indagare sulla questione, e ha provveduto a ritirare dal mercato i modelli che montano il diesel 2 litri (in Usa, Golf, Jetta, Passat, Maggiolino e Audi A3).