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Alberto Pirelli, un imprenditore al volante

Alberto Pirelli, un imprenditore al volante Torna a Rally delle mie brame
Giovedì, 21 Aprile 2016


Alberto Pirelli è l’uomo che ha riportato il rally italiano nella “polvere”. Pilota esperto, ha all’attivo circa 40 gare ufficiali (in foto , con la sua Mitsubishi Lancer EvoIx R4), erede della dinasty industriale dei Pirelli e oggi vicepresidente del gruppo di pneumatici, si è cimentato in un’impresa non facile: quella di riportare in auge le corse su sterrato, che in Italia sembravano sulla via del tramonto. Costi troppo alti (2.500 euro al chilometro), sicurezza difficile da garantire e il gran numero di gare su asfalto avevano quasi spinto all’estinzione in Italia le grandi avventure del rally “bianco” tra fango, neve e ghiaccio. E invece oggi, grazie all’intuizione di Pirelli, l’Italia ha ritrovato il suo campionato nazionale, in un programma di sei gare sui sentieri della Val d’Orcia, su per il Nido dell’Aquila, nelle Marche e nei circuiti naturali prealpini.

Nove anni fa nasceva il Challenge Race Terra per salvaguardare la tradizione dei rally su sterrato. Oggi come sta il campionato della “polvere”?
Abbiamo iniziato quasi per gioco creando una competizione di quattro gare. L’idea di fondo è sempre la stessa: ridare visibilità alle piste bianche proponendo un campionato a costi bassi, alti premi e programmi di gara in tempi contenuti, a cavallo dei due anni solari. In Italia ci sono troppe competizioni, di cui poche dedicate ai giovani. Abbiamo cercato di fare il contrario: poche gare, ma di qualità. Oggi abbiamo sei tappe e tre di queste fanno parte del Campionato italiano rally. Il bacino di iscritti viaggia da 60 a cento persone, una popolarità tra le più alte in Italia.

Perché è così importante mantenere vive le corse su piste bianche?
Il rally è l’arte della guida. Ci vuole tantissima tecnica al volante e grande conoscenza della propria vettura. Se viaggiamo su sterrato, queste componenti si moltiplicano in modo esponenziale, spesso in ambienti estremi come il fango o il ghiaccio. Allora la guida diventa un gioco di equilibrismo delle proprie emozioni, sempre in bilico tra paura e coraggio. Ho ancora negli occhi una prova speciale di qualche anno, che si svolse vicino ad Arezzo a febbraio. La notte precedente aveva nevicato molto. La prova partiva prima dell’alba e si entrava in salita, nel buio, dentro un bosco illuminato dai fuochi accesi dai tifosi assiepati fuori dalle tende. Un’esperienza magica. L’ambiente è favoloso anche per il rapporto che si crea tra i piloti. Nascono vere amicizie tra gli equipaggi, dove c’è spazio per la solidarietà: siamo, infatti, impegnati a raccogliere donazioni per l’ospedale per bambini Meyer di Firenze.

Il Challenge Race Terra crescerà ancora?
Siamo arrivati al limite. Se dovessimo aggiungere altre gare, rischieremmo di snaturare il nostro campionato portando i costi a livelli più elevati. L’obiettivo rimane quello di rendere accessibile questi tracciati a un bacino più ampio possibile, anche a chi dispone di auto con cilindrate medio basse. La soddisfazione più grande è vedere arrivare al traguardo anche auto di serie, magari allestite la domenica nel proprio garage. Poi non mancano le gioie agonistiche. Simone Tempestini ha iniziato a correre nel nostro campionato e oggi partecipa con successo al Mondiale.

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