La Porsche 918 Spyder è un modello da corsa riconvertito dalla casa di Stoccarda per adattarsi alla strada

Una volta, ai tempi in cui di macchine si parlava soprattutto nei bar, se ti presentavi con una vettura nuova di zecca la domanda di rito cui dovevi rispondere era: «Quanto fa?», nel senso dei chilometri orari massimi raggiungibili, inimitabile status symbol nell’era in cui ci si poteva ancora cimentare nei record “da casello a casello”. Per l’occhio sociale, allora, i cavalli erano fondamentali, portando in primo piano la meccanica rispetto all’estetica, che era piuttosto sobria e comunque omologata. A occuparsi dei guizzi estetici c’era la scuola italiana dei grandi carrozzieri, è vero, ma le loro creazioni erano per pochi ultrafacoltosi eletti. Sarà per il fatto che adesso nei bar piuttosto che dibattiti motoristici si fanno apericene e happy hour, o perché chi ha il piede pesante rischia di essere disintossicato suo malgrado da una valanga di multe, ma oggi è cambiato tutto. Più che dire «la compro perché è potente, affidabile e sicura», la maggior parte degli automobilisti afferma convinta: «La scelgo perché mi piace».

Design e stile, dunque, si prendono una sonora rivincita, anche grazie al fatto che sistemi di protezione sia attivi sia passivi ormai sono anche nella dotazione di serie dei modelli meno blasonati. Se non si può correre, insomma, ci si afferma con la bellezza delle forme e delle linee alla faccia di chi preconizzava che le auto sarebbero diventate solo mezzi anonimi capaci di portarci dal punto A al punto B il più comodamente possibile. La tendenza è sancita dall’edizione 2015 della ricerca The cars we want tomorrow , commissionata da AutoScout 24, il sito europeo specializzato nella compravendita di vetture: il 46,5% degli italiani è fermamente convinto che in ciò che guida si rifletta la propria immagine sociale. È da notare che la percentuale scende al 31,6% in Francia e addirittura al 24% nella pragmatica Germania. Gli status symbol a quattro ruote del 2015, insomma, sono frutto del lavoro delle matite dei designer, che fanno a gara per soddisfare l’edonismo dei potenziali clienti dando valore aggiunto alle creazioni di grandi e piccoli marchi.

"

UN ITALIANO SU DUE È CONVINTO CHE

LA PROPRIA IMMAGINE SOCIALE DEBBA

RIFLETTERSI NEL MEZZO CHE SI GUIDA

"

Pensate a Tesla: l’azienda californiana produce auto elettriche con elevata autonomia e prestazioni impensabili anche solo cinque anni fa, ma ha comunque investito moltissimo nel design della sua quattro porte Model S, lunga quasi cinque metri e alta solo 145 centimetri grazie alla collocazione nella parte bassa del pianale del pacco batterie. «Con quelle proporzioni in perfetto equilibrio è percepita come una coupé», dice Chris Bangle, storico progettista di Opel, Fiat e Bmw che oggi lavora come consulente per molti marchi, «fatto che ne aumenta il fascino». Vuoi mettere che soddisfazione scattare nel silenzio più assoluto con questa panterona sotto gli occhi dei vicini? Certo, il prezzo di un tale sfizio non è proprio popolare, va dagli 80 mila euro in su, ma è proprio nella fascia alta del mercato che azzeccare una carrozzeria significa continuare a poter vendere a prezzi di gran lusso.

Tra gli esempi di vetture che debbono la loro popolarità a una linea mozzafiato, uno dei più eclatanti è la Chevrolet Corvette, che punta su carrozzerie dalle linee sempre più nette ed elaborate. La Stingray Coupé costa 83 mila euro, una cifra che va moltiplicata per dieci se si vuole impugnare il volante di una bellezza estrema come la Porsche 918 Spyder, cavallina da corsa made in Stoccarda convertita alla strada che risponde rilanciando alle forme mozzafiato della Ferrari F12berlinetta. Merita un discorso a parte, poi, la Lamborghini Aventador roadster: da sempre la casa italiana punta su look senza compromessi e con questo modello ha toccato vette sublimi, realizzando una sorta di cuneo ultratecnologico pronto ad aggredire l’asfalto. Sì, è vero, fin qui abbiamo scandagliato il mondo dei sogni. Torniamo, allora, con le ruote per terra e osserviamo un fenomeno in piena espansione, quello delle auto low cost vestite benissimo, tanto da aver poco da invidiare sul piano estetico ai modelli più blasonati.

"

NELLA FASCIA ALTA DEL MERCATO

UNA BUONA CARROZZERIA SIGNIFICA

POTER MANTENERE PREZZI DI LUSSO

"

Un pericolo per il comparto del lusso? «Premesso che la democratizzazione del bello è un vantaggio per tutti, credo che i modelli di classe superiore continueranno a trovare clienti», risponde Fabrizio Longo, direttore della divisione Audi all’interno di Volkswagen Italia. «Bisogna anche tenere presente la qualità e l’innovazione tecnologica, due fattori che richiedono enormi investimenti e che rappresentano un gap marcato tra le low cost e le premium». In poche parole, a maggior ragione adesso che le automobili sono quasi tutte belle ci si deve distinguere a colpi di raffinatezze hi tech come, restando in casa Audi, il concept Suv E-Tron che consente di viaggiare in modalità elettrica per oltre 400 km. Anche la corsa alla riduzione dei pesi costa cara: su questo fronte ha fatto scalpore l’Alfa Romeo 4C, che condensa in 920 chilogrammi (se si rinuncia a climatizzatore e radio) una supercar capace di scattare da zero a 100 all’ora in 4,5 secondi. Dieta a parte, anche in questo caso il lavoro del centro stile risulta decisivo: la carrozzeria in fibra di vetro bassa e larga attira le occhiate come poche altre sanno fare. Una è senz’altro la Maserati Gran Cabrio, che reca l’inconfondibile firma di Pininfarina e un’altra bellissima, la Ford Gt, è attesa per il 2016. «Se la bellezza non si sposa all’intelligenza progettuale resta fine a se stessa», conclude Longo, «non si può contrabbandare la forma per sostanza…».