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Auto plug-in: intervista ad Andrea Carlucci, a.d. di Toyota Motor Italia

Auto plug-in: intervista ad Andrea Carlucci, a.d. di Toyota Motor Italia Torna a Plug-in: il futuro delle auto elettriche
Lunedì, 26 Settembre 2016


Toyota produce auto ibride da 20 anni, con giganteschi investimenti sui fronti della ricerca e dello sviluppo, ed è stata anche la prima a introdurre la tecnologia plug-in. «Che ha come maggiore ostacolo alla diffusione di massa, almeno in Italia, lo sviluppo delle infrastrutture per la ricarica», dice Andrea Carlucci, a.d. di Toyota Motor Italia, «perché se non si trova una colonnina l’auto funziona come una ibrida standard, ma con una batteria aggiuntiva che pesa e costa…».

È vero che per voi le plug-in sono una soluzione-ponte prima di passare direttamente all’idrogeno?
L’idrogeno è già in rapida diffusione in Giappone e negli Stati Uniti. Oltre a garantire una mobilità a impatto zero, elimina alcuni problemi tipici delle elettriche e delle plug-in come, solo per citarne alcuni, i lunghi tempi di ricarica delle batterie e l’autonomia limitata. Quindi sì, ci stiamo lavorando con grande convinzione.

Qual è l’aspetto più rivoluzionario della nuova Prius plug-in?
L’efficienza termica del motore, che è del 40% ed è la più alta ottenuta da un propulsore di serie.

Queste vetture costano più di quelle tradizionali. Non è un modo per trasferire sugli automobilisti il costo delle vostre politiche ambientali, che prevedono una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2050?
No. Gli enormi investimenti fatti da Toyota per sviluppare le proprie tecnologie hanno da sempre la finalità di offrire ai clienti prodotti all’avanguardia a costi il più possibile contenuti. Abbiamo venduto le Prius in perdita per anni per supportare la diffusione delle ibride…

Ne è valsa la pena?
Lascio parlare i numeri. Abbiamo messo sul mercato più di 9 milioni di vetture, 100 mila solo in Italia, e oggi un’ibrida costa quanto una vettura con motorizzazione diesel. Lo scorso anno Toyota ha diffuso il proprio Environmental Challenge che prevede per i prossimi 35 anni, tra le altre cose, di azzerare qualsiasi emissione di CO2 dal ciclo di realizzazione e di vita della vettura, incluse quelle che derivano dalla produzione di materiali e componenti.

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