M14, la minicar della piacentina Casalini: tutti i comfort in 3,1 metri

Un moderno Darwin delle quattro ruote, osservando l’evoluzione delle specie automobilistiche negli ultimi dieci anni, potrebbe certificare un dato incontrovertibile: nelle giungle urbane si stanno affermando i veicoli che meglio applicano la raffinata arte del togliere.

Non si eliminano comfort, tecnologia o sicurezza, naturalmente, ma centimetri, ovvero il fattore decisivo al momento di trovare parcheggio. Un’intuizione, quella della corsa alla cortezza, che ha illuminato per prima la Smart quando arrivò sul mercato nel 1998.

Parola ai protagonisti 

All’inizio non la voleva quasi nessuno perché il fatto che fosse stata sviluppata in collaborazione con la Swatch le dava l’immagine di un costoso giocattolo, poi è diventata solo la baby Benz e l’immagine ne ha guadagnato parecchio.

Soprattutto, vederne sempre di più entrare in posti negati ai comuni automobilisti ha convinto anche i più ostinati detrattori.

Sì, perché al netto del fatto che molta della tecnologia di bordo (che si pagava cara) serviva a farla stare in strada nonostante un interasse da fantascienza motoristica, si trattava comunque di un’auto corta ma sicura (chiedere ai severi test del Tuv tedesco per credere), icona dell’era post Tangentopoli in cui apparire, anche nelle quattro ruote, pareva brutto all’occhio sociale.

La Smart ForTwo, appena giunta alla terza generazione, è ancora viva e parcheggia in mezzo a noi (prezzi da circa 12 mila euro), anche se la versione corrente si è un po’ imborghesita ed è lunga 2,69 metri e non più i 2,50 dell’originale. Le resta un limite invalicabile, quello dei due posti ultrasecchi. Certo, un rimedio ci sarebbe, la ForFour a quattro porte, che però alla prova del metro ne fa segnare quasi tre e mezzo. Insomma, un’oversize.

Se si prevede che la famiglia possa allargarsi, meglio puntare sulla Toyota iQ (lanciata nel 2008, prezzi da 12.450 euro), un’under tre metri per il soffio di un centimetro e mezzo che si rivela molto versatile: così com’è porta quattro persone e ha posto nel bagagliaio per poco più di una borsetta di Prada, ma ribaltando lo schienale (diviso in due pezzi) si può tranquillamente affrontare la spesa all’ipermercato.

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VEDERE LE SMART PARCHEGGIARE

OVUNQUE HA FATTO CAMBIARE IDEA

AGLI AUTOMOBILISTI SCETTICI

SUI VANTAGGI DELLE MINICAR

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Se, poi, si vuole forzare la mano al gioco del minimalismo perché non togliere, insieme ai centimetri di troppo, anche una ruota? Et voilà, ecco l’Ape Calessino 200 (7.580 euro per il top di gamma) che sembra uscito da un film sulla Dolce vita ambientato a Capri o a Forte dei Marmi.

Il costruttore assicura che «è ideale per i piccoli commerci negli ambiti urbani più angusti», in realtà rappresenta la perfetta alternativa (a tre posti) per la classica Vespa da lasciare nel box della seconda casa. Il fascino talmente d’antan da risultare futurista racchiuso nei 2,7 metri dell’alfiere di casa Piaggio non pretende di sedurre tutti, è cosa da intenditori.

Se, invece, la ruota si toglie dietro nascono gli scooter a tre ruote. Vi fanno storcere il naso? Ascoltate la profezia di uno che se ne intende, il direttore generale dell’Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori, Pier Francesco Caliari: «Con le città completamente sature l’unica soluzione è l’integrazione nodale: si usa l’auto per arrivare ai parcheggi di scambio e poi si sale sui mezzi pubblici. In centro, elettriche a parte, entreranno solo i veicoli del car sharing, i quadricicli, le due e le tre ruote».

Tre ruote che a loro volta tolgono qualcosa, il disturbo di tenere in piedi la moto ai semafori. Nella categoria merita il posto d’onore il Piaggio Mp3 (da 6.770 euro), il modello che nel 2006 ha sdoganato un’idea che pareva folle e negli anni ha trovato più di 150 mila estimatori nel mondo, mentre gli scooter di questo tipo che circolano in Italia sono circa 18 mila. Grazie al peso contenuto, ai fianchi stretti e alle sospensioni anteriori indipendenti guizza tra le auto come uno scooter tradizionale, con tanta sicurezza in più.

Sulla scia del modello italiano è nato il Peugeot Metropolis (da 7.720 euro), che privilegia il comfort pagando uno scotto sul piano del peso, che arriva a quota 265 chilogrammi. Qualcosa in meno sul fronte dell’agilità, quindi, ma anche la possibilità di viaggiare comodi fuori porta. Si guida, invece, quasi come una moto il Quadro 350S (7.190 euro), triciclo svizzero.

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CON LE CITTA' INGOLFATE

DAL TRAFFICO IN CENTRO

ENTRERANNO SOLO

ELETTRICHE, DUE E TRE RUOTE,

QUADRICICLI E CAR SHARING

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«I nostri punti di forza sono le prestazioni e gli investimenti in ricerca e sviluppo», dice Riccardo Marabase, presidente del cda di Quadro Vehicles. In casa Yamaha, al momento di progettare il Tricity, si è ragionato al contrario. Lo sprint è quello che può essere, con quel motore da soli 125 centimetri cubi, ma in compenso il prezzo è stracciato: solo 3.500 euro.

Arrivati a lunghezze da bici e persa per strada una ruota che cosa si può ancora togliere? La patente, ovvio, per la gioia degli adolescenti e di chi esaurito il bonus di punti. Si entra, quindi, nel mondo delle microcar, ciclomotori a quattro ruote che non possono superare i 50 centimetri cubi di cilindrata e i 45 chilometri orari di velocità.

In Italia ne circolano circa 80 mila, per un giro d’affari di 50 milioni di euro, che diventano addirittura 290 su scala europea. I modelli disponibili sono moltissimi, ma tra tutti spicca la Renault Twizy 45, una due posti elettrica che si ricarica alla spina in tre ore, disponibile anche nella versione mini cargo.

Sul fronte delle motorizzazioni tradizionali, a benzina o a gasolio, le microcar più vendute in Italia sono quelle della francese Aixam. I prezzi di attacco, a seconda dei modelli, sono compresi tra gli 8 e i 9 mila euro, ma le possibilità di personalizzazione sono infinite: si parte dall’aria condizionata per arrivare al rivestimento in pelle di volante e sedili, passando per connessione Usb, navigatore satellitare e perfino tv integrata.

La tradizione, invece, consiglia le italianissime Casalini, eredi del Sulky, incompresa antesignana anni ‘70. Tirate le somme si spende più che per una city car, «ma per molti genitori sapere che i rampolli viaggiano dentro a un abitacolo », dice Caliari, «è sinonimo di sonni tranquilli».

I detrattori, invece, sostengono che i limiti di peso imposti dalla legge (massimo 350 chilogrammi) siano un chiaro indizio di scarsa sicurezza. La diatriba è aperta.

Intanto, si può scendere ancora di un gradino. Come? Scegliendo un Segway, il monopattino elettrico che fa tanto Silicon valley e ti fa stare in piedi grazie alla costante azione di un giroscopio. Sì, è vero, nel 2010 l’allora titolare dell’azienda che lo produce, Jimi Heselden, morì in un incidente proprio mentre provava una delle sue creature. Ma ogni strada che porta al futuro è fatalmente costellata di insuccessi…