Ferrari California

Ferrari California

A metà degli anni 80 erano praticamente estinte: per contare quelle disponibili sul mercato italiano avere dieci dita era un lusso inutile. per dirla brutalmente, le spider e le cabriolet non le voleva più quasi nessuno. Roba vecchia, da anni ‘60, da film in bianco e nero nell’era del dolby surround. Auto forse affascinanti, ma certo scomode, che dopo qualche apertura della capote trafilavano aria come caffettiere moka e, sotto gli acquazzoni, facevano acqua come la sentina delle carrette del mare. Poi una riscossa lenta ma inesorabile, fino ad arrivare a oggi, al Rinascimento della guida all’aria aperta, all’affermazione della voglia, tutto sommato innocente, di mostrarsi al mondo mentre si impugna il volante della propria bella auto. Peccato di vanità? Sì, inutile negarlo. E le grandi case automobilistiche si adeguano sfornando nuovi modelli a cielo aperto con ritmi che definire scoppiettanti sarebbe riduttivo. Per far capire l’entità del problema, i due estremi dell’offerta sono l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Come dire la Bentley Continental Gtc Speed e la Smart Fortwo Cabrio. La prima è la quintessenza dell’eccesso su quattro ruote con i suoi 12 cilindri, 600 cavalli di potenza, 312 chilometri orari di velocità massima (che diventano 322 se si viaggia a capote chiusa) e 4,8 metri di lunghezza; la seconda è più corta di oltre due metri, fa vedere il cielo attraverso un elegante pertugio svelato da una capote in tela e piace ai giovani che, forse, apprezzano anche la Continental ma, a causa del prezzo di listino fissato alla stratosferica quota di 187 mila euro, devono rimandare l’acquisto a quando saranno ammessi al privè del Billionaire.

Lusso a 300 km/h
Restando nel Gotha delle vetture che rappresentano un sogno proibito per quasi tutti i mortali del popolo del 730, un caso a parte è rappresentato dalla Ferrari California. Che vada forte, anzi fortissimo, e che regali emozioni di guida uniche sono fatti tanto importanti quanto scontati: la vera novità, quasi uno scisma con il passato del Cavallino rampante nero in campo giallo, è la capote che è in metallo e, a comando, si ripiega nel bagagliaio nel batter d’occhio di 14 secondi. Addio tela, dunque, anche nella culla della tradizione automobilistica, per seguire la strada aperta alla fine del secolo scorso dalla Mercedes. Che continua oggi a percorrere quella strada tecnologica con la nuova versione della Slk: per trasformarla da coupé in roadster occorrono 22 secondi e ci si può togliere lo sfizio di guidare all’aperto pure in inverno dato che un raffinato sistema di riscaldamento garantisce il tepore anche nella zona della testa. E se il vento dà fastidio? Nessun problema: basta dar via libera allo schermo antiturbolenza in tessuto per trovarsi nella calma piatta, proprio come nell’occhio di un ciclone. La Slk è la capofila della scuola tedesca delle auto scoperte. Ma è in ottima compagnia: da poco cominciano a sfrecciare sulle strade le Audi A5 Cabriolet, disponibili in un ampio ventaglio di versioni, ma da preferire in quella con motore turbodiesel V6 da 3 mila cc. A rendere appetibile questa maxicilindrata sono i numeri, soprattutto uno, il 13, che rappresenta il numero di chilometri che questa Audi percorre con un litro di gasolio sul misto, ovvero nella situazione che replica la guida di tutti i giorni. E poi la coppia, generosissima, che ben si attaglia a una vettura “apribile”, che più che scatti alla Mennea deve garantire possenti riprese in fase di sorpasso.
Restiamo in Germania, ma puntiamo il navigatore su Monaco di Baviera, sede della Bmw e luogo di nascita della Z4, un’altra auto che si ispira nelle linee ai grandi classici del passato, ma che ha abiurato la tela in favore del metallo per quanto riguarda la costruzione della sua copertura amovibile. Il bello della Z4, come di tutte le altre cabrio e spider con la capote metallica a scomparsa, è che si tratta di un’auto affascinante a vedersi anche da chiusa.
Oggi conciliare tela ed estetica richiede sforzi enormi di progettazione e guizzi d’ingegno nel design e nella ricerca dei materiali. Un’alchimia non facile, riuscita perfettamente nel caso della Porsche Boxster, che si è aggiornata dopo anni di successi di vendite senza rinunciare al suo tratto più caratteristico, il motore centrale, sinonimo di un equilibrio dinamico senza uguali. Adesso il propulsore della Boxster è un 3,4 litri da 310 cavalli e lo spazio per i bagagli arriva a 280 litri, perché non è detto che chi viaggia su una due posti secchi limiti i suoi orizzonti mentali a un semplice weekend. Una filosofia sposata in pieno anche da Volkswagen con la Eos, che dedica al bagagliaio ben 380 litri di spazio. Certo, arrivare a tanto non è stato facile, si è dovuto realizzare un tetto rigido retrattile che si scompone in cinque parti per accorciare i vari elementi e permettere di infilarli nel minor spazio possibile. Il prodigio si compie in 25 secondi e, se si viaggia a cielo chiuso, la luce ha comunque via libera nell’abitacolo grazie alla parte superiore del tetto realizzata in cristallo, peculiarità più unica che rara per una cabrio.

Il genio italico
E l’Italia? La patria di santi, poeti e spideristi, in fondo, ha solo dovuto sfogliare l’album dei ricordi e mettere mano al genio italico per rendere vitali al tempo di Internet quelle immagini in bianco e nero. Ed ecco la 500C: la vera anomalia della city car piemontese, in effetti, era quella di avere un tetto inamovibile. Infatti, sul certificato di nascita della vecchia 500, datato 1957, alla voce segni particolari c’era scritto a chiare lettere “ampio tettuccio apribile”. Naturalmente, dato che gli anni non passano invano, anche se la tela è rimasta, ora basta premere un pulsante per avere per cappello il sole o le stelle e il lunotto posteriore è in cristallo, fatto decisivo per evitare l’invecchiamento precoce causato dal rapido ingiallimento di quelli fatti nella plebea plastica. Alla Fiat, poi, hanno pensato che il popolo delle cabrio ama la natura e, di conseguenza, è sensibile a tutto ciò che può aiutare l’ambiente. Via libera, quindi, al dispositivo Start&Stop che spegne il motore quando si è fermi al semaforo o mentre si fa la fila in autostrada.
Un’equazione tutta italiana dice che la nuova 500C sta alla 500 old style come la contemporanea Alfa Spider sta alla spider classica, che si era conquistata sul campo il nome di Duetto e molto più di una comparsata nel film Il laureato , con tanto dell’onore di essere guidata da Dustin Hoffman. Già, ancora una storia che si ripete rimescolando le carte: i fortunati con le tempie imbiancate che hanno avuto una delle “osso di seppia” ricordano un’epopea spartana, essenziale, senza fronzoli. I loro nipoti, invece, non devono rinunciare neppure a un’oncia di comodità, coccolati come sono dal climatizzatore bi-zona che evita tante liti di coppia, dal cruise control, dal navigatore satellitare dell’ultima generazione e dall’impianto radio con Mp3 e comandi al volante. I sedili sono comandati elettricamente e dispongono della regolazione lombare; sono rivestiti in pelle, scordando il prefisso “simil” tanto caro all’antenata. La capote, è la scuola italica a imporlo, è in tela, e sempre nostrana è la razionalità che impone la scelta della versione spinta dal motore Diesel da 2,4 litri, che eroga 210 cavalli e, fatto anomalo per una vettura del gruppo Fiat, di cilindri ne ha cinque, un numero dispari che spariglia una volta di più il passato dal presente.

Europa e non solo…
Dall’Alfa alla Chrysler Sebring Cabrio, destinata a diventare sua parente stretta nientemeno che per volontà di Barack Obama, che ha condizionato il salvataggio della casa statunitense a una sua collaborazione con Torino. In attesa di una riconversione alle piccole della casa che ha la testa in Michigan, la Sebring ostenta forme piuttosto opulente. Dimagrirà, probabilmente, nei prossimi anni, ma in Europa questa cabrio grandi forme ha ancora più di una ragione di essere, dato che consente di non dare troppo nell’occhio potendo comunque contare su molta sostanza.
La stessa sostanza che, sia pure in scala ridotta, viene proposta dalla Mini Cabrio, una delle superstiti produzioni automobilistiche in terra inglese, vanto dei sudditi di sua maestà anche se ormai la testa dell’azienda pensa e agisce in Germania. Ovvero, nella terra delle capote in metallo. Ma anche le strategie di marketing più aggressive non possono prescindere dalle tradizioni più radicate, la Mini di oggi non potrebbe in nessun caso voltare le spalle alle Mg e alle Morgan di ieri. Tela, quindi, per una capote che non solo si toglie di mezzo in un tempo quasi record (15 secondi), ma che può essere azionata anche in movimento, se la velocità non supera i 30 chilometri orari. Ai più facoltosi amanti del made in England, poi, è destinata la Jaguar Xk R Convertibile. I suoi dettagli? Il V8 da 4.196 cc governa una mandria di 416 cavalli e una coppia di 560 Nm a 4000 giri e basta sedersi al volante o al posto del passeggero per scoprire che la scuola del lusso britannico dimostra di non aver dimenticato la tradizione.
In terra di Francia la riscossa delle cabrio è stata capitanata dalla Citroën Pluriel, ancora nelle primissime posizioni delle hit parade delle vendite, e ora continua con la compagna di colori Peugeot 308 CC. Il gruppo Psa ha pensato a tutti, ai “telisti” con la Pluriel ai “metallari” con la Cc, che tra le sue raffinatezze annovera un appoggiatesta con bocchetta dell’aria all’altezza della nuca, per replicare la climatizzazione buona per tutte le stagioni peculiare dei modelli di alto lignaggio. L’excursus sul meglio di spider e cabriolet è ormai vicino al termine, ma non si possono trascurare l’estremo Nord e l’Oriente. Nel primo caso le scoperte che arrivano dai ghiacci, ovvero dalla Svezia, sono la Volvo C70 e la Saab 9-3 Cabrio. Ad accomunarle è una razionalità progettuale che non è fredda, anzi. I materiali degli interni trasmettono comfort e calore, con proporzioni calibrate al millimetro, gran cura nei dettagli e sicurezza sopraffina, dacché in Scandinavia il primo obiettivo è sempre stato quello di mettere al riparo conducente e passeggeri, anche quando si disegna una vettura scoperta che dalle sue parti è abituata perfino a correre sul ghiaccio. Sembra un paradosso, per noi mediterranei: in realtà, è un punto di forza. Resta l’Oriente, alias il Giappone. Lexus e Nissan stanno per sparare le loro cartucce, nelle sembianze, rispettivamente, della 250 Cabrio e della 370 Spider. Due modelli molto attesi dagli appassionati del genere, che però vedono nel loro futuro anche un’auto destinata al cassetto dei sogni. È italiana, arriverà in autunno, a fine stagione, ma non sarà per niente in saldo. Perché si tratta della Maserati GranTurismo Cabriolet, pronta ad arpionare con il suo tridente le strade dell’estate 2010.

Le cabrio più vendute nel 2008
3.762 Smart Fortwo
3.034 Peugeot 207 cc
2.855 Bmw serie 3
Fonte: Unrae