L'auto dei sogni, tra piccole e grandi rivoluzioni

La Chrysler Portal ha un motore elettrico con autonomia di 420 chilometri e le basta una ricarica rapida di 15 minuti per percorrerne altri 240

Al Consumer Electronics Show di Las Vegas, diventato quasi suo malgrado la più innovativa rassegna automobilistica mondiale, c’è chi ha perso clamorosamente la sua scommessa: quando Nick Sampson, nella presentazione ufficiale della Faraday Future FF91 , ha premuto il pulsante che avrebbe dovuto farla parcheggiare da sola, la vettura proposta come alternativa alle Tesla è rimasta piantata sul posto come il più testardo dei muli. Un brutto colpo per il vice presidente del settore Ricerca & sviluppo dell’azienda californiana, soprattutto se si considera che l’imbarazzante toppata si è svolta sotto gli occhi di Jia Yueting, cinese, il principale finanziatore del progetto. Così adesso per i giocatori che amano l’azzardo dell’“all in one” si apre una mano da brivido: giocandosi i 5 mila dollari richiesti come anticipo (il prezzo finale non è ancora stato stabilito) ci si potrebbe assicurare la Tucker del futuro oppure perdere tutto.

Sì, perché parcheggio flop a parte la FF91 ha un destino molto incerto a causa di una crisi finanziaria che ne dipinge il destino a tinte fosche. Meglio, quindi, puntare le proprie fiche su progetti dalle prospettive concrete, sulle auto che domani sbancheranno il mercato. Già, ma come saranno? «L’auto del futuro dovrà essere collegata in rete, autonoma a emissioni zero e permettere la mobilità condivisa», risponde lapidario OlaKallenius, membro del board di Daimler Ag e nuovo responsabile della Ricerca e dello sviluppo di Mercedes-Benz. Una formula che la casa della stella a tre punte concretizza tra l’altro nel VisionVan, un veicolo commerciale con il vano di carico completamente automatizzato, che affida le consegne a due droni posizionati sul tetto e che, dunque, in teoria può portare a termine le sue missioni senza fermare mai il suo motore elettrico a emissioni zero capace di un’autonomia di 270 chilometri.

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CHI SI OSTINA AD AMARE L’ODORE

DELLA BENZINA È AVVERTITO:

IN CALIFORNIA I MOTORI TRADIZIONALI

HANNO PERSO LA PARTITA

ALLA ROULETTE DELL’INNOVAZIONE

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Che diventano 420 nel caso della Chrysler Portal, che quando è a secco di watt con una ricarica rapida (della durata di 15 minuti) ne può percorrere altri 240. Insomma, chi si ostina ad amare l’odore della benzina e a ragionare in termini di ottani è avvertito: a Las Vegas i motori tradizionali hanno perso definitivamente la loro partita alla roulette dell’innovazione. Via libera, invece, a tutti i gadget che fanno la felicità dei nativi digitali come, per esempio, la selfie cam con riconoscimento facciale montata sul crossover targato Fca, che consente di scattarsi ritratti mentre si guida in piena sicurezza e chi viaggia dietro ascolta la musica preferita in zone audio isolate. Inutile dire che la vettura è predisposta per condividere le esperienze di chi sta a bordo su tutti i social possibili e immaginabili.

Mentre il secondo asso nella manica di Sergio Marchionne, l’auto che si guida da sola sviluppata in collaborazione con Google, continua a macinare milioni di miglia nei collaudi, la Bmw anticipa la sua mossa con l’HoloActive Touch System che, in estrema sintesi, permette di comandare la propria auto a gesti interagendo con un quadro strumenti olografico grande quanto l’intera console centrale, mentre i dati principali vengono proiettati nel campo visivo del guidatore da un dispositivo posizionato dietro al cruscotto.

Dal Giappone rilancia la Honda, che con la NeuV vuole trasformare l’acquisto di un’automobile in un’opportunità di guadagno, partendo dal presupposto che in media le vetture private restano ferme per il 96% della loro vita. Ed ecco che la biposto che si guida da sola, mentre il proprietario si fa i fatti suoi, può scarrozzare clienti in giro per la città per poi ripresentarsi alla base all’orario stabilito. Un’altra finezza è rappresentata dallo skateboard in dotazione, ovviamente elettrico, che consente di arrivare a destinazione da dove si è trovato parcheggio.

L’unico punto debole della NeuV, come hanno sottolineato molti addetti ai lavori, è l’aspetto, tanto futuribile da risultare un po’ inquietante. Ecco perché gli ingegneri di casa Ford hanno sudato le proverbiali sette camicie per nascondere nella Fusion versione guida-da-sé telecamere, sensori e diavolerie varie dandole l’aspetto di un’auto qualunque. Il tutto è perfettamente celato in due barre sul tetto che all’apparenza sono normalissime portapacchi. Resta un problemino da risolvere: per ora tutto il bagagliaio è occupato dall’hardware necessario a supportare i sistemi di bordo ma, si sa, ogni anno la miniaturizzazione fa passi da gigante…

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OGGI LE VETTURE IN GRADO

DI GUIDARSI IN AUTONOMIA

SONO “BLOCCATE” AI BOX

ANCHE DALLA MANCANZA

DI UNA REGOLAMENTAZIONE DEDICATA

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In ogni caso, la casa dell’ovale blu conta di essere pronta per la produzione di grande serie per il 2021, più o meno quando sarà disponibile la Hyundai Ioniq, anch’essa con laser e telecamere integrati nella carrozzeria. Disponibile fin da subito, invece, il sistema messo a punto da Bosch che si basa sul riconoscimento facciale di chi si mette al volante e regola specchi retrovisori, volante, sedili, temperatura e stazione radio in base ai parametri impostati. Ma la vera rivoluzione potrebbe arrivare nel 2019 quando Intel conta di lanciare un sistema di guida autonoma applicabile a tutti i modelli, che fa gola a molti costruttori che vogliono evitare i colossali investimenti necessari a svilupparne uno in proprio.

A Las Vegas è stata mostrata anche una vettura sviluppata da Delphi e l’israeliana Mobileye con la guida autonoma che si basa sul chip Intel. Funzionerà? Chi l’ha vista aggirarsi a Singapore per i primi test scommette sul sì. Il prossimo step riguarderà il burocratese, ovvero una fiera dedicata all’innovazione di codici stradali e strade per rendere concreta la possibilità di poter circolare a questi gioielli che fanno il pieno di tetrabyte, oggi in pratica bloccati dalla mancanza di regolamenti. Si farà in fretta? I bookmaker di Las Vegas non sono ottimisti: quando in gioco c’è il futuro, la burocrazia è il perdente perfetto e il piatto piange.