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Se a fine 2014 il bicchiere del settore del noleggio risultava mezzo pieno, la chiusura del 2015 ha colmato la misura e tratteggia un cambiamento epocale nel modo in cui gli italiani interpretano la mobilità. I dati Aniasa dicono che le flotte contano 570 mila veicoli, con un incremento del 4,5% rispetto all’anno precedente, a dimostrazione che gli indici di fiducia delle aziende virano verso il rosa. E poi ci sono i 10 mila privati che hanno abbandonato il concetto di proprietà dell’auto per puntare su più razionali formule che prevedono un costo predefinito e omnicomprensivo.

Sulle immatricolazioni nazionali, le vetture date in locazione pesano ormai per un eclatante 20%, ma gli operatori non devono neppure sognarsi di dormire sugli allori, perché si stanno manifestando i primi sintomi di una rivoluzione copernicana. «Nei prossimi anni si imporrà un servizio 2.0 che andrà da una durata di cinque minuti a cinque e più anni con una flessibilità mai vista prima», preconizza il più recente rapporto di Aniasa e Censis. L’interfaccia con i clienti sarà digitale e i contratti dovranno poter essere attivati, interrotti, prolungati o modificati in qualsiasi momento, senza preavviso. Dall’autonoleggio, insomma, ci si sposta inesorabilmente verso il mobi-noleggio, indispensabile per garantire la medesima libertà e indipendenza con un numero inferiore di auto disponibili mettendo fine, tra l’altro, all’ipertrofia da possesso tutta italiana che porta milioni di macchine a fare pochi chilometri l’anno, in palese contraddizione con qualsiasi base dell’economia familiare prima ancora che aziendale.

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IN FUTURO SI IMPORRÀ

U SERVIZIO NEL SEGNO DELLA TOTALE

FLESSIBILITÀ, CON CONTRATTI

GESTITI ONLINE AL 100%

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Peccato che le smart city, habitat ideale delle nuove forme di mobilità, siano ancora proclami sulla carta e che, solo per fare un esempio, per trovare la copertura wi-fi con reti 4G su cui le auto possono comunicare alla massima velocità possibile, si farebbe prima a varcare l’Atlantico. Peccato anche che il trattamento fiscale resti legato solo a un tetto, che considera esclusivamente il valore dell’auto e non ipotizza neppure un benefit riguardante molteplici servizi di mobilità che comprendano veicoli assegnati, occasionali, car sharing e altre forme di mobilità.

In attesa delle decisioni che tardano ad arrivare dall’alto, una buona notizia viene dal basso, ovvero dalla pratica quotidiana delle aziende del settore: se è vero che il diesel si conferma alimentazione regina delle flotte, con l’81,6% del totale, è altrettanto vero che le emissioni medie dei parchi auto delle aziende italiane sono ormai scese sotto la soglia dei 120 grammi a chilometro di CO2. Lo certifica la ricerca Flotte aziendali 2016 , promossa da Top Thousand, l’osservatorio sulla mobilità aziendale composto da fleet e mobility manager: merito dello sfondamento di quota 9% da parte delle motorizzazioni ibride e del più che rispettabile 4,4% raggiunto dalle elettriche dure e pure. Se poi a questi dati si aggiungono le vetture a Gpl e metano (entrambe all’1,3%), ecco che la strategia antismog prende una forma molto concreta, favorita anche dal continuo turnover dei veicoli a noleggio che, in media, vengono sostituiti ogni 48 mesi. La crescita delle auto green è musica per le orecchie di Giuseppe D’Angelo, General Manager Fleet, Lcv & Re-Marketing Toyota e Lexus, che dice: «Oggi i responsabili delle flotte sono disposti a investire qualcosa in più perché le loro company car inquinino meno, anche se non si può certo dire che le aziende italiane godano di incentivi mirati da parte del Governo. L’investimento nei motori ibridi, comunque, si ripaga da solo perché comporta minori costi di gestione e altri benefici in termini di libertà ed economia come, per esempio, il libero accesso nelle zone a traffico limitato e l’esenzione dal pagamento di molti parcheggi…».

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Ma la novità più interessante resta l’aumento del numero di privati che, conti alla mano, stanno iniziando ad assaporare i vantaggi del noleggio. Gli italiani sono quindi pronti a rinnegare il concetto di possesso di un’automobile? Nicola Marsala, direttore vendite di Kia Motors Italia, ci crede poco. «La proprietà è ancora un punto fermo», dice, «e lo dimostra il fatto che sono molto pochi gli operatori che hanno promosso a livello consumer dei piani pubblicitari che incentivano l’Nlt per i privati. Nel 2015/16 l’unico brand che lo ha fatto con investimenti apprezzabili è Leaseplan, e questo è sintomo del fatto che nessuno ci crede ancora fino in fondo, proprio perché il consumatore italiano non è pronto, anche a causa dell’età media elevata degli automobilisti». Più possibilista è Alberto Cestaro, responsabile Flotte Audi, che controbatte: «L’esperienza maturata in altri Paesi europei dimostra che il possesso non è più un dogma. È però anche vero che da noi le tradizioni sono dure a morire…». Saranno pure tradizionali molti utilizzatori di auto tricolori, ma a bordo vogliono sempre più telematica. Lo certifica lo stesso osservatorio Top Thousand, che sottolinea un duplice vantaggio per i fleet manager. Da una parte si soddisfano i dipendenti rendendo più agevole e sicura la guida e, dall’altra, aumenta la capacità di monitorare il proprio parco macchine.
Il 40% delle grandi flotte intervistate, in particolare, dispone già di sistemi di controllo per verificare online i consumi di carburante oppure per gestire i sinistri in modo rapido e semplificato. Il 15% del campione valuta positivamente questi strumenti e dichiara che entro l’anno li attiverà. Sempre a proposito di dispositivi tecnologici, la ricerca ha preso in considerazione due temi chiave: le black box e i sistemi antifurto. Per oltre metà delle aziende intervistate la scatola nera è ancora una sconosciuta, anche se molte stanno per installarla. Più complesso il tema dei furti, che da sempre colpisce in modo significativo i veicoli aziendali (il danno annuo stimato dall’Aniasa è di 57 milioni di euro). Per combattere questa battaglia il 61% delle flotte ha a bordo sistemi satellitari, mentre il 6% adotta antifurti con tecnologia in radio-frequenza. Il restante 33% si affida a più tradizionali sistemi meccanici ed elettronici.

La parola ai manager

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L'INTERVISTA

Andrea Cardinali - Alphabet

Alberto Cestaro - Audi

Nicola Marsala - Kia Motors

Marco Dainese - Maserati

Giuseppe D'Angelo - Toyota-Lexus

Ma quali sono, trappole per topi d’auto a parte, gli equipaggiamenti hi tech preferiti? Il navigatore (a bordo dell’80% dei veicoli) sembra ormai un optional irrinunciabile, seguito dal Bluetooth (65%) e dai sensori di parcheggio (55%). Nell’elenco degli strumenti che semplificano la vita non mancano il cruise control (40%), i sistemi di frenata d’emergenza in città (20%) e quelli di mantenimento corsia (10%). Ancora poco gettonato è il riconoscimento dei cartelli stradali (5%), mentre in forte crescita è la connettività.

Infine il car sharing, fenomeno dilagante al punto che di recente hanno aderito all’Aniasa società come Enjoy e Car2Go, che si sono aggiunte ad Aci Global. «Tutte le aziende attive nel noleggio a breve termine stanno attivando nuovi metodi di prenotazione dei veicoli», dice il segretario generale Giuseppe Benincasa, «e varie imprese di noleggio stanno rimodellando la loro offerta di servizi proponendo pacchetti di mobilità a 360 gradi che consentono l’utilizzo di ogni tipo di veicolo in relazione a qualsiasi esigenza, anche oraria».