Ormai ci siamo, il primo grande passo verso la quotazione in borsa è quasi stato archiviato. Lo ha reso noto il gruppo Fiat Chrysler Automobiles, la cui controllata New Business Netherlands, ha depositato presso la Sec, Autorità americana dei mercati finanziari, tutti i documenti necessari. Il numero di azioni ordinarie oggetto dell'offerta e il relativo prezzo non sono ancora state determinate: si prevede, però, che la quantità delle quote in questione “non ecceda il 10% delle azioni ordinarie”. In sostanza, la Ferrari sta ripercorrendo la strada intrapresa dalla FCA dove, l'azienda diventerà olandese e le quotazioni saranno a New York, più precisamente alla New York Stock Exchange. Alla fine del processo, nella prima parte del 2016, la FCA non avrà più titoli Ferrari. Questi, infatti, saranno girati agli azionisti della stessa FCA pro quota: la holding degli Agnelli, la Exor, si ritroverà a possedere il 24% circa della holding olandese del Cavallino Rampante, che a sua volta avrà il 100% della Ferrari S.p.A. italiana. A Piero Ferrari resterà il 10% che già detiene, agli azionisti diffusi andrà il 66%.

Una domanda comune c'è: Ma il gruppo Ferrari dove pagherà le tasse? E' presto detto. Già in un comunicato datato 9 luglio, l'azienda sottolineava che "la separazione di Ferrari da FCA non comporta e non comporterà il cambiamento della residenza fiscale di Ferrari S.p.A., che, continuerà ad avere nazionalità e residenza fiscale italiane e pagherà le tasse sui propri redditi come tutte le società fiscalmente residenti in Italia". La valutazione della casa di Maranello è stimata intorno ai 10 miliardi di euro, cifra ritenuta però da Marchionne minima. Infatti il vero valore della Ferrari, lo si vedrà anche grazie al mercato. Nel documento inviato alla Sec, la società italiana ricorda che l'anno scorso il gruppo ha consegnato 7255 auto, registrando ricavi per 2,762 miliardi di euro e utile netto di 265 milioni.