Fiat Panda Gpl

La Fiat Panda Gpl, una delle auto ecologiche che in Italia hanno riscosso maggior successo durante l’anno appena passato

Sorpresa! Nel 2009 gli italiani hanno speso meno per usare la macchina. In media hanno risparmiato circa il 9%. Hanno anche investito meno per comprarla: grazie ai bonus, agli incentivi, agli sconti, alle rottamazioni la spesa media per veicolo è stata di 16.500 euro rispetto ai 17.600 del 2007. «Un fatto storico, tanto più che il calo è decisamente consistente. Si scende, infatti, come spesa globale a 194 miliardi dai 212 del 2008», racconta Gian Primo Quagliano, responsabile del Centro Studi Promotor. «Un giro d’affari, comunque, enorme che vale 13 punti del Pil, anche se va segnalato che nel 2002 aveva superato il 14%». E, comunque, una spesa molto importante. An che la spesa per il parco circolante non è stata insignificante. Se, infatti, ai 194 miliardi si sottraggono i 53 miliardi destinati all’acquisto di veicoli nuovi e usati (6 miliardi in meno del 2009) e il risultato di 141 miliardi si divide per i 35 milioni di veicoli che viaggiano sulle nostre strade, il risultato è che ogni autovettura è costata in media nel 2009 circa 4 mila euro. Ma lamentarsi sarebbe sbagliato anche perchè bisogna considerare che i soldi destinati all’acquisto dei carburanti sono scesi, secondo le stime, da 65 a 51 miliardi (-20%). Naturalmente i cali dipendendo strettamente dalla crisi globale dei mercati e in particolare dalla crisi dell’auto. Ma le cose, purtroppo, stanno già cambiando. Per il 2010 gli aumen ti non sono dietro l’angolo e stanno già assottigliando le banconote che parcheggiano nei portafogli degli italiani. Sono aumentati i pedaggi autostradali, le contravvenzioni, le assicurazioni (anche del 15%) mentre benzina e gasolio stanno staccando quotazioni quasi record. Al punto che anche Mister prezzi, Roberto Sambuco, si è accorto che qualcosa non è a posto, che le quotazioni italiane sono di molto sopra la media europea. Così, dopo che la verde ha sfondato quota 1,35 euro al litro e il gasolio ha sfiorato 1,20 ha chiesto alle compagnie petrolifere un’inversione dei trend, per allinearsi con il resto d’Europa. Forse è per questo che agli italiani piace il gas, il Gpl e non disdegnano il metano.

Frena il diesel, accelera il Gpl
Tuttavia, se l’anno si è più o meno chiuso con le stesse immatricolazioni di quello precedente (2,15 milioni le vetture vendute contro le 2.162.134 del 2008), 12 mesi di ecoincentivi sembrano aver cambiato radicalmente le aspettative d’acquisto da parte dei consumatori. La crescita delle vendite di vetture con motori alimentati a Gpl e metano ha ulteriormente frenato l’espansione della domanda di vetture diesel, già ridotta nel 2008 a causa dell’incremento del prezzo del gasolio. La domanda dei diesel nel 2005-06, aveva sfiorato il 60% del mercato e da allora ha perso 20 punti riavvicinandosi velocemente a quella delle auto a benzina che nel 2009 hanno rappresentato circa il 40% del totale.
Insieme ai combustibili alternativi, il 2009 si è caratterizzato anche per l’effetto downsizing: le due automobili più acquistate in Italia nel 2009 sono state la Fiat Panda e la Fiat Punto. La prima è il punto di riferimento delle city car (il segmento A), l’unica tipologia di auto in costante crescita di immatricolazioni negli ultimi cinque anni (sono passate da una quota di mercato del 13,7% del 2005 al 23% nel 2009). Fiat Panda e Fiat 500, Chevrolet Matiz, Smart Fortwo, Ford Ka, Hyundai i10 e le loro concorrenti piacciono non solo perché risolvono il problema di muoversi nei centri urbani, ma soprattutto perché su di loro si concentrano bonus governativi, sconti delle case produttrici e agevolazioni regionali alle famiglie con bassi redditi per l’acquisto di vetture con più basse emissioni nocive.
È stato un successo anche per le utilitarie compatte, il cosiddetto segmento B, che in Italia è la categoria di automobili più richiesta: in pratica quattro vetture su dieci immatricolate nel 2009 sono B. La più gettonata è la Fiat Punto (183 mila) seguita dalla Ford Fiesta (106 mila) e dalla Citroën C3 (57 mila), disponibile da dicembre 2009 nella sua seconda generazione, che si caratterizza per un parabrezza megapanoramico. Ma le più esclusive rimangono la Mercedes Classe A, l’Audi A3 e la Lancia Delta, mentre consistente e sorprendente è il successo di Nissan Qashqai: piace al punto che la gente si mette ancora in fila e in attesa per riceverla con l’allestimento che predilige.

Il boom dei crossover
Se si cambia punto di osservazione e si analizzano le preferenze degli italiani non sulla base del segmento della vettura ma per tipo di carrozzeria si nota che è cresciuta la domanda per i crossover da città, grazie all’offerta che si arricchisce di nuovi modelli come l’innovativa Peugeot 3008 e le ristilizzate Suzuki Sx4 e Fiat Sedici. Continuano a essere stabili le monovolume piccole (Lancia Musa, Opel Agila e Renault Modus su tutte) mentre il settore delle multispazio cerca di aumentare la propria rappresentatività, grazie alla presenza della stravagante Fiat Qubo e della Citroën Berlingo. Non cedono terreno i Suv che adesso presentano una nuova generazione di modelli “ridimensionati” (7,5% di quota di mercato), tra cui spiccano le buone performance di Ford Kuga e Audi Q5, Volvo Xc60 e Mercedes Glk. Perdono, invece, appeal le familiari, piccole e grandi che siano (Ford Focus, Fiat Croma e Opel Astra le più vendute) che scendono da 217 mila immatricolazioni del 2008 a 176 mila e dimezzano il loro consenso le grandi monovolume: da 22 mila a 13 mila. Male anche il comparto del lusso.
Un capitolo a parte va dedicato al segmento delle flotte, le auto da noleggio e le macchine aziendali, che vale ora il 12,3%, sempre più in calo per via di una tassazione poco agevolata rispetto a quella praticata negli altri Paesi europei e sprovvisto di incentivi in fase di acquisto.

Italiani al volante
L’identikit dell’automobilista italiano del 2009 diventa a questo punto più chiaro. Ama le auto piccole, in particolare quelle a gas, spende in media 16.500 euro per l’auto nuova, sopporta un costo di esercizio medio all’anno di circa 4 mila euro, intesta per il 77% le auto a persone fisiche (oltre il 40% sono donne) e per il 23% a società, perché le company car non sono convenienti. Predilige, quando non acquista facendo i conti al centesimo, i modelli di nicchia; non sogna più le grandi Suv, le gigantesche monovolume, le voluminose familiari; non mette in cima ai desideri un bel motore a gasolio anche per le complicazioni ecologiche che ne limitano l’uso. E sa anche che, purtroppo, è sempre più tartassato dal fisco. Secondo le stime dell’Anfia, l’associazione dei costruttori di veicoli nazionali, il mondo dell’automobile (circa un milione le famiglie che vivono in Italia di automobile, un universo composto da chi progetta, fabbrica, aggiusta e da chi fornisce servizi come meccanici, benzinai, gommisti, assicuratori) versa al fisco tra Iva, accise e altri balzelli circa 80 miliardi, il 20% dell’intero gettito, somma che si può suddividere in questo modo: 32,5 miliardi dai carburanti, un miliardo dai lubrificanti, 2,5 miliardi dai ricambi, accessori e pneumatici, 2,3 miliardi dai parcheggi, 1,1 miliardi dai pedaggi autostradali, 15,5 miliardi dall’iva sull’acquisto e dalle riparazioni, 5,9 miliardi dal bollo auto, 4,6 miliardi dalle assicurazioni auto, 1,3 miliardi dall’Ipt (imposta provinciale di trascrizione), e altro ancora. Questo significa che mediamente ogni italiano che possiede un’automobile versa allo Stato 2.285 euro l’anno. Vi sembra poco?