Ora c'è l'Università della pausa pranzo

E se riportassimo baristi, ristoratori e proprietari delle tavole calde sui banchi di scuola, anzi in cucina, per trasformare la pausa pranzo da fugace momento in cui ingurgitare più o meno le stesse cose (un panino al volo, la ‘solita’ breasola con grana, tramezzini sempre uguali) in un rito da celebrare per bene? L’idea è semplice ma non banale: migliorare piatti e qualità del servizio nell’orario di punta del pranzo, senza sforare troppo col budget. Nasce così la prima Università della pausa pranzo, un progetto di Edenred pensato per il nostro Paese dove pullulano le imprese di medio-piccole dimensioni e i liberi professionisti che, privi di mensa aziendale, usano i buoni-pasto vicino all’ufficio.

Ma sono sempre gustosi questi buoni pasto?

Stefano Callegaro, di professione cuoco (ha vinto la quarta edizione di Masterchef Italia ) e con un lungo passato in azienda, conosce le criticità della situazione: “A volte subentra l’omologazione o la stanchezza: abbiamo passato anni a mangiare rucola e insalatone! Colpa della fretta, della mancanza di fantasia e anche un po’ dell’abitudinarietà. È invece il momento, da parte dei ristoratori e a beneficio di tutti i clienti, di prestare maggiore attenzione alla pausa-pranzo, un momento finora tempo bistrattato”.

Edenred ha affidato a Callegaro e a un team di esperti qualificati il compito di “ridare giusta dignità a questo momento quotidiano” con una serie di incotri, masterclass e webinar online cui possono accedere i cuochi degli esercizi convenzionati con Edenred. “Vogliamo aiutare la rete dei nostri ristoratori a evolvere rispetto ai gusti dei clienti - ha detto Luca Palermo, amministratore delegato di Edenred Italia – e l'Università della Pausa Pranzo è un modo per fornire loro gli strumenti di miglioramento continuo dell'offerta e per coinvolgerli e farli sentire parte di una rete”.

Non solo lezioni di cucina, ma percorsi per valorizzare i menù del proprio locale, sessioni di marketing della ristorazione, personal branding, comunciazione e anche conoscenza dei trend di un mercato – quello del food – in continua evoluzione e che non ammette errori perché la concorrenza è spietata.

Come ha dimostrato Stefano Callegaro nella presentazione dell’iniziativa che si è svolta  a Milano in questi giorni, coniugare qualità, gusto ed economia è possibile. E anche il “solito panino” può avere, per chi lo cucina e per chi lo mangia, un sapore molto più gustoso.