Vino: l'unione fa la forza

Nell’Italia del vino di oggi, più della metà di chi coltiva la terra conferisce le proprie uve o i propri mosti a 480 cooperative, 140 mila soci il cui lavoro ci regala ottime etichette e vale 4,5 miliardi di euro. Partendo all’Alto Adige, ne sono una prova gli exploit di aziende come St Michael Eppan, Cantina di Terlano, Cantina Tramin e Kellerei Kaltern. A Kaltern sono stati i primi a ottenere la certificazione ambientale Fair’n Green e le loro uve migliori finiscono nei vini Quintessenz, cinque monovitigno che fanno incetta di premi.
In Veneto, la Cantina di Soave non si occupa solo di Soave Docg, ma di tutti i classici della Valpolicella, tra cui il Monti Lessini, che usa l’uva Durella per grandi spumanti, come dimostra il Settecento33. Nello stesso territorio, un brindisi va dedicato a Vitevis Cantine di Montecchio Maggiore (Vi), che ha pure una linea biologica come il Lessini Durello Brut “Ascledum” Metodo Classico.
In Lombardia, invece, a Piacenza, la Cantina Valtidone gode di una storica affidabilità con il suo Gutturnio Riserva, ma ha anche saputo far nascere vini come lo Swing Rosé che gioca con il trend del momento in modo intelligente. Scendendo verso Sud, in Emilia-Romagna, troviamo il gigante Caviro, che produce l’iconico Tavernello, ma anche con un classico del territorio o come il Lambrusco di Sorbara 68 a marchio Castelli Modenesi.

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1. Primitivo di Manduria Sessantanni 2.Verdicchio Castelli di Jesi Riserva Classico di Vigna Novali 3. Diodoros della CVA Canicattì 4. Morellino di Scansano Villa Bene zio 5. Percorino Cantina Tollo 6. Settecento33 Cantina di Soave 7. Swing Rosé Cantina Valtidone

Proseguendo il viaggio nella Penisola, non si può non citare Moncaro, la maggiore realtà delle Marche nel settore vitivinicolo, ben rappresentata dal Vigna Novali Castelli di Jesi Verdicchio Docg Riserva Classico. Mentre guardando alla Toscana, una punta d’eccellenza è la Cantina cooperativa dei Vignaioli del Morellino di Scansano con il suo Morellino di Scansano Vigna Benefizio.
L’Abruzzo è un’altra terra a vocazione contadina e artigiana che ha saputo convogliare nella cooperazione le sue migliori energie come dimostra Codice Citra, che vanta vini dal palmares di tutto rispetto come il Pecorino Vino Spumante Di Qualità Brut Millesimato “Fenaroli” 2014, il Cerasuolo d’Abruzzo Dop Superiore “Ferzo” 2018 e il Montepulciano d’Abruzzo Dop Riserva “Laus Vitae” 2014. Sempre in Abruzzo operano Cantina Orsogna 1964, il cui vino più immediato e coinvolgente è LaBelle Malvasia, e Cantina Tollo, che ha appena fatto debuttare un Pecorino memorabile, grazie a un uso accorto di legno a dare complessità, struttura ed eleganza.
E se in Puglia il Primitivo ha conosciuto fama e diffusione grazie all’operato di “giganti” della cooperazione come Cantine San Marzano – il cui vino da vecchie vigne Sessantanni Primitivo di Manduria Dop è una delle etichette italiane più conosciute al mondo – all’estremo Sud d’Italia, ad Agrigento la passione di oltre 480 vignerons è confluita nella CVA Canicattì, un progetto proiettato verso le sfide dei mercati più esigenti e globali, come dimostra uno dei suoi ultimi successi, il Diodoros.