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Ciò che rende unica la Toscana è che non smette mai di rivelare antiche e recenti cantine, che spesso portano alla nascita di nuovi fenomeni e di splendide realtà produttive.
Forse è proprio la forza del brand “Toscana” a dare una chance a molte piccole aziende che decidono di coltivare le proprie vigne. Il risultato è la nascita di novità interessanti anche in aree più periferiche rispetto alle grandi denominazioni, dove i produttori si sono potuti dedicare alla valorizzazione del “genius loci”. Non ogni tentativo è destinato al successo, ma di certo non mancano idee pionieristiche e meritati riconoscimenti.

Sangiovese alla riscossa
Con il 2016 sono addirittura 300 gli anni della denominazione Valdarno, un dato che pone questa Doc tra le più antiche d’Italia, insieme a Chianti, Pomino (oggi Rùfina) e Carmignano, altri due territori poco noti che pure portano sul mercato vini intensi. Il Valdarno invece è una Doc pressoché sconosciuta, che anche molti appassionati faticano a individuare su una cartina, sebbene siano numerose le fonti che attestano come la coltivazione della vite fin dal 390/370 a.C. fossero pratica diffusa per gli etruschi.
Tra i frutti premiati si segnala Galatrona, il Merlot del Valdarno di Sopra che prende il nome dalla torre che svetta in mezzo a 300 ettari di bosco a Petrolo, sull’antica Cassia Vetus. Una terra che ha allevato menti illuminate e geniali come Masaccio, Poggio Bracciolini e Piero della Francesca, dove la vite affiancava l’ulivo e a lungo ha alimentato la produzione del Chianti “Putto” (vecchio nome che designava le zone esterne al Chianti Classico). Così era anche per il Chianti di Petrolo, nonostante il contributo del grande Giulio Gambelli. Ma oggi si assiste a una riscoperta del Sangiovese, grazie alle belle e storiche vigne anche nella stessa tenuta di Petrolo, condotta in biologico da tempo, dove il vino portabandiera è sempre stato il Torrione. Da qualche anno ha una voce più espressiva nelle uve Bòggina, che hanno dato vita all’omonima etichetta, e a Bògginanfora, la versione in anfora con una peculiare saporosità.
Non lontano dalla tenuta di Luca Sanjust, ecco Ettore Ciancico: con la sua La Salceta produce un altro splendido Valdarno di Sopra Doc a base Sangiovese, il Ruschieto, che prende il nome dalla sua vigna: un nettare dotato di una fragranza coinvolgente.

Vini toscani

Da sinistra, una selezione di vini emergenti della Toscana meno nota: il Valcolomba di Carpinet (Vermentino); il Pause de I Cavallini, rinvicinta del Merlot come l’Aurelio di Val delle Rose; il Cuna di Federico Staderini (Pinot nero) e il Purosangue di Terenzi (Morellino)

La rivincita del Pinot
La qualità del vino del Mugello, terra nota ai più per ospitare il Gran Premio di MotoGp e per i tortelli di patate, è sempre stata poco considerata, non tanto per l’oggettiva carenza di suoli fertili, ma per il clima umido incompatibile col Sangiovese. Con il cambiamento microclimatico legato alla presenza del lago artificiale di Bilancino, molti coltivatori hanno deciso di ritentare scommettendo però sul Pinot Nero. Il primo e di maggior successo, tanto da meritare i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, è Podere Fortuna, con i suoi cru Coldaia e Fortuni e il premiato 1465. L’esempio di Alessandro Brogi con il Pinot Nero ha contagiato Il Rio e ha ispirato anche produttori in altre zone della Toscana, da sempre considerate inadatte alla viticoltura come la Garfagnana (Lucca) con Macea, Podere Concori – più noto per lo splendido Syrah “Melograno” – e il Casentino (Arezzo) con Podere della Civettaja e Cuna di Federico Staderini, l’enologo dei miracoli di Poggio di Sotto a Montalcino. Vini unici, caratteriali e mutevoli secondo le annate, ma sempre dotati di uno sviluppo gustativo sapido ed elettrizzante per il palato, tutti o quasi ascrivibili alla corrente dei “naturali”.

Vini toscani 2

Sempre da sinistra, l’innovativo Nero del Gobbo di Fattoria Camiliano; il Fortuni, uno dei cru di punta di Podere Fortuna (insieme con il 1465, Tre Bicchieri del Gambero rosso); il biologico Fattoria Sardi Rosé e il Bògginanfora di Petrolo

Forze fresche a Lucca
Nel grande rinascimento che sta avvenendo in provincia di Lucca, hanno un ruolo importante le aziende con un solido passato e le nuove generazioni al timone. Nella campagna incastrata tra Alpi Apuane, Appenino e mar Tirreno, si trova la Fattoria Sardi Giustiniani, un’azienda antica di 200 anni e oggi nelle mani di Matteo Giustiniani e Mina Samouti, entrambi enologi con esperienza di studi a Bordeaux. Nel 2002 hanno dato una svolta produttiva scegliendo l’agricoltura biologica e – grazie a una buona escursione termica, la costante ventilazione e alla grande quantità di luce – hanno ottenuto vini freschi e piacevoli, tra cui spicca il Fattoria Sardi Rosé, fragrante e floreale con una bella vitalità delicata. Un’altra crescente realtà biodinamica non lontana dalle mura della città è la Fattoria Camigliano, appartenuta storicamente alla famiglia Guinigi, alla quale il logo dell’azienda rende omaggio con il volto di Paolo Guinigi, Lord di Lucca tra il 1400 e il 1430. La produzione è iniziata soltanto nel 2013, ma le vigne sono a conduzione biodinamica dal 2004 e danno vini di grande frutto e croccantezza, come il Nero del Gobbo, un blend di Sangiovese, Merlot e Syrah molto armonioso. Sempre in grande spolvero la Tenuta Buonamico, che ha da poco compiuto 50 anni di attività: ha affiancato ai grandi bianchi di casa (Montecarlo Doc, altra denominazone sconosciuta) una gamma di bollicine di grande classe ed eleganza come il Pinot Bianco di diverse annate, di cui una parte affinato in Tonneaux per circa nove mesi, che compone lo Spumante Brut Particolare Premiere Cuvée.

L’ostile Maremma
Da sempre una frontiera selvaggia e difficile da domare, la Maremma ha visto negli ultimi anni la nascita di realtà interessantissime. Basti pensare al Morellino di Scansano, tra i più venduti nella Gdo. Tra i nomi più indicati per riscoprirlo, ecco il Purosangue di Terenzi (che producono anche un sontuoso bianco da uve Viogner) e I Cavallini, autori pure di un interessante Merlot, il Pause. Merlot oggetto di tante attenzioni in zona, visto che lo troviamo alla base anche del nuovo vino di Val delle Rose di Cecchi, l’Aurelio (omaggio al mito della via Aurelia) e del Valcolomba di Carpinet: esempi di due aziende ben più note per i vini da Chianti Classico e da Montepulciano, ma che hanno deciso di investire in questa zona, ricca di promesse per il futuro eppure già viva di realtà intriganti, offerte a prezzi decisamente più incoraggianti di tanti blasonati conterranei.