Prosegue il nostro viaggio lungo la Penisola alla ricerca della new wave dei birrifici italici, e stavolta scendiamo sotto l’Appennino. (La prima parte del viaggio) Perchè se è vero che il movimento è nato in Piemonte, è altrettanto vero che la sua diffusione è stata lungo tutta la Penisola, e si sono consolidate interessanti realtà anche in zone che non hanno una tradizione brassicola di lungo corso. E ovunque, quasi come è successo per il vino, c’è stata la volontà di confrontarsi con le produzioni e le tradizioni gastronomiche locali: un modo tutto italiano di approcciare la birra che cerca – e ogni tanto ci riesce – di prendere le distanze dai modelli belgi, statunitensi, tedeschi e inglesi.

TENUTE COLLESI (APECCHIO)

Sulle coste adriatiche il turismo e la cultura della birra, sulla falsariga di quanto accaduto per il vino, hanno portato alla nascita del termine “alogastronomia”. La radice “alu” indica la birra da millenni, ed è molto più specifico del termine birra che si è affermato nel mondo latino. Alogastronomia significa comunicare un territorio parlando in maniera integrata di ricchezze storiche e naturali come quelle che si trovano attorno a questo paesino, Apecchio, incastonato tra Marche, Umbria e Toscana, e dove prima o poi sono transitati un po’ tutti, dai Celti ai Romani, passando per Etruschi, Longobardi e, ovviamente, i messi papali dello Stato Pontificio. Del resto qui c’è la combinazione straordinaria, e fondamentale per la birra, di acqua purissima del Monte Nerone (famoso anche per la carne di agnello e per i funghi che vi crescono), campi a cereali, aria pulita, allevamenti di ovini quindi formaggi, dolci locali saporiti e speziati. L’acqua locale è talmente unica che ha fatto nascere in zona addirittura due birrifici artigianali. Parliamo delle Tenute Collesi e di Amarcord. Tenute Collesi di recente ha anche re-investito nel territorio ampliando lo stabilimento per avere tecnologie all’avanguardia per produrre birra e anche grappa. L’edificio attualmente in costruzione sarà ecocompatibile con il territorio circostante dal punto di vista paesaggistico ed ecologico. E soprattutto, dalla prossima estate, sarà un buon punto di partenza per l’esplorazione del territorio. La birra di Collesi ha la particolarità di nascere da mani straniere: belga è infatti il mastro birraio. Ma l’orzo arriva dai campi di proprietà dell’azienda e rappresenta così un caso particolare di km 0 nel settore della birra. Tre le qualità prodotte. Da segnalare alcuni premi internazionali recentemente attribuiti alla Birra Ambrata Fiat Lux, alla Birra Rossa Ubi e alla Birra Nera Maior. Tutte proposte particolari che ci piace immaginare su una tavola imbandita, dove l’ambrata Fiat Lux è abbinata a dei taglierini al tartufo nero di zona (Apecchio è famosa anche per la buona qualità dei suoi tartufi!). Riserviamo la Rossa per un abbacchio arrosto con l’agnello del Monte Nerone, concludendo alla grande con la Maior abbinata al bostrengo, lo storico dolce pulisci credenza marchigiano con miele, frutta secca e farina di castagne. www.collesi.it

AMARCORD (APECCHIO)

L’altro grande prodotto che nasce ad Apecchio, sempre con l’acqua del Monte Nerone, è quello del Birrificio Amarcord, che recentemente ha fatto parlare di sé per i premi raccolti dalla loro Riserva Speciale dedicata al Maestro Tonino Guerra sia per la qualità che per il packaging. La Riserva Speciale è una birra unica al mondo in quanto aromatizzata con miele, frutti di visciola e prugnolo (raccolti nei dintorni di Apecchio), fermentata con lieviti di Champagne e soprattutto firmata dal mitico mastro birraio del birrificio newyorkese Brooklyn Brewery Garrett Oliver, autentica supestar del settore. Ma la storia di Amarcord nasce nel 1996, con un passaggio da Rimini a San Marino fino alla sede attuale. Questo girovagare ha dato interessanti frutti “alogastronomici”. Per esempio è molto interessante l’incontro della birra di Amarcord con una delle nostre eccellenze casearie assolute, ovvero il formaggio di fossa di Sogliano al Rubicone, una meraviglia dal gusto intenso che spesso crea problemi con il vino (in genere lo si abbina con la meravigliosa Albana Passita di Romagna), mentre risulta perfetto con la birra. Per restare in casa Amarcord, ci si può sbizzarrire con la Tabachèra, ambrata, ricca e corposa e che ben contrasta la grassezze la saporosità del formaggio. www.birraamarcord.it

 

BARLEY (CAGLIARI)

La realtà più famosa, importante e ormai storica della Sardegna è senza dubbio il Birrificio Barley, che nasce nell’estate del 2006 con il progetto di creare un birrificio artigianale di territorio a Maracalagonis, nella provincia del capoluogo sardo. I due soci Nicola Perra e Isidoro Mascia decidono di trasformare la loro passione in un’idea produttiva basata sull’elevatissima qualità, seguendo una filosofia che vorrebbe la birra come alternativa al vino anche nella ristorazione di livello. Oggi Barley è capace di una produzione di 600 ettolitri l’anno di birra non pastorizzata, non filtrata e rifermentata in bottiglia. Le ricette sono frutto delle intuizioni del mastro birraio Nicola, e vedono tre birre prodotte tutto l’anno – Friska, Sella del Diavolo e Toccadibò –, birre stagionali, ma soprattutto due eccellenti birre speciali che hanno raccolto premi e riconoscimenti anche negli Usa. In particolare la BB10, prodotta aggiungendo il mosto d’uva cotto (sapa) delle viti di cannonau di un piccolo vigneto loro proprietà, è una birra manifesto della loro filosofia. L’idea di portare gli elementi di quella territorialità sarda a cui gli isolani sono tanto legati all’interno di un prodotto parallelo al vino, è motivo di orgoglio per Barley, tanto che proprio per questo nel 2011 la BB Evò, gemella della BB10 ma prodotta con aggiunta in fermentazione di sapa di Nasco, altro vitigno autoctono sardo, è stata premiata con le cinque stelle 2011 di Slow Food. www.barley.com

BIRRIFICIO LARA (TERTENIA)

Altra birra molto importante in Sardegna e “titolata”, ma di difficile reperibilità fuori dall’isola è quella del Birrificio Lara di Tertenia (Og), famoso per le “quattro sorelle”, ovvero quattro birre di frumento ognuna con caratteristiche proprie: l’esotica Piculina, la cioccolatosa Moretta, la tostata Affumiada e Sennora, la più calda, speziata e “sarda” delle quattro. www.birralara.it

KARMA (ALVIGNANO)

La Campania rappresenta una zona di notevole fermento brassicolo nel nostro meridione. Oltre a Maltovivo (www.maltovivo.it) di Capriglia Irpina (Av) rileviamo anche Il Chiostro (www.ilchiostro.net) a Nocera Inferiore (Sa). Il Chiostro è famoso per la Ligneum, una Barley wine di 11° maturata per 13 mesi in botti che hanno contenuto Tauras, il grande vino rosso da uve Aglianico vanto dell’Irpinia. Originale e azzeccata è poi la proposta del Birrificio Karma, che oltre ai classici ingredienti (orzo, proveniente da coltivazioni biologiche, luppolo, lievito, acqua) ha sperimentato varianti curiose e soprattutto legate alla storia del territorio e più in generale alla cultura contadina. Qualche esempio? Lo zucchero equo e solidale e il miele bio locale. Tra le proposte più originali la Karmala Cubulteria, chiara alta fermentazione, dove spiccano ingredienti come la cannella e le bucce d’arancia. Una birra da abbinamenti importanti come formaggi stagionati e anche erborinati. Sorprendente raffinata e molto da tavola la Radica aromatizzata con genziana, liquirizia e zenzero che nel naso riporta i profumi dei suoi ingredienti amalgamandoli finemente con la componente dolce del malto. In bocca nonostante la ricchezza mantiene una bevibilità rara per birre di questo tipo e la fa immaginare su una tavola con salsicce, mozzarelle e altre prelibatezze. Non può mancare la birra con agrumi di Sorrento (la LemonAle) e un esperimento ardito con mela annurca e mosto di pallagrello (una famosa uva locale, tanto amata dai Borboni, recentemente riscoperta dal mondo del vino). Si chiama CentesimAle perchè nasce per festeggiare la centesima “cotta” del birrificio ed è una rossa non proprio leggerissima, ma con una spuma sottile, e una beva importante però ricchissima di sensazioni tra spezie e frutti rossi. Curiosa e originale, non poteva mancare, la Na’ Tazzulella ‘e Café , scura e prodotta con malti molto tostati che fanno affiorare un gusto, appunto, di caffè. www.birrakarma.com

 

BIRRANOVA (TRIGGIANELLO DI CONVERSANO)

In Puglia olio e vino si “mangiano” tutta l’attenzione del pubblico e degli appassionati, ma credeteci, c’è spazio nei nostri bicchieri anche per la produzione del B94 (www.birrificiob94.it), azienda brassicola salentina con la “blanche” DellaCava (stile rinfrescante belga per eccellenza) da aperitivo e la MalaGrika con originale aggiunta di confettura di mela cotogna, ovviamente più polposa adatta a dolci e serate speciali, in spiaggia o meno. Altro birrificio pugliese interessante è il Birranova a Triggianello di Conversano (Ba) che omaggia la celeberrima uva pugliese Negramaro nel nome della sua Negramara, chiamata così per l’uso di malti scuri e tostati ben bilanciati dalla generosa luppolatura. Birra da arrosti e preparazioni importanti, pensate che bella figura farebbe su un brasato, appunto, al Negramaro. Invece per la nuova “chiara” chiamata Linfa stavamo giusto pensando, sempre per rimanere in cucina in Puglia, a un primo sfizioso come le orecchiette e minchiareddhi con cacio e pepe profumati al timo selvatico, perfetti per usare la sua freschezza e la sua delicata aromaticità. www.birranova.it

YBLON (CHIAROMONTE GULFI)

Arriviamo in Sicilia, infine. Qui i birrifici artigianali sono piuttosto rari, ma almeno una segnalazione la possiamo fare: si sta costruendo una buona reputazione il bifficio Yblon a Chiaramonte Gulfi (Rg), che ha lanciato per prima una birra adattissima al clima siciliano come la TreZero, creata per festeggiare il trentesimo compleanno del birraio e fatta in stile American Amber Ale: perfetta per due chiacchere rinfrescanti, perché non provarla su fette di pesce spada dorate accompagnate da due veri pomodorini di Pachino Dop. www.yblon.it