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Il suo nome significa letteralmente acquetta – il termine vodka è, infatti, formato dalla parola slava voda, acqua, con l’aggiunta del suffisso -ka, che le regala un significato vezzeggiativo – ma non inganna certo nessuno. Anzi, nonostante l’aspetto limpido e trasparente che ha ispirato questa definizione, si tratta di uno dei liquori a più alta gradazione alcolica. Non sorprende allora che nelle terre in cui è nata, originariamente ci si riferisse a essa con parole la cui radice significa “bruciare”, per esempio gorzalka in polacco.
E se è probabilmente uno dei superalcolici più antichi ancora esistenti, nel mondo occidentale ha finito per affermarsi piuttosto tardi, conquistando però un ruolo di tutto rispetto nel mercato del beverage, divenendo l’ingrediente principe di numerosi cocktail intramontabili e, soprattutto, conquistando tantissimi appassionati (e intenditori).

Cocktail time 

I drink più famosi a base di vodka

Black Russian
5 cl di vodka / 2 cl di liquore al caffè

Bloody Mary
4,5 cl di vodka / 9,0 cl di succo di pomodoro / 1,5 cl di succo di limone / 2 o 3 gocce di salsa Worcestershire / Tabasco / Sale al sedano / Pepe

Cosmopolitan
4.0 cl di vodka / 1.5 cl di Cointreau / 1.5 cl di succo di lime / 3.0 cl di succo di mirtillo rosso (cranberry)

Kamikaze
3,0 cl di vodka / 3,0 cl di triple sec / 3,0 cl di succo di lime fresco

Moscow Mule
4,5 cl di vodka / 12 cl di ginger beer / 0,5 cl di succo di lime fresco / 1 Fetta di lime

Screwdriver
5 cl di vodka / 10 cl di succo d’arancia

Vodka Martini
5.5 cl di vodka / 1.5 cl di vermouth dry

Pensare che in origine veniva prodotta principalmente come medicinale e persino come ingrediente della polvere da sparo. Benché, infatti, la sua nascita sia ancora un argomento controverso, questo superalcolico ha certamente visto la luce in Europa Orientale. A contendersi il ruolo di patria natale ci sono, in particolare, la Russia e la Polonia. Secondo la Gin and Vodka Association (Gva), la prima produzione documentata di vodka in Russia risale alla fine del IX secolo, benché la prima distilleria nota, sorta nella città di Khylnovsk, risalga a circa 200 anni dopo, come riportato dal Vyatka Chronicle nel 1174. E se i polacchi rivendicano il primato di aver iniziato a distillarla già nell’VIII secolo, si trattava però di una distillazione a partire dal vino, sarebbe quindi più appropriato considerarlo una sorta di brandy grezzo. La prima vera e propria vodka polacca apparve quindi solo nell’11esimo secolo, come medicinale. Un utilizzo che conservò a lungo, così come quello legato alla produzione della polvere da sparo. Basti pensare che in Svezia il brannvin, antenato della vodka, era così importante come propellente per la polvere nera con cui caricare i moschetti, che quando le distillerie ricevettero l’autorizzazione a produrre alcolici su larga scala, si rese necessaria la contestuale stipula di un’intesa secondo la quale i fabbricanti di polvere da sparo avrebbero avuto diritto alla precedenza rispetto agli altri consumatori.
Ai tempi la vodka veniva prodotta solo con fermentazione naturale, perciò conteneva un volume alcolico ridotto (non oltre il 14%), niente a che vedere con quello attuale, legato a metodiche di distillazione e purificazione introdotte solo nel 1700. Eppure conquistò presto un grande successo, tanto che già nel XIV secolo un emissario inglese a Mosca la definì bevanda nazionale russa e a metà del 1500 lo divenne anche di Polonia e Finlandia.

VERSO UNA PRODUZIONE MODERNA
Poiché i metodi di produzione erano piuttosto grezzi, all’inizio la vodka conteneva spesso impurità, per mascherare le quali i distillatori sfruttavano aromi di frutta, erbe o spezie. Più tardi, nel 1716, possedere distillerie divenne un privilegio esclusivo della nobiltà, cui vennero garantiti ulteriori speciali diritti nel 1751. I cinquant’anni che seguirono si distinsero per una sempre maggiore proliferazione di gusti differenti di vodka, ma non venne fatto alcun tentativo per standardizzarne la produzione di base. Un processo tipico prevedeva la distillazione in alcool per due volte, seguita dalla diluizione con latte e da una nuova distillazione. A quel punto si procedeva con un’aggiunta di acqua per regolarne la gradazione alcolica e, infine, a un’ulteriore distillazione. Non si trattava certo di un prodotto economico e, forse anche per questo, non aveva ancora raggiunto una produzione su larga scala. Fu comunque nel XVIII secolo che un professore di San Pietroburgo scoprì un metodo per purificare l’alcol filtrandolo attraverso il carbone (in Russia erano già stati tentati filtraggi tramite sabbia e feltro).

Oggi per vodka s’intende un distillato di cereali (segale e frumento sono considerati i migliori, ma se ne utilizzano anche altri come sorgo e mais), fecola e polpa di patata o anche melassa, ottenuto da almeno tre distillazioni e filtrato su diversi materiali (dal carbone alle polveri di diamante). Dalla prima distillazione si ottiene la cosiddetta “vodka bruciata”, con una gradazione alcolica di circa 15°, dalla seconda la “vodka rustica”, sui 30° e dalla terza l’“acquavite” vera e propria, che può raggiungere i 70°. Quest’ultima viene poi regolata in modo da rimanere tra i 37,5° e i 60°. Nella tipica vodka russa, secondo quando “prescritto” dal celebre fisico Dimitri Mendeleev, il tasso di alcol presente dovrebbe aggirarsi intorno al 40%.

ALLA CONQUISTA DELL’OVEST
A portare la vodka nel resto d’Europa fu inizialmente Napoleone, che ebbe modo di conoscerla durante la disastrosa campagna di Russia nel 1812. Nel corso della ritirata, rimasto senza alcolici e senza cibo, ne razziò ingenti quantità per scaldare le sue truppe, che impararono ad apprezzarla. Ma la vera diffusione in Occidente si ebbe solo dopo la Rivoluzione Russa del 1917, quando parecchi esuli appartenenti alla nobiltà “proprietaria” dei segreti della distillazione, emigrarono in Francia per salvarsi dalle epurazioni comuniste. E infatti, molti marchi noti dei giorni nostri, ne portano ancora il nome. Tra i più celebri Piotr Smirnoff, che fuggì in Turchia dopo che gli venne confiscato lo stabilimento fondato nel 1860, per poi stabilirsi definitivamente nella Ville Lumière. Simili esperienze lo accomunano con il conte Keglevich, che trovò rifugio a Trieste e il principe Nicolai Alexandrovich, titolare della distilleria Eristoff, aperta nel 1806.

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«Per avere più soldati abbiamo bisogno di più soldi.

Dove possiamo prendere questi soldi?

Ritengo necessario aumentare la produzione di vodka».

Lettera di Stalin a Molotov, 1 settembre 1930

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Fu poi dopo la II Guerra Mondiale che divenne veramente popolare anche in Europa occidentale e Stati Uniti, finché nel 1975, negli Usa, non arrivò a superare le vendite di Bourbon, fino ad allora liquore più bevuto dagli americani. A oggi resta uno degli alcolici più ampiamente commercializzati e la Russia il suo più grande mercato, nonostante il declino registrato proprio nel suo Paese d’origine. Nella prima decade degli anni 2000, le vendite di vodka sono, infatti, calate di quasi il 30%, per poi scendere ancora del 25% nel 2013. Colpa, probabilmente, dell’aumento dei prezzi e della crescita dei segmenti di alto livello, che ne avrebbero fatto salire il consumo illegale. A livello globale, intanto, il mercato è comunque in crescita, soprattutto in termini di valore, proprio per la generalizzata concentrazione sul segmento premium, in grado di offrire prodotti di qualità a prezzi, e quindi guadagni, decisamente più alti. Raggiungendo, in alcuni casi estremi, record assoluti.

UN TUFFO NELLA LEGGENDA
In terra russa, la vodka è protagonista di molte leggende. Tra queste, la più nota narra che un reggimento cosacco un giorno, durante un attacco, si trovò di fronte a un grande lago, che gli impediva di raggiungere il nemico. Poiché l’urgenza dell’inseguimento non lasciava il tempo necessario alla costruzione di un ponte, il pope che accompagnava questi cavalieri intervenne: benedisse l’acqua del lago trasformandola in… vodka! Così cavalli e cavalieri poterono berla e passare poi velocemente sull’altra sponda all’asciutto.

SOLO PER MULTI-MILIONARI
Se siete tra i milioni di fan della serie House of Cards , la vostra mente sarà subito corsa alla Obosaya Sayanska da 750 mila dollari a bottiglia (tutta in oro) che il fantomatico presidente russo Petrov offre agli ospiti della Casa Bianca in occasione del suo viaggio negli Usa, definendola «la migliore vodka al mondo». Ci spiace dovervi deludere, ma quella marca non esiste. Non solo. Anche se fosse in commercio non sarebbe la più costosa al mondo. Il non plus ultra in questo campo è, infatti, la Billionaire Vodka, filtrata niente meno che nei diamanti e venduta in una bottiglia da cinque litri disegnata da Leon Verres e decorata anch’essa con diamanti. Il prezzo? Tre milioni e 700 mila dollari. Troppo? Per 1,3 milioni potete portarvi a casa una bottiglia (in oro) di RussoBaltique con tre bicchieri abbinati. A produrla è la casa automobilistica Dartz (nata per la produzione di carrozze di lusso per gli zar) che, se acquistate una Dartz Prombron Monaco Red Diamond Edition, Suv da 1,6 milioni di dollari, vi ringrazierà con tre bottiglie in omaggio. Un vero affare, si direbbe, se non fosse che la casa non specifica di quali versioni si tratta. In catalogo ha, infatti, anche la Family relique da 699 mila dollari (molto simile a quella di House of Cards per l’aspetto della confezione e per il prezzo) e la più economica – si fa per dire – versione da 4.900 dollari al litro, in semplici bottiglie di vetro. Se poi volete proprio risparmiare c’è la Vodka Vallure, prodotta (sorpresa!) non in Russia ma in Germania, filtrata con l’oro, che costa tra i 250 e i 1.500 dollari.