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A mangiare siamo tutti bravi, ma chi può essere davvero considerato un Dottore in Enogastronomia? Chi ha una laurea, ovviamente. Perché sono ormai 34 i corsi accademici su cibo e vino organizzati dalle facoltà di Agraria, Scienze o Medicina di 25 atenei italiani (sparsi in 17 regioni). L’ultima è stata l’Università Roma Tre che ha avviato il percorso in Scienze e culture gastronomiche: il curriculum è a tutto tondo, si spazia dalla chimica alla storia e alla microbiologia, dalla cultura alla cucina per permettere la comprensione completa di materie prime e prodotti dop.

Non è solo questione di moda, mentre gli italiani si scoprono ogni giorno più cuochi tra una puntata di Masterchef e un’avventura di Chef Rubio in Unti e bisunti . Bensì è un modo per conservare a tramandare le nostre tradizioni, offrendo ai giovani opportunità lavorative in grado di farli restare nei loro territori d’origine: enti turistici, aziende agroalimentari, consorzi di tutela, aziende ed enti pubblici dovrebbero fare a gara per aggiudicarsi questi professionisti in grado di gestire ogni aspetto del cibo, dalla gestione anche innovativa (Scienze gastronomiche) alla commercializzazione (Economia agroalimentare o Marketing ristorativo), dalla preparazione (Laboratorio di enogastronomia) alla difesa dei prodotti tricolori (Diritto alimentare europeo).