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I produttori di vino hanno una spiccata tendenza a lavorare di fantasia quindi la parola “montagna” viene spesso usata in senso molto lato basti pensare alla famosa Montagna di Reims dove vengono prodotti tra i migliori Champagne a base Pinot Nero, in realtà è poco più di una collinetta. La dizione fa gola perché in effetti condizioni climatiche e geologiche estreme riescono a dare vita a vini molto freschi, semplici da bere e versatili negli abbinamenti con i cibi, capaci di grande longevità e portatori delle suggestioni più potenti grazie al fatto che mai come in questi casi il lavoro dell’uomo si avvicina all’eroismo. Eroismo per la lavorazione obbligatoriamente manuale delle uve e eroismo nello strappare alla montagna il maggior spazio possibile ricorrendo a terrazzamenti bellissimi da vedere, uno dei rari casi in cui l’azione umana sulla natura crea qualcosa di affascinante.

Svizzera
Dici montagna e la prima nazione che balza in testa è la Svizzera che sembrerebbe un habitat inospitale per la vite. Invece, grazie ai numerosi laghi, al vento caldo föhn, e alla naturale protezione data dalle montagne dello Jura il miracolo è possibile. I vigneti posti a quota più elevata in Svizzera si trovano nel Vallese ai piedi del Monte Cervino dove la forte escursione termica tra il giorno e la notte garantisce freschezza e fragranza nei profumi. Qui si producono rossi, dal vitigno Cornalin, concentrati, ricchi di colore e di tannino, di grande impatto olfattivo con ricordi di frutti a bacca rossa e spezie, cuoio e fiori appassiti, da provare con il geschnetzeltes zurighese a base di carne. Ma ci sono anche bianchi notevoli come i vini dal vitigno Chasselas doré intensi e ricchi, come i Fendant di Rouvinez Vins e Robert Gilliard e il chiaretto “Dole”, assemblaggio di pinot nero e gamay e altri vitigni. In vacanza Oltralpe potete divertirvi a cercarli anche se non sono proprio economici.

Val d’Aosta e i vini dei ghiacci perenni
L’idea della montagna in Italia si collega quasi sempre alla Val d’Aosta e in effetti è qui che si trovano i vigneti più alti d’Europa e uno dei vitigni più “commoventi” in assoluto, il priè blanc. Siamo quasi a quota 1.200 metri e solo quest’uva, unita alla pazienza di chi la coltiva, riesce a trasportare a valle l’energia della montagna, il candore e la dolcezza dei paesaggi innnevati e gli intatti profumi dello scenario alpino. Il priè blanc riesce a maturare qui perché ha un germogliamento tardivo (ad aprile, evitando le gelate primaverili) e una maturazione velocissima entro settembre. Tra le cantine più famose troviamo la Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle che, oltre a produrre molti vini secchi da priè blanc e spumanti metodo classico, dà vita anche a un particolare vino da uve ghiacciate chiamato Chaudelune, prodotto dal 1816. Si ottiene raccogliendo i grappoli ghiacciati direttamente dalle vigne, di notte, quando la temperatura scende intorno a -7 gradi o anche meno. Le uve congelate e delicate conservano al loro interno una piccola zona liquida dove si sono concentrate tutte le sostanze aromatiche e zuccherine ed è questo “cuore” che viene raccolto pressando. Si ottengono vini dolci ma soprattutto ricchi di note speziate di origano, timo, mentuccia, agrumati in bocca e finale sapido e lunghissimo. Ma i vini di ghiaccio non sono comunque una invenzione valdostana piuttosto provengono dall’Austria e dalla Germania (dove si chiamano EisWein), mentre quelli più famosi a livello mondiale provengono da un’altra nazione “estrema” per la viticoltua ovvero il Canada grazie all’opera dell’azienda Inniskillin. Nome irlandese per una fattoria acquistata da un friulano (Ziraldo) emigrato negli anni ‘20. Oggi vini come il Inniskillin Riesling Vqa (che sta per “Doc”) Niagara 2008 sono classici internazionali per gusto e aromi incredibili (papaya, mango maracuja) per fortuna facilmente reperibili anche da noi grazie a Banfi Distribuzione. La stessa tipologia IceWine pare aver affascinato anche i cinesi che hanno lanciato un progetto di viticoltura nel Liaoning che vedrà a regime la produzione di oltre 400 ettolitri/annui.

Etna Carricante
Facile pensare a vigneti in quota nel Nord italiano, meno facile pensare che vigneti vicini ai 1000 metri si possano trovare in Sicilia. Qui il vulcano Etna produce vini famosi e ricercati come i rossi da nerello mascalese e i “nuovi” bianchi da uve Carricante, il cui nome deriva dalla capacità di “carricare” in maniera veloce i cesti di raccolta delle uve, garanzia di reddito e produttività per i coltivatori della zona. Quasi sempre usato in uvaggio per aiutare i rossi locali, solo negli ultimi 20 anni si è scoperto come grande vino bianco dalle inaspettate doti di sapidità, longevità e profumi molto particolari di frutta bianca, fiori d’arancio, anice, il tutto arricchito dalla classica nota di zolfanello dei terreni vulcanici e un’alta acidità. Vino che fa di tutto per non apparire siciliano e mediterraneo e si avvicina quasi a una espressione alto atesina. Sul mercato si trovano carricante 100% di Planeta e di Gulfi, oltre all’ormai classico Tenuta delle terre Nere ma con un po’ di sforzo anche altri “piccoli” che vale la pena provare come A Puddara della Tenuta di Fessina o Calabretta. Vini che non solo raccontano l’energia e il calore di una montagna sui generis come l’Etna, ma che lo fanno in maniera naturale evitando trattamenti fitosanitari eccessivi e lavorando in cantina per mediare il meno possibile tra la montagna e il bicchiere: emozioni assicurate!

Grecia
La Sicilia non è certo l’unica isola mediterranea a poter vantare grandi montagne... per esempio Rodi ha vigneti in alta quota (oltre i 1.200 metri) Lsul monte Attaviros. Elisabetta Tosi, giornalista di vino e curatrice del blog VinoPigro, ci racconta che «Rodi è stata una delle prime isole dell’Egeo a praticarla e a produrre vino, diventando il più importante mercato di vini e prodotti agricoli a partire dal VII secolo con tanto di marchio a tutelarne una Doc ante litteram». La cantina più importante e famosa è Cair: Compagnia Agricola Italiana Rodi, fondata nel 1928. Produce vino rosso da uve mandelari, rosati e vini dolci tradizionali ma soprattutto spumanti metodo Classico, da uve “athiri” con un 30% di chardonnay. Sono vini che conservano la freschezza e la sapidità dei terreni di montagna con note di ananas e pompelmo, nocciola, pane tostato e sapidità nel finale dove si congiungono le influenze del mare e dei monti.

Valtellina Superiore e Sfursat
Torniamo in Italia e al Nord, in Lombardia, ed ecco una delle zone più note dal punto di vista paesaggistico e gastronomico che riesce sempre a stregare, grazie all’area di terrazzamenti più grande d’Europa. Stiamo parlando della Valtellina, dove la produzione di vino pregiato è antichissima e dove insistono addirittura due Docg, lo Sforzato di Valtellina e il Valtellina Superiore. Il Valtellina è un vino rosso importante ottenuto da nebbiolo e affinato in legno mentre lo Sfursat è nasce dalle medesime uve ma sottoposte ad appassimento per almeno 100 giorni negli storici “fruttai”, in maniera simile a quanto accade per l’Amarone della Valpolicella ma con esiti meno imponenti e spesso maggior finezza nonostante le gradazioni alcoliche spesso elevate. Ma che cosa dobbiamo aspettarci da uno sfursat della Valtellina? Denso e compatto in bocca e però così diafano alla vista, il classico inganno del Nebbiolo (famoso per il poco colore) qui si traduce in un vino ricchissimo in tannini e acidità con un finale amarognolo che lo rendono eccellente in abbinamento per esempio a fegatelli cotti nella rete. Al naso, cascata di sensazioni fruttate e floreali con una ventaglio di spezie molto interessante. Tra le aziende maggiormente rappresentative, non mancate i vini di Triacca, Nino Negri ma soprattutto di Ar.Pe.Pe. Struggente per purezza, ricchezza e semplicità degustativa il Vigna Regina 1999 che ha longevità e classe paragonabili agli altri grandi vini da nebbiolo piemontesi. Un vino di pietra, che sa di roccia e di rosa, di viola, di cuoio, di tabacco e di ruggine senza perdere in fruttuosità matura. Un vino che esce dopo quasi 10 anni di affinamento, che non tradisce la propria origine “elevata” ma si mantiene diretto, schietto, suadente e coinvolgente come pochissimi altri, in questo assomigliando molto alle montagne di cui si fa portavoce e testimone nel mondo.

Trentino e Dolomiti
Le montagne più belle del mondo (parola di Messner) si scorgono di lontano e proiettano la loro rudezza e i loro azzardi nella figura e nei vigneti di Mario Pojer, produttore ma anche enologo-innovatore che ricerca incessantemente nuove possibilità tecniche per esprimere un vino e il suo territorio. Una delle sue ultime creazioni è emblematica, ovvero Filii, un Bianco Dolomiti Igt da Riesling, e i suoi “eredi”: Muller thurgau – Kerner – Incrocio manzoni. I vigneti sono a Faedo a 550–750 metri di altitudine. Ispirato ai vini tedeschi della Mosella, è un vino poco alcolico (9%), puro, nitido e freschissimo come l’aria di montagna con le sue note di cedro, mentuccia e fiori bianchi ma capace anche di farci viver la magia del sole di alta quota che riscalda con note tropicali e fruttate. Infine il residuo zuccherino in bocca che pare la zolletta da succhiare prima di una salita per ritrovare energia.