Quando gli si ricorda che qualcuno l’ha definito il più bravo e innovativo distillatore al mondo, il “Capo” si schermisce. È una persona mite, fa dell’umiltà un tratto distintivo del suo carattere, non ama stare sotto i riflettori. A volte quasi nasconde lo sguardo tra le folte sopracciglia. Ma Vittorio “Gianni” Capovilla sa di essere un alchimista atipico, un numero uno del settore. È consapevole di avere tra le mani un’attività unica nel suo genere, un piccolo gioiello tutto italiano da conservare come se fosse una reliquia, un’eccellenza di straordinaria qualità che altrove (soprattutto nei Paesi mitteleuropei) ci invidiano, senza che ce ne rendiamo del tutto conto. Capovilla Distillati non è solo il nome della sua azienda con sede a Rosà in provincia di Vicenza, è innanzitutto una scelta di vita, un’innovativa modalità di fare impresa che da trent’anni sfida le leggi del mercato (e pure quelle astruse della burocrazia italiana), una sorgente di ispirazione dalla quale sgorgano distillati puri creati senza correttivi di sorta (nonostante le norme lo consentano), forte soltanto dell’elevata qualità del lavoro manuale e della materia prima. Non a caso, una delle frasi più frequenti che si sentono ripetere da Capovilla è proprio questa: «Madre Natura ha già fatto tutto, ha già realizzato prodotti squisiti, noi dobbiamo soltanto trasformarli in distillati».

L'intervista 


SOLO IL GUSTO DELLA NATURA
Intervista al fondatore Vittorio "Gianni" Capovilla

PASSIONE ROMBANTE
«È stato tutto casuale». Se si chiede a Capovilla come ha avuto inizio questa avventura che l’ha portato ai vertici della distillazione mondiale, lui risponde così. Caso o destino che dir si voglia, in fin dei conti gli è toccato assecondare una concatenazione di eventi susseguitisi nel tempo e favoriti da certe condizioni. «A portarmi sulla strada degli alcolici è stato un fatto molto semplice: parlavo tedesco». Una conoscenza che Vittorio deve alla sua infanzia, vissuta in parte a Solothurn (Soletta), cittadina del cantone tedesco in Svizzera. Là era emigrata la sua famiglia, originaria di Crespano sul Grappa nella Marca trevigiana, dove “Gianni” (così tutti l’hanno sempre chiamato) è nato nel 1946 e dove ha fatto ritorno dopo il periodo svizzero. Ai piedi del monte Grappa, il “Capo” è cresciuto in mezzo a frutti spontanei come prugne selvatiche, ciliegie e corniole. «Avevo una grande passione per la meccanica», ricorda, «per questo a 15 anni iniziai a lavorare in un’officina a Crespano, ma una volta divenuto maggiorenne volevo fare qualcosa di diverso, così mi rivolsi a mio fratello Carlo che era rimasto in Svizzera, chiedendogli se mi aiutava a trovare un posto da meccanico». Detto e fatto, nel 1964 Gianni torna tra le Alpi.
Ben presto per il giovane Capovilla si apre una carriera all’interno del mondo delle auto da corsa. Inizia a lavorare per un cliente appassionato del settore, che lo porta a frequentare gare di piloti del calibro di Mauro Nesti e Clay Regazzoni. Fino a quando non si imbatte in Jürg Dubler, campione svizzero di Formula tre, che non si fa scappare quel ventenne promettente e lo prende come suo meccanico per tre stagioni. Il mondo delle corse lo appassiona, ma una volta chiusa l’esperienza con Dubler, Capovilla decide di cambiare ancora. In fondo, la sua vita è costellata da questi cambiamenti. Decide di tornare all’ovile, prima a Crespano poi a Bassano del Grappa, dove nel 1971 apre l’Officina Meccanica Capovilla Vittorio.

 

SEGNO DEL DESTINO
È a questo punto che entra in gioco la conoscenza della lingua tedesca. «Nella mia officina avevo un cliente in provincia di Treviso, si chiamava Antonio Velo, specializzato nella realizzazione di macchinari per la produzione enologica, come i filtri a farina fossile che stavano rivoluzionando l’intera procedura. Ogni volta che riceveva clienti tedeschi o austriaci, mi chiamava per fargli da traduttore, perché si fidava soltanto di me. Fino a quando non mi ha chiesto di andare a lavorare per lui». Siamo nel 1974, e Gianni decide che è arrivato il momento di cambiare – ancora una volta – la sua incredibile vita. Ma ancora non sa che la decisione di andare a vendere in giro per l’Europa macchine per la produzione del vino lo porterà nel mondo della distillazione, che poi non lascerà più. «Consideravo ormai concluso il mio percorso nelle corse, d’altronde le gare in salita erano anche state abolite per ragioni di sicurezza, mentre il settore delle macchine per produrre vino, per me completamente nuovo, mi affascinava molto».
Per oltre 10 anni Capovilla segue lo sviluppo dei mercati esteri per l’azienda di Velo. In particolare, frequenta Paesi come Austria, Svizzera e Germania per vendere i filtri a farina fossile. Il momento del primo alambicco arriva anche per Gianni: «Nel 1976, quasi per scommessa, trafugai dall’Austria pezzo per pezzo un alambicco a bagnomaria da 80 litri. Così iniziai a distillare, ho preso quella febbre e non mi è mai più passata». Si accorge della possibilità di dare vita anche in Italia a una distillazione diversa, fatta di alambicchi che lui stesso progetta, studiati nelle loro proporzioni e con metalli adatti come il rame in corrispondenza del bollitore. Quel primo alambicco sarà l’inizio di una sperimentazione sulla distillazione dei frutti.

LA STORIA, I VOLTI E LE IDEE CHE HANNO RESO ECCELLENTE IL BRAND 

 

1971
Vittorio “Gianni” Capovilla, nato a Crespano sul Grappa nel 1946, apre un’officina a Crespano (Tv), poi trasferita a Bassano sul Grappa. Qui conoscerà Antonio Velo, cui fa da traduttore nei rapporti con i clienti esteri.

1974
Capovilla lascia l’officina e inizia a lavorare per l’azienda di Antonio Velo, curando il mercato estero per la vendita di macchine per la produzione enologica.

1986
Nasce l’azienda Capovilla Distillati con sede a Rosà, in provincia di Vicenza.

1988
Viene interrotta la produzione di vino per dedicarsi esclusivamente ai distillati puri di frutta, coltivata nei quattro ettari di terreno accanto all’officina.

2006
Avvia la produzione di Rhum Agricole nelle Distillerie Bielle a Marie- Galante, isola dell’Arcipelago della Guadalupa, nelle Antille francesi.

Dall’acquisto del primo alambicco alla nascita dell’azienda di distillati passano altri nove anni. Il tempo per Gianni di farsi la dovuta esperienza in giro per l’Europa, conoscere i maggiori produttori, i fornitori, i potenziali clienti, perfezionare la produzione. «Ho sempre avuto in testa di fare qualcosa di mio, una mia impresa, nella meccanica come nella distillazione», spiega. «In questo caso, sono partito da una constatazione: in Italia le distillerie non arrivano a 120, in Germania sono 33 mila, in Austria sono 90 mila. E questo perché da noi lo Stato non ha mai avuto interesse a una produzione di qualità, tanto che ancora oggi per ogni litro di prodotto imbottigliato di grappa, si possono aggiungere fino a 50 grammi tra zuccheri, aromi, coloranti, senza dichiarare nulla. Cosa ovviamente che nella mia azienda non facciamo, producendo solo distillati puri». Alla Velo, Capovilla guadagnava bene, aveva la possibilità di viaggiare e crescere molto dal punto di vista professionale, «ma mi mancava il lavoro manuale e la distillazione iniziava davvero ad appassionarmi». Così, nel 1985 decide di lasciare l’azienda e l’anno successivo fonda la Capovilla Distillati con un preciso obiettivo: distillare solo materie prime nobili, e non sottoprodotti o vinaccia di chissà quale tipo. «Sono nato ai piedi del Grappa, in mezzo ai frutti spontanei, ma non ho mai avuto questa passione. Mi ci sono imbattuto nei miei viaggi all’estero», racconta adesso, «è lì che è nato tutto. Se avessi ereditato una piccola distilleria e due caldaiette da grappa, farei esattamente lo stesso lavoro degli altri. Ma a me, dopo tutto quello che avevo visto in Austria, Germania e Svizzera, interessava soltanto fare distillati puri».

PIACERE DA INTENDITORI
È a Rosà, nel cuore della pianura veneta in provincia di Vicenza, che la sua idea imprenditoriale prende forma. In uno dei più bei complessi barocchi dell’Alto Brenta, la Villa Dolfin Boldù, attorno alla quale Gianni avvia la produzione della sua materia prima in quattro ettari di terreno coltivato a regime biologico. «Mi concedo il lusso di fare questo lavoro. Non sono i soldi la mia soddisfazione, perché non ci sono i presupposti per guadagnare, considerando che servono dai 30 ai 60 chilogrammi di frutta per un litro di distillato puro. La mia soddisfazione è realizzare pochi prodotti, ma di altissima qualità, cose che gli altri non fanno». È questa la filosofia all’origine della Capovilla Distillati: meno di 50 mila bottiglie da mezzo litro prodotte all’anno, una piccola impresa familiare di dieci persone nella quale lavorano anche le sue due figlie, una dozzina di consolidati clienti e una miriade di richieste inevase perché «altrimenti non riusciremo a mantenere questo livello di qualità e il nostro modus operandi». Ecco perché l’azienda è innanzitutto una scelta di vita, una scelta di artigianalità e non di industria. Tra distillati di frutta (soprattutto di pere), grappe monovarietali, distillati di birra e di vino, il “Capo” produce una sessantina di varietà differenti, alle quali negli ultimi dieci anni si è aggiunta anche la novità del Rhum Agricole (vedi box a fine articolo ).
Tutti prodotti con gradazioni che oscillano dai 41 ai 56 gradi, «ma in quantitativi sempre molto modesti perché ci vuole moltissima frutta per farli. Distilliamo anche vinacce e facciamo grappa, ma con il sistema a bagnomaria e non con le caldaie a vapore, impiegando dalle otto alle dieci volte di più di tempo ed energia». E il mercato? «Non vendiamo alla Gdo, i nostri clienti sono i ristoranti, le enoteche qualificate, gli appassionati. Il nostro non è un prodotto da supermercato». Si capisce, parliamo di produzioni di nicchia lavorate a mano. «Metà della nostra produzione viene venduta all’estero, soprattutto in Svizzera, Austria e Germania. Senza alcuni clienti di questi Paesi, all’inizio non ce l’avrei fatta; il mercato interno è cresciuto in maniera graduale, una volta che è aumentata la consapevolezza e la cultura della distillazione».

NUOVA AVVENTURA
La voglia di innovare e conoscere nuovi mercati ha portato Vittorio Gianni Capovilla dall’altra parte del mondo. In particolare nella piccola isola di Marie-Galante, nell’Arcipelago della Guadalupa delle Antille francesi, dove Distillati Capovilla in partnership con la Velier di Genova e l’azienda del posto, la Distillerie Bielle di Dominique Thierry, ha avviato un progetto per la produzione di rhum con il metodo delle acquaviti da frutta. «Ho mandato a Marie-Galante un alambicco a bagnomaria costruito da Müller, la tecnologia necessaria e una mia persona di fiducia, per creare questa distilleria all’interno dell’azienda Bielle», spiega Capovilla. E così dal 2006 è partito il progetto per la produzione di Rhum Agricole, che conta circa 6 mila bottiglie annue da 700 ml con una percentuale alcolica che varia dai 44 ai 56 gradi.