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Da secoli, il riferimento per i grandi rossi da invecchiamento sono i vini di Bordeaux e in special modo quelli che, nella grande Esposizione universale del 1855 (seconda Expo mondiale della storia), furono classificati “Cru Classée”. Ogni anno si ripete il rito degli assaggi in anteprima per capire su quali vini puntare per arricchire la propria cantina con nettari destinati (quasi sempre) a migliorare nel tempo e anche ad apprezzarsi in valore. L’annata 2013, giudicata agli inizi ancora più negativamente di 2011 e 2012, è oggi all’ultima tranche di vendita en primeur e non c’è più tempo per rimandare i verdetti: investimento o ennesima vendemmia di transizione?

Come spesso accade nelle annate non eccezionali, si parla di “winemaker’s year”, ovvero un periodo in cui ha potuto ottenere buoni risultati solo chi ha operato una selezione feroce. E da questo punto di vista ci siamo, visto che si è avuto un calo generalizzato della produzione del 30%. Si distingue soprattutto chi ha saputo sfruttare al meglio il proprio terroir non forzando viti e produttività. Nei nostri assaggi ci sono sembrati particolarmente in forma i vini della Rive Droite, ovvero Pomerol e St Emilion su tutti, e più in affanno Margaux e Pauillac, anche se nessuno dei grandi nomi ha fatto grossi errori. Particolarmente piacevoli i vini di St Julien, che si confermano uno dei territori su cui puntare per il rapporto qualità-prezzo. Gli Chateau più cari, e in genere oggetto di investimento, non lasciano invece intravedere grandi opportunità.

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SI DISTINGUE SOPRATTUTTO

CHI NON HA FORZATO

VITI E PRODUTTIVITA'

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A titolo di curiosità, citiamo i punteggi ottenuti da: Chateau Ausone, 93-95; Chateau Pavie, 92- 94; Mouton Rothschild sui 91-93; Haut- Brion, 90-92; Latour, 88-90, Margaux, 88- 90 e, addirittura, Lafite con 87-89 (il più basso mai ricevuto in 20 anni…), Pétrus a 90-93, Cheval Blanc con 89-91, Pontet- Canet su 90-92. Quasi tutti in linea con i migliori secondo il nostro palato (di cui parliamo a seguire), che vantano però prezzi molto inferiori. Se smettiamo di vedere queste bottiglie come un investimento e iniziamo a intenderli come vini da bere nel breve periodo, c’è invece da godere parecchio.

Quanto ai prezzi che riportiamo, sono “franco cantina Millesima” ma comprensivi di Iva: valgono per minimo sei bottiglie per tipo e consegne a partire da settembre. Sulla riva sinistra, la più famosa e storica ma non la migliore nell’annata di riferimento, abbiamo Château Chasse-Spleen Moulis (19,25 euro) – verde e aromatico, rosmarino e fragole, bocca piacevole e succosa, lunga e fresca – Château La Tour Carnet (20,15 euro) – dalla bocca soave e croccante – e Château Cantemerle (19,90 euro), che ha un bel sottobosco, balsamico, bocca puntuale e sapida, finale intrigante con tannino ben colto.

A Pessac-Léognan il mito è Château La Mission Haut-Brion (137 euro) – ricco e floreale, incenso e resine, carrube e amarene, tannino centrato e succoso con finale arioso e balsamico –, ma ci sono piaciuti anche Château Carbonnieux (20,50 euro), e Domaine de Chevalier (32 euro), nonché Château Olivier (18,40 euro) e due grandissimi come Château Pape Clément (57,50 euro) e Château Smith Haut Lafitte (44 euro), esempi di rossi croccanti, balsamici e mediterranei.

Vini Bordeaux

Da sinistra: Château Beychevelle, Château La Conseillante, Domaine de Chevalier, Château Figeac, Château Lynch-Bages, Château Pape Clément, Château Rauzan-Ségla, Château Talbot e Château Troplong Mondot

A Margaux non molte gioie, ma vanno almeno sottolineate le grandi prove di Château Rauzan-Ségla (38,50 euro), con cassis, rafano e bocca centrata, Château Rauzan-Gassies (27 euro), Château Lascombes (41,50 euro), molto ricco e muscolare,b (28,50 euro), Château Cantenac Brown (27,50 euro) e Château Prieuré-Lichine (24 euro), con note di caramello, noci e albicocche e bocca piacevole e ritmata. Ottima prova, dicevamo, a Saint-Julien dove spiccano: Château Léoville Barton (49 euro, bocca succosa e tannino superbo), Château Lagrange (26,50 euro), Château Talbot (30,90 euro), Château Branaire- Ducru (29 euro) e Château Beychevelle (44,50 euro).

Nella zona in genere più affidabile, ovvero Pauillac, troviamo due leader come si distingue soprattutto chi non ha forzato viti e produttività Château Pichon Baron (60 euro) e Château Pichon-Longuevil - le Comtesse de Lalande, irraggiungibile con le sue dolcezze di frutto, oltre a lunghezza e tannino ottimi, ma lo seguono a breve distanza Château Grand-Puy-Lacoste (36 euro), Château Lynch-Bages (58 euro), distinto e mentolato, con sentore di carrube e pepe, fragole e amarena, e Château La Fleur Peyrabon (14,25 euro), floreale e invitante.

A Saint-Estèphe sono sempre eccelsi Château Cos d’Estournel (92 euro), con frutto nitido e sontuoso, Château Montrose (65 euro) dalla bocca croccante e fruttata con tannino maestoso e promettente con finale lunghissimo, Château Calon-Ségur (43 euro), pulito, netto e distinto, grande amarena confetto e balsamico, Château Lafon-Rochet (24,25 euro) e Château Cos Labory (20,50 euro), senza dimenticare ancheb (23,55 euro). Nella zona forse migliore, ovvero Saint- Emilion, abbiamo Château Figeac (55 euro) – pepato con mallo di noce, ribes rosso e pesca, tannino grande e polposo – Clos Fourtet (51,60 euro) – incantevole e signorile – Château Troplong Mondot (63,40 euro) – con rovere e mirtillo, alloro e lentisco, bocca però bellissima per ritmo tra frutto tannino e sapidità. Ottimi anche Château Fombrauge (16,15 euro) e Château Laroze (15,50 euro).

Infine, buoni prodotti anche a Pomerol, il regno del Merlot, con Château La Conseillante (65 euro) – sontuoso e regale, profumatissimo di frutta rossa, nera e rose, sandalo e bergamotto, tannino fine e abbondante –, Château l’Evangile (115 euro) – succoso e concentrato –, Château La Fleur de Gay (57 euro) – con peperoni e succo di mirtillo – e Château Le Gay (55 euro) – incantevole e profumatissimo, floreale e fragola, agrumi e menta, che in realtà in bocca appare più semplice ma conferma il buon estratto.