Nella Fashion Valley elvetica

Con la sua posizione privilegiata, che costituisce un raccordo geografico e logistico tra il bacino del Mediterraneo e l’Europa del Nord, il Canton Ticino è meta ambita dei grandi luxury brand per aprire nuove sedi logistiche in questi territori

Politica fiscale meno pressante. Costi del lavoro flessibili. Burocrazia snella. Enti pubblici efficienti, trasparenti e collaborativi. Il tutto messo a disposizione della creatività made in Italy. Sono i principali fattori di attrattività dei territori da Chiasso in su. Così molte imprese di abbigliamento – italiane e straniere – continuano “a metter su casa” in Canton Ticino

«In Italia per trent’anni, sotto i Borgia, hanno avuto guerra, terrore, assassini e un bagno di sangue, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto fraterno amore, cinquecento anni di democrazia e pace, e cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù». L’arguta battuta pronunciata da Orson Welles/Harry Lime ne Il terzo uomo fa certo sorridere, non fosse altro perché presenta una verità consolidata: la profonda differenza – innanzitutto, culturale – tra italiani e svizzeri. I primi caotici e disordinati, ma anche geniali e creativi. I secondi metodici e affidabili tanto da essere noti, in tutto il mondo, per precisione, puntualità ed efficienza. Tuttavia, perché non considerare anche il fatto che, dall’unione di queste caratteristiche così differenti e peculiari potrebbe venire a crearsi una sinergia virtuosa? È quanto accade, per esempio, nel caso dell’industria della moda. Che, da fine anni ‘70 ai ‘90, ma soprattutto nell’ultimo periodo, ha registrato un’alta aggregazione di imprese – italiane, ma non solo – in Canton Ticino. Tra Stabio, Coldrerio, Chiasso, Mendrisio e Lugano, solo per citare i comuni più noti, si è andata delineando quella viene definita Fashion Valley, per richiamo e assonanza con la più nota Valley californiana. Lì la concentrazione di “Silicon”, silicio – quello dei computer, delle case che producono software e semiconduttori – qui, anzi, al di là (ma di poco) delle nostre Alpi, tutto un fiorire di nuove sedi di marchi fashion internazionali, focalizzate soprattutto su marketing, logistica e gestione dei brand. In ogni caso, si parla di eccellenze.

CROCEVIA STRATEGICO TRA ALPI E LAGHI

Mini

Valentina Mini, responsabile osservatorio Politiche economiche e osservatorio Mercato del lavoro, Post Doc. IRE

Il fenomeno della Fashion Valley ticinese va a inserirsi in un quadro più ampio e complesso. In 15 anni, dal 1997 al 2011, sono arrivate in questa zona circa 230 aziende internazionali; di queste, circa un centinaio sono imprese italiane, attive soprattutto, oltre che nella moda e nel lusso, nei settori farmaceutici ed elettronici. Certo, tale spostamento di poli industriali è favorito dalla posizione geografica, di per sé strategica, del Cantone italo-svizzero: da un lato, per la sua prossimità, anche linguistica, con la Penisola, dall’altro come nodo di accesso e raccordo con il Nord Europa. «Indubbiamente la zona ha beneficiato della vicinanza con la Lombardia e in particolar modo con Milano, riconosciuto come hub internazionale della moda. Ma quest’ultima costituisce un comparto storico, da anni presente in Ticino, specie per quanto riguarda la manifattura tessile e la camiceria», commenta la ricercatrice Valentina Mini, responsabile osservatorio Politiche economiche e osservatorio Mercato del lavoro, Post Doc. Istituto di Ricerche Economiche (IRE). «Nel tempo, però, a svilupparsi è stata non tanto la produzione di capi e abbigliamento, quanto il settore terziario con tutta una serie di servizi, da quelli finanziari alla logistica, che vengono offerti anche all’industria fashion. Per questo definirei una simile aggregazione di imprese del lusso come un meta-settore della moda». Un meta-settore che «non ha propriamente a che vedere con una delocalizzazione delle attività, ma con un’apertura ex novo di aziende che magari fanno parte di grandi gruppi e decidono di inaugurare una sede anche in Ticino. Nuove unità che sono a tutti gli effetti persone giuridiche soggette al diritto svizzero. Il che implica che possono contare su una sostanziale stabilità politica e istituzionale, punto di forza di questi territori, su una gestione del mercato del lavoro flessibile e con costi ridotti, e su una sicurezza a 360 gradi, dalla qualità della vita ai pagamenti».

IL TICINO COMPETITIVO IN PILLOLE
È uscita di recente in formato ebook la guida di Diacron Press con prefazione di Carlo Zoppi. Con lo schema di 100 domande e 100 risposte, gli autori forniscono informazioni tecniche per iniziare il proprio business: dal tipo di struttura societaria da scegliere alle norme in materia di dazi doganali; da come si tutelano marchi e brevetti agli obblighi contabili, fino alle norme sul lavoro e all’iter legislativo per ottenere permessi di lavoro e cittadinanza

ALLA SCOPERTA DI COPERNICO

A tal proposito, tra i principali fattori di attrattività esercitata dal Ticino sui fashion brand ci sono senza dubbio i pilastri su cui si fonda il suo sistema amministrativo e fiscale. Dalla burocrazia snella ed efficiente, che riduce le procedure per avviare una nuova attività, alle leggi chiare, mirate ed efficaci che garantiscono la tutela della proprietà intellettuale di marchi e brevetti. Dalla pressione fiscale leggera – con oneri che si aggirano intorno al 20% per le aziende, a fronte di quella italiana, attualmente la più alta del mondo, schizzata al 55% (dati Ufficio Studi Confcommercio, luglio 2012) – alle agevolazioni previste dallo Stato per incentivare la nascita di nuove imprese, a partire dalla L-inn o Legge per l’innovazione economica (1997). Tanto per intenderci, i beneficiari dell’iniziativa sono tutte quelle realtà incentrate su business innovativi – per processi, servizi o prodotti – e che possono così ottenere esenzioni (le aziende nascenti hanno diritto fino a cinque anni a esenzioni fiscali sulle imposte cantonali sull’utile e sul capitale, fino a dieci anni per progetti innovativi che richiedono investimenti ingenti); incentivi (contributi, sotto forma di credito d’imposta cantonale, a fondo perduto sul 10/25% degli investimenti materiali e immateriali fino a un massimo di cinque anni); agevolazioni nella formazione (i costi del personale in materia sono coperti per sei mesi fino al 40%).

Rizzi

Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia, Dipartimento delle finanze e dell’economia cantonale

E se non bastasse questo allettante quadro normativo, ecco scendere in campo anche la Pubblica amministrazione con misure ad hoc per la consulenza e il sostegno fiscale. «È stato in particolare grazie al programma di marketing territoriale Copernico che, negli ultimi anni, abbiamo favorito la nascita in Ticino della cosiddetta Fashion Valley, votata soprattutto all’esportazione e dove operano anche importanti gruppi internazionali con i loro centri di sviluppo, produttivi, commerciali e direzionali», spiega a Business People Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia, Dipartimento delle finanze e dell’economia cantonale. «In queste sedi si gestiscono anche i marchi, che rappresentano per noi un importante valore. Mi preme sottolineare il fatto che noi “vendiamo” innanzitutto le condizioni quadro, e non particolari agevolazioni». In seno a mirate politiche di sostegno allo sviluppo economico – «perché è di questo che preferiamo parlare, più che di mera promozione», specifica il direttore – è stata creata ad hoc la Fondazione Agire, «una piattaforma cantonale per il trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie e per il supporto all’imprenditorialità. Tra gli obiettivi che si pone, c’è anche il rafforzamento dei rapporti tra imprese, istituzioni accademiche e politiche pubbliche. E ancora. Tramite la società Agire Invest SA l’ente opera con la forma del seed money (fondo finalizzato a promuovere la diffusione di iniziative imprenditoriali nei settori innovativi o ad alta tecnologia, ndr) a sostegno delle start up più innovative, grazie a un capitale di sette milioni di franchi stanziati dal Cantone».

GLI STRUMENTI VINCENTI
Copernico: iniziativa di marketing territoriale che, mediante l’Ufficio dello sviluppo economico, punta a migliorare la visibilità del Canton Ticino, aumentare la conoscenza delle opportunità nel territorio e favorire nuovi insediamenti. Le attività sono orientate verso l’industria o il terziario avanzato
L-Inn: Legge per l’innovazione economica del 25 giugno 1997. Mira a sostenere e incentivare investimenti in ambito industriale che innovano nel prodotto, nel servizio o nel processo produttivo. Tali iniziative possono beneficiare di agevolazioni fiscali e/o contributi a fondo perso

GLI ATTORI (DI LUSSO) DEL DISTRETTO

Ermenegildo Zegna è stata una delle prime realtà a insediarsi in Ticino. Dall’azienda spiegano solo che tra gli anni ‘60 e ‘70 il gruppo ha fatto questa scelta perché all’epoca la situazione in Italia, tra continui scioperi, manifestazioni e azioni sindacali, non era certo rosea per l’industria, andando a rallentare il lavoro. E, volendo mantenere alti gli standard di produzione, si è dunque creata una sede in questa zona. Ancora oggi, a Stabio e a Mendrisio, ci sono siti produttivi e uffici del marchio made in Italy. E poi c’è Gucci, il cui insediamento risale al 1996, con la creazione del polo logistico di Cadempino dove confluiscono tutti i prodotti che sono poi distribuiti in giro per il mondo. È di quest’estate la notizia dell’espansione di tale polo a Sant’Antonino Ticino, a Lonate Pozzolo. Il nuovo centro sarà inaugurato nella seconda metà del 2013 e aggiungerà ulteriore capacità per circa 320 mila mq. Al momento, dalla maison fiorentina non sono resi noti dati sul valore dell’investimento e sul relativo ritorno. Ma, secondo quanto riportato in un comunicato del gruppo Impregilo, la controllata svizzera Csc Impresa Costruzioni avrebbe sottoscritto con la Luxury Goods International (gruppo Gucci) un contratto per una commessa da 40 milioni di euro. Proseguendo, la casa tedesca Hugo Boss Industries ha realizzato a Coldrerio il suo centro logistico e direzionale a livello mondiale.

Salzgruber

Karl Heinz Salzgruber, vicepresidente del gruppo VF

A Stabio, l’americana VF Corporation sta ultimando una nuova location. In questi territori sono già presenti, facenti capo al gruppo, i marchi Napaijiri, Vans e North Face. A essi si aggiungeranno, a metà del 2013, anche Timberland e Smartwool. Sottolinea a Business People Karl Heinz Salzgruber, vicepresidente del gruppo VF e responsabile per l’Asia e l’Europa: «Il nostro obiettivo, in particolare, è integrare pienamente il business europeo di Timberland (acquisito a settembre 2011, ndr) e rafforzare i processi di efficienza, le strutture, i sistemi, le sinergie e i legami con la Regione». Secondo stime fatte in loco, con le nuove basi operative si creeranno circa 150 posti di lavoro. Sono davvero pochi, comunque, gli operatori del settore a voler rilasciare commenti riguardo il fenomeno della Fashion Valley. Forse anche perché – è la nostra interpretazione – al di là delle policy di segretezza, pure in linea con lo spirito elvetico, nei giorni in cui il magazine va in stampa ci sono sul piatto questioni delicate come gli accordi tra Italia-Svizzera e le polemiche verso i frontalieri. Fa eccezione Enrico Roselli, a.d. di La Martina Europe, brand argentino specializzato in abbigliamento sportivo e tempo libero. Due anni fa, Roselli ha creato a Chiasso, ex novo, la sede europea del marchio. «Con gli enti locali lavoriamo molto bene, troviamo grande disponibilità. Oltretutto, pur avendo una presenza relativamente recente nel territorio, siamo già stati invitati a diversi seminari dalla Camera di Commercio o dalle associazioni di settore», afferma. Il biennio di lancio della sede europea in Ticino ha rappresentato per La Martina Europe un periodo di assunzioni e sviluppo, con una crescita del 15%. «Oggi contiamo 24 dipendenti, metà italiani e metà ticinesi». Differenze nel modus operandi? «Profondissime, specie a livello culturale. Ma bisogna valutarle non in modo assoluto, solo positivamente o negativamente. I professionisti svizzeri sono metodici e per questo molto affidabili. Quelli di matrice italiana sono creativi e flessibili». Come ottimizzare dunque queste risorse? All’insegna della complementarietà. «Questi tratti peculiari», chiosa ancora Roselli, «rappresentano delle eccellenze su ambo i fronti. Occorre solo saper attribuire il giusto ruolo in base alle competenze. Le maestranze tricolori sono valide nel disegno e nello sviluppo di prodotto; i nativi del posto si muovono benissimo nei rapporti con le istituzioni, basati su formalità specifiche e relazioni personali con la Pubblica Amministrazione. Ed è così che si ottiene un mix efficiente».

Leggi anche l’intervista a Franco Cavadini, presidente dell’associazione TicinoModa

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