L'eleganza è senza tempo

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Nella visione della fashion journalist Giusi Ferré, è il carattere a determinare la moda maschile e femminile. Bisogna farsi ricordare – mai notare – per i tocchi di eccentricità, da dosare con sapienza per non scivolare su qualche imperdonabile “buccia di banana”: «Perché non è vero che tutto è permesso»

Da quasi quarant’anni, con quella classe e quell’iro­nia che sono diventate la cifra stilistica distinti­va della manifestazione del suo pensiero e del suo lavoro, la giornalista Giusi Ferré racconta e commenta sfilate, collezioni e opere delle gran­di firme della moda di ieri e di oggi. Sempre partendo da un presupposto: «Non si sta parlando solo di fantasia e lustrini, ma di un fenomeno che rispecchia il sociale, la sua realtà economica, con la capacità di percepire espressioni molto profonde». Dopo l’esordio sul settimanale Epoca, un’esperienza alla rivista L’Europeo e la co-direzione del mensile Amica, dal 2000 Ferré collabora con Io Donna del Corriere della Sera, dove tiene la rubrica “Buccia di Banana”, nonché col Corriere Economia. È stata opinionista di numero­si programmi televisivi e radiofonici oltre che giurata al talent Italia’s Next Top Mo­del. Ha inoltre pubblicato numerosi libri dedicati al mondo del fashion che, inteso in senso classico, definirebbe «la costruzione lenta del desiderio». E in merito alla sua attività, cui è arrivata «un po’ per caso» per poi rimanerne vittima, dice: «Bisogna essere molto profondi per por­tare la leggerezza in superficie», citando lo scrittore, compositore e pittore Alberto Savinio. E dichiara: «Io spero di aver fatto questo per tutta la mia vita».

In che cosa consiste lo stile per lei?
È un’espressione della personalità, che tiene relativamente conto delle tendenze del momento, a volte per nulla. Riflette quello che sei. Mi piace che abbia dei tocchi di eccentricità, ma questo dipende dal carattere di ciascuno.

Pertanto, che rapporto ha con i trend?
Lo stile è qualcosa che una persona si costruisce addosso. Certo, magari ci sono delle “suggestioni nell’aria” – penso, per esempio, ai colori che possono andare per la maggiore – ma non tiene conto delle tendenze. Anzi, secondo me è pure un po’ stucchevole farsi vedere con l’ultimo vestito dell’ultima sfilata in­dosso. Mi piaceva ciò che affermava una stilista che lavorava per Greta Garbo: «Bisogna badare al secolo». Ecco, basta ricordarsi questo e fermarsi lì.

Meglio la sobrietà o la provocazione?
Preferisco la prima, ma se si è giovani e se si è consapevoli di quello che si sta facendo, può essere molto elegante anche la seconda, a patto che gli altri non si stupiscano e inorridiscano.

Tre aggettivi che associa al concetto di eleganza?
Armoniosa, silenziosa e personale.

È innata o si acquisisce?
Se non ce l’hai, non può dartela nessuno. Però, su una base minima, si può au­mentare, accrescere, modificare. Inol­tre, l’eleganza non nasce solo da ciò che porti, ma anche da ciò che pensi.

Un capo che non può mancare nel suo guardaroba?
Una giacca tipo kimono, lunga, alla Marras, non a caso uno dei miei stili­sti preferiti. Sono stata molto affascinata da camicie con maniche importanti, lun­ghe o arricciate, uscite in diverse, recenti collezioni: decisamente romantiche.

L’accessorio che per lei fa la differenza?
Sono due, secondo me. La borsa – amo quelle colorate, in esse, spesso, c’è la vita di una donna – e il gioiello: non per forza oro e brillanti, ma anche bijoux fantasia. Ce ne sono di stupendi. Trovo che soprattutto spille e collane possano dare un’allure diversa a ciò che s’indos­sa. Sulle scarpe, invece, ritengo che sia stato fatto un lavoro “in eccesso”, che mi disturba: alcuni modelli femminili, con tacchi vertiginosi e molto rumorosi quan­do si cammina, sono stati trasformati in una specie di base da statua. Quando poi certe celebrities scendono dai tram­poli – ho in mente, per esempio, le so­relle Kardashian, che ho scoperto esse­re piuttosto basse d’altezza – hai di fron­te delle nanerottole.

La scarpa che non toglierebbe mai?
Quelle basse. Per me sono indispensabi­li, fanno parte di me stessa. Ho riscoper­to anche i mocassini, che portavo da ra­gazzina. Bellissime le pantofoline di vel­luto, lisce o ricamate.

I suoi colori preferiti?
Il blu e il nero in tutte le loro tonalità e sfumature e, in generale, tutte le nuance delle pietre preziose, anche colorate, ma tendenzialmente intense: il bordeaux, il viola scuro, il viola ametista, il verde pino. Non mancano mai nelle collezio­ni. Non mi piace il giallo: sarà stato pure un colore imperiale, ma trovo che faccia subito “effetto Ape Maia”.

I materiali che predilige?
Le sete pesanti o un po’ imperfette, come lo shantung. Tutti i cashmere, anche mescolati. L’organza per le camicie. Le amava molto il mio omonimo e amico, Gianfranco Ferré. Poi i tessuti moderni come il poliestere, che trovo molto interessante. Apprezzo certe lavorazioni contemporanee applicate su tessuti importanti.

I capi che le piacciono indossati da altri, ma che non riesce a portare?
Innanzitutto la gonna a matita, e poi, a volte, alcuni pezzi di Valentino, come gli abiti che hanno una vita segnata. Mi piace anche lo stile da “ragazzina che esce dal collegio”, ma piena di spirito e vivacità. In questo novero inserisco pure i tailleur di Armani: devi avere una figura perfetta per poterteli permettere.

Giusi Ferré

I capi più originali che ha indossato?
Mi piacevano molto alcuni abiti di Gianfranco Ferré. Mi è capitato di portare un suo cappotto serale bellissimo di lana spessa, rosso scuro, foderato di seta. Sopra aveva disegnate, in blu, delle pagode cinesi. Lo abbinavo a gioielli che aveva creato sempre lo stilista, per esempio bracciali che si chiudevano a scatto, con dettagli che sembravano quasi delle punte di pagode. Sarebbe stato un sogno sfoggiare uno di quegli abiti stretti, con lo spacco, appartenenti alla stessa linea, tutta ispirata alla Cina.

L’epoca storica più interessante?
Dal punto di vista dello stile, gli anni tra i ‘30 e i ’40. Dal punto di vista dell’espressione della società attraverso lo stile, gli anni tra i ‘60 e i ‘70. Irripetibili.

Qualche capo del passato che vorrebbe indossare oggi?
Gli abiti delle ragazze degli anni ‘20 che ballavano il charleston, con quella fantastica mussolina cadente. Non segnavano le forme. Di età più recente – parliamo di quando ero bambina – anche i vestiti anni ‘50 con corpetto e gonna arricciata o a corolla. Esprimevano sempre tanta gioia di vivere.

Il tipo di profumo che preferisce?
Shalimar di Guerlain.

Un quadro, un film, un libro o, ancora, una musica che considera emblema di eleganza?
I quadri di Giovanni Boldini, di fine ‘800 e inizio ‘900, raffiguranti raffinate dame con vesti pompose e cappelli grandi con le piume. Così come quelli dell’americano John Singer Sargent, più o meno dello stesso periodo. Tra i film trovo meravigliosi Notorious e poi Blade Runner, quest’ultimo, in particolare, per l’estetica del nero e dell’infinito che ha segnato tutti gli anni ‘80. Per la musica, sembrerà paradossale, ma mi piace moltissimo il Tango dei Gotan Project, con la sensualità tipica della danza, ma quasi rarefatto: un buon esempio di come si può essere eleganti mescolando momenti diversi. Sul fronte dei libri, infine, Tre camerati di Erich M. Remarque. Di notevole eleganza anche il personaggio di Micol ne Il giardino dei Finzi Contini.

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BORSE COLORATE E BIJOUX

possono fare la differenza.

Sentirsi a proprio agio è il segreto

PER ESSERE IMPECCABILI

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Un’abitudine o un rito a cui è affezionata, legato ad abiti, scarpe e accessori?
Tengo molto alle mie borse. Sono tutte riposte nelle loro custodie in tessuto. Quando le metto via sono sempre e solo imbottite da carta velina bianca. In generale i materiali pregiati sono puliti e nutriti con dei lucidi appositi.

Un aneddoto che parla del suo rapporto con la moda e lo stile?
Ero stata da poco assunta al settimanale Epoca. Era la fine degli anni ‘70: il giornale era già in cattive acque, ma era pur sempre molto prestigioso. Nessuno voleva occuparsi di quel mondo in fermento che andava affermandosi, il fashion. E io, che ero l’ultima arrivata, sono stata messa a occuparmi di quel settore. All’inizio, dunque, ho cominciato a interessarmene quasi per caso. Mi sembrava parecchio nuovo, difficile, ma anche altrettanto bello. Ho incontrato persone abbastanza straordinarie, come Giorgio Armani. Un giorno, al giornale, era stato acquistato un servizio fotografico – incentrato prevalentemente sulle crinoline che, nella moda, vanno e vengono come un fantasma – e mi era stato chiesto di farlo commentare dallo stilista. Che, a quei tempi, era sempre molto occupato, ma certo un po’ più disponibile di adesso. Quando arrivai nel suo atelier, io avevo un maglione nero a coste con spalline in vista, lo portavo con una gonna di seta nera con delle file di piccoli pomodori gialli tra le pieghe. E lui si complimentò per quello che indossavo. «È uno stile tutto tuo», commentò. Mi colpì molto, anche perché si trattava dell’esatto opposto delle sue creazioni! È sempre stato un uomo gentile, però, difficilmente, dice ciò che non pensa. Lo apprezzai.

Cosa rende elegante l’uomo e cosa la donna?
L’eleganza dell’uomo è qualcosa di cui non dovresti nemmeno accorgerti, ma dovrebbe venirti in mente dopo. Nella donna, secondo me consiste nella capacità di essere visibile, senza esserlo però troppo. In entrambi i casi – evocando una celebre frase di Armani – devi ricordare, non notare.

L’errore di stile imperdonabile?
Non vestirsi adeguatamente in base alle differenti occasioni. È vero: oggi gli strass s’indossano anche di mattina e se si è disinvolte stanno benissimo, a patto di non esagerare rischiando di avere l’aria di chi non è mai andata a dormire! Penso che l’uomo, in particolare, dovrebbe tornare ad avere un po’ più di compostezza. Si dice che tutto sia permesso: non è vero.

I suoi stilisti preferiti?
Antonio Marras, Gianfranco Ferré, Jean- Paul Gaultier. Trovo eccezionale Thomas Maier di Bottega Veneta.

Qual è la sua icona di stile?
La modella e stilista Inès de la Fressange per il suo chic disinvolto per quanto riguarda il versante femminile. Per quello maschile, Barack Obama per la sua eleganza naturale.

Un personaggio pubblico che trova particolarmente elegante?
Fausto Bertinotti.

Cosa indossare per essere sempre impeccabili?
Intanto un capo che ti piaccia e che ti faccia sentire a tuo agio: in teoria è perfetto quando te ne dimentichi. Poi è fondamentale tenere conto delle persone con cui ti relazioni, lavorando in Parlamento o in viaggio, e dell’occasione, mantenendo un contegno e un comportamento a essa adeguato.

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