Cashmere, sul filo del lusso

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Tra i tessuti più pregiati al mondo, il cashmere ha conquistato l’Europa nel XIX secolo e resta ancora oggi uno dei piaceri più ambiti per i mesi freddi. Merito della sua incredibile morbidezza e capacità di proteggere dai rigori invernali

Immaginiamo, per un momento, di essere nel XIII secolo. Siamo in Mongolia. La stanchezza di un lungo viaggio pesa sui nostri corpi, ma gli occhi sono pieni della bellezza dei luoghi già esplorati, in attesa di scoprirne di nuovi. Forse per cercare un rifugio per la notte, o forse per saziare quella fame di scoperta, entriamo in una grotta. Qui, con grande sorpresa, il viaggio ci fa un altro regalo: all’interno della cavità ci sono delle rappresentazioni di capre selvatiche addomesticate dall’uomo. Fu così che, secondo la leggenda, Marco Polo si fece testimone, tra le altre cose, dell’ipotesi che già in tempi antichi dei pastori abbiano allevato delle capre capaci di fornire una lana particolarmente calda. Ma è solo nel XIX secolo che questo filato, soffice come una piuma e calda come un abbraccio, viene scoperta con meraviglia dagli europei. Non si tratta di una lana qualunque, ma è il pregiato e celebre cashmere, inizialmente conosciuto come kasmir. Una delle fibre più pregiate, se non la più preziosa, nel campo della maglieria è ottenuta, infatti, dalla lavorazione dei peli della Capra Hircus, che vive sugli altipiani tibetani a un’altitudine media di 4 mila metri, nella regione dell’Himalaya e principalmente in Mongolia e che oggi è conosciuta anche come capra Pashmina. Dalla lavorazione del pelo di questo animale si ottiene una lana particolarmente fine, morbida e calda che, ormai da secoli, permette agli abitanti del luogo di proteggersi dal grande rigore dell’inverno, nel corso del quale le temperature arrivano fino a -40°. Dopo la muta dell’animale, o dopo la tosatura, i suoi peli vengono selezionati, puliti e successivamente tessuti in fili. Tanto più è alta la selezione tanto più il cashmere ottenuto sarà di qualità. Il numero di fili conferisce alla maglia uno spessore più o meno pesante: è fine se vengono adottati due fili, è molto spessa se vengono utilizzati tra i dieci e i 12 fili. Il cashmere è molto più morbido, caldo e più isotermico della lana di pecora e, al contrario di quest’ultima, si può indossare direttamente a contatto con la pelle, perché non provoca alcuna irritazione cutanea.

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PIÙ MORBIDO, CALDO E ISOTERMICO

della lana di pecora, al contrario

di quest’ultima si può indossare

DIRETTAMENTE A CONTATTO CON LA PELLE

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NEL RISPETTO DELLA NATURA
La raccolta del cashmere, che avviene in primavera quando la capra inizia a perdere spontaneamente i suoi peli, si può effettuare in due modi, a seconda che le capre siano ancora selvatiche (essenzialmente in Himalaya), o addomesticate (in Mongolia principalmente). Nell’Himalaya, si procede secondo un metodo totalmente artigianale ed ecologico: quando la capra ha caldo, si strofina contro le rocce e gli arbusti per accelerare la sua muta, lasciandovi impigliati molti ciuffi. I montanari locali percorrono allora la montagna in lungo e in largo per raccogliere la mitica lanugine. Un metodo che sa di antico e rispettoso della natura, attento ai suoi ritmi e ai suoi processi spontanei. E non è da tutti, basti pensare al dibattito ecologico in atto negli ultimi anni in tutti i settori, anche in quello dell’abbigliamento e della moda. Una sola capra produce solo circa cento grammi di cashmere utilizzabile, quindi per la creazione di un maglione è necessaria la lana di almeno due capre, arrivando fino all’impiego del pelo di sei animali. In Mongolia, invece, vive tra il 70 e l’80 % della popolazione mondiale di Capra Hircus. L’allevamento, anche qui, è rimasto molto artigianale e contribuisce in maniera determinante al sostentamento della popolazione, ancora oggi impegnata perlopiù a livello rurale.

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CAVOUR LO AMAVA COSÌ TANTO

da tentare (inutilmente) di allevare

le capre Hircus in Italia,

ma è dai tempi di Cesare

che questo tessuto

È SEGNO DI RAFFINATEZZA

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Una domanda sorge spontanea: se la materia prima, a oggi, non proviene direttamente dal Kashmir, perché questo filato ha questo nome? La ragione sta nel fatto che, inizialmente, la regione indiana del Kashmir era stata la prima a produrre questo tipo di maglia. Qui vive, sulle montagne, la capra Kel. Sotto il suo lungo pelo in superficie si trova il duvet, o il down, dal quale si trae la nobile fibra del cashmere. Il pelo si opera con pettini durissimi per separare il duvet dai peli grossi esterni. La capra Kel è allevata in piccoli greggi e il suo vello è tanto più ricco quanto più sono rigide le stagioni. Ogni capra di questa razza fornisce una quantità di fibra modesta: per una giacca media occorre la produzione annua di una ventina di capre. Nei secoli, tuttavia, la produzione del luogo non è stata capace di allinearsi al mutare dei tempi diventando, quindi, marginale.

Nel tempo, il cashmere è stato apprezzato da diverse popolazioni arrivando fino a incontrare il gusto di tutto il mondo. Certo è che non proprio tutti possono permetterselo: una maglia (così come qualsiasi altro prodotto) realizzata in questo materiale ha un prezzo elevato, soprattutto se si tratta di un capo di alta qualità e di peso, come nel caso di una maglia a 12 fili. Ecco perché ha sempre vestito i ceti più abbienti, oggi così come secoli fa. Si narra che anche il conte Camillo Benso di Cavour restò ammaliato dalla sua morbidezza fino a tentare di allevare le capre Hircus anche in Italia, avendone intuito le potenzialità economiche. Il tentativo, purtroppo per noi, fallì miseramente per l’ovvia incapacità dell’animale di adattarsi alle differenti condizioni ambientali e climatiche che il nostro Paese offriva. Fin dai tempi di Cesare, tuttavia, il cashmere era segno di raffinatezza e, come si accennava in precedenza, la diffusione in tutto l’Occidente coincide con le spedizioni di Marco Polo e la celebre Via della seta.

SAPERE TRICOLORE
Nella contemporaneità italiana (e anche mondiale) viene quasi automatico associare al cashmere un nome della moda: Brunello Cucinelli. Classe 1956, fondatore e stilista dell’omonima azienda italiana specializzata nella maglieria nata nel 1978. Da subito la griffe diventa uno dei marchi più qualificati nel campo. Caratteristica delle sue creazioni è la volontà di mantenere i toni classici del cashmere – come il beige e il grigio – affiancandoli a colori più vivaci. Per questa stagione, l’etichetta propone un mix eterogeneo di nuance – la cui palette va dal kaki al grigio, passando per il beige – in cui l’uomo ha la possibilità si scegliere un look disinvolto, restando pur sempre vicino al formale.
Altra firma nota in Italia e all’estero per l’alta qualità del cashmere utilizzato è Loro Piana. L’azienda, per le sue creazioni, utilizza il cashmere wish, che deriva dall’unione del cashmere più fine con la lana merino Super 170’s. Mentre il primo filo è cardato e soffice, l’altro è pettinato e più resistente: ciò conferisce un particolare effetto maglia, dalla mano calda e avvolgente. L’intreccio tra i due fili è adatto sia alla realizzazione di giacche eleganti sia a quella di capi più informali. La sua collezione autunno- inverno 2015/2016 si avvale di una palette che spazia dal blu scuro al burgundy, passando per il beige e il tortora. Ma questi due grandi nomi non sono gli unici protagonisti tricolori del settore.
Il pensiero non può andare anche ad altri marchi noti come Doriani Cashmere – impegnata nel campo dagli anni ’70 e da sempre orientata verso un lusso low profile –, Fedeli – che si tiene al passo con le novità del mondo moderno puntando a rimanere sempre un’alta sartoria artigianale – e Cruciani, che se al giorno d’oggi spopola con i suoi braccialetti, è nato e cresciuto proprio ponendosi l’obiettivo di proporre capi in cashmere di ottima qualità. E che dire di Falconeri, brand italiano con una forte tradizione nella maglieria, che si propone di offrire alta qualità ad un prezzo accessibile? O di Malo, nata a Firenze nel ’72 su iniziativa dei fratelli Alfredo e Giacomo Canessa, e del Lanificio Fratelli Piacenza, attivo dal 1733 e dal 1990 distintosi per la sua linea di capi di abbigliamento in puro cashmere di altissima qualità? L’impressione è che la soffice e pregiata lana d’oriente sia ormai da tempo divenuta un segno distintivo dello stile tricolore.

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