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Una scelta etica, non tecnica

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Lunedì, 31 Maggio 2010

L’Internazionale degli Specialisti ha colpito ancora. Il bocconiano Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 19 maggio, ha scritto che se le banche non forniscono soldi all’economia reale «la questione non è etica». E dileggia chi, come il ministro Tremonti, chiede che le banche «non mollino la spinta etica»: «Non sapevo che la sharia fosse entrata a far parte della nostra cultura».
Ora: a parte il fatto che bisognerebbe evitare di fare gli spiritosi con la sharia visto che la legge bancaria islamica, con il suo divieto di chiedere interessi, ha preservato da crolli la finanza musulmana (al punto che addirittura Civilità Cattolica se ne è infatuata), la destinazione del capitale delle banche è esattamente un problema etico ed è in minima parte tecnico. Ovvero (visto che alla Bocconi confondono ancora etica e religione) è un problema che riguarda l’uomo. Non mi dica il professor Giavazzi, proprio lui che è stato vicepresidente del Banco di Napoli (e ho detto tutto) che non conosce i motivi che hanno portato molte banche italiane a distribuire negli anni passati ricchissimi dividendi per consentire ai dirigenti della banca stessa di ingraziarsi gli azionisti e quindi mantenere il posto. Ovvio che quei dividendi possono essere spiegati “tecnicamente”, ma la decisione è stata etica (salvarsi la poltrona). E non mi dica il professor Giavazzi, che è stato consigliere dell’Ina quando era ancora pubblica, che non sa che le banche internazionali hanno usato gli aiuti pubblici per coprire perdite mai dichiarate, bloccando l’erogazione di soldi all’economia reale. Questa è una scelta etica, non tecnica.
Nonostante dalle parti di Bocconi si idolatri (ancora!?) la finanza spersonalizzata, che eleva i banchieri da seccanti decisioni basate su dei valori, ciò non toglie che fino a quando dietro allo sportello ci sarà un aggeggio chiamato uomo, egli si comporterà in ragione dei propri principi e della propria educazione e della propria cultura. Spiacente per la Bocconi e per i suoi studenti. E chiedo scusa ai banchieri islamici, con i quali ho più cose in comune di quante ne abbia con Giavazzi. E ho detto tutto.

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