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Un successo nonostante tutto

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Martedì, 05 Maggio 2015

I conti, ovviamente, si faranno il 31 ottobre. So che non è prudente fare previsioni, ma resto convinto che l’Expo di Milano, che ha aperto il primo maggio, sarà un successo.

Nonostante noi. Sì, nonostante noi italiani. Mi spiego.

Expo 2015-Rho Fiera

In otto anni l’Italia non è riuscita a organizzare la manifestazione in modo che il primo di maggio tutto fosse pronto. Ha leggi sui grandi appalti che sono palesemente criminogene. Ha una struttura di comando politico totalmente inadeguata. Ha una struttura burocratica che incentiva il pagamento delle tangenti. Eppure… Eppure ci siamo riusciti e, ripeto, l’Expo sarà un successo.

E, se non lo sarà, basterà paragonarlo con quello di Hannover 2000 quando, rispetto ai 40 milioni di visitatori attesi, se ne presentarono solo 18 e la manifestazione accusò un buco di 1,1 miliardi di euro. Ecco, basterà confrontare il nostro Expo con quello tedesco per mettersi l’anima in pace.

Ma resta evidente che l’Italia non è un Paese in grado di organizzare grandi eventi internazionali. Lo era, lo è stato in passato, ma ora non lo è più. Ora non ci si può più affidare alla creatività, all’inventiva o al “fattore c…”. Non si può più sperare che nel mese precedente l’inaugurazione non piova sennò i lavori rallentano e non si riesce a finire in tempo.

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È EVIDENTE CHE L’ITALIA
NON È UN PAESE
IN GRADO DI ORGANIZZARE
GRANDI EVENTI INTERNAZIONALI

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Ora, se vogliamo essere un Paese normale, dobbiamo cambiare. Cambiare la legge sugli appalti, cambiare il criterio di scelta dei civil servants (basta con le appartenenze politiche), bisogna cambiare la burocrazia. Tutte cose che Matteo Renzi aveva promesso di fare più di un anno fa e che non ha ancora iniziato a fare.

Non sto dicendo che è colpa di Renzi se la preparazione dell’Expo è stata quella che è stata (evito gli aggettivi per evitare querele); sto dicendo che è colpa del governo Renzi, e di molti suoi ministri, se in questo anno l’Italia non è cambiata di un solo millimetro.

I danni di questo mancato cambiamento non si riverberano sull’Expo (i cui guai sono stati combinati dai suoi predecessori), ma si vedranno la prossima volta che l’Italia avrà l’opportunità di candidarsi a organizzare qualche appuntamento mondiale: Olimpiadi o Mondiali di calcio. Non fa bene al morale del Paese (io credo che esista davvero “il morale del Paese”) sapere che con questi politici, con questi funzionari pubblici ma anche, diciamolo, con queste imprese abituate a pagare tangenti o a lucrare sulle varianti in corso d’opera, non si va da nessuna parte.

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