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Un Paese di schiavi

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Venerdì, 05 Ottobre 2018
© iStock/manop1984

Francamente c’è da aver paura di questo governo. No, nessun rischio per la democrazia, tranne il piccolo dettaglio che l’azionista di maggioranza dell’Esecutivo è eterodiretto da una società privata milanese. C’è da aver paura per le ricette economiche che stanno immaginando e che, se applicate davvero tutte, ridurrebbero il panorama industriale italiano un deserto, che loro chiamerebbero “cambiamento”.
Capisco che la Lega debba abolire la riforma Fornero e capisco anche che i 5 Stelle debbano istituire il reddito di cittadinanza. Capisco tutto. Capisco perfino la voglia nazionalizzatrice che sta elettrizzando la schiena del governo, ma non c’è una sola idea economica, fateci caso, che sia a favore della libera impresa.
Non è una mancanza di idee, è una mancanza di strategia. Mi spiego: se si ascoltano con attenzione le dichiarazioni di Di Maio e Salvini, ci si accorge dell’uso quantitativamente spropositato del concetto di “aiuto”, nel senso che bisogna aiutare i pensionati, aiutare i lavoratori, aiutare le imprese e via elencando tutte le componenti sociali che, insieme, danno vita a un Paese moderno. A volte il concetto di “aiuto” è sostituito dall’espressione “dare una risposta a”, che è la stessa cosa. L’impostazione mentale in base alla quale a ognuno il governo deve “dare una risposta” è talmente diventata un luogo comune che tutti hanno finito per considerarsi bisognosi di aiuto anche se si è nella schiera dei privilegiati. Ad esempio i pensionati, la categoria sociale che, non essendo stata toccata dalle recessioni degli anni scorsi, è quella che ha aumentato di più la propria ricchezza (guardare i dati Inps).
Se si continua a sostenere che ogni settore della società ha bisogno di aiuto si crea un Paese di schiavi, convinti che il proprio benessere non dipenda dalle proprie capacità ma dalla volontà dello Stato. Questo è il miglior modo per creare, alimentare, e poi sfruttare, il clientelismo. Il cambiamento del governo del cambiamento consiste nel convincere ogni italiano che lo Stato ha l’ultima parola sul suo presunto diritto, indotto dal dibattito pubblico, di essere aiutato. Così, invece di essere più liberi, ci ritroveremo tutti più sottomessi.

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Anno XIV n 6 giugno 2019
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