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Perché ho paura dei 5 Stelle

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Lunedì, 11 Giugno 2018
Luigi Di Maio © Getty Images

Può un Paese definirsi “povero” quando i suoi cittadini spendono più di 96 miliardi l’anno nel gioco d’azzardo? Io dico di no. E aggiungo anche che, per questo motivo, sono assolutamente contrario a qualsiasi “redistribuzione del reddito”, a qualsiasi “reddito di cittadinanza” comunque lo si voglia chiamare, così come sono stato, e resto, contrario alle supercazzole elettorali come gli 80 euro e i 500 euro ai 18enni. Ma sono anche contrario all’aumento delle pensioni minime, che poi minime non sono affatto, basta rapportarle ai redditi dei giovani al primo, secondo, terzo impiego.

Il ridicolo assunto economico che sta alla base di queste idee devastanti, è che aumentando la spesa pubblica si possa aumentare la quantità di denaro in circolazione e, quindi, accelerare la crescita del pil, l’occupazione, il benessere del Paese. Be’, è un assunto falso sia dal punto di vista teorico che pratico. A meno che non ci sia qualcuno disposto seriamente a sostenere che gli 80 euro hanno aiutato l’economia, considerando anche il fatto che, quei soldi, secondo la Banca d’Italia sono finiti soprattutto alle famiglie del Nord il cui capofamiglia aveva già un’occupazione.

La crescita economica non avviene grazie all’helicopter money (i soldi fatti piovere sulla testa delle persone), perché a quei soldi non viene dato alcun valore. Sono “soldi in più” non guadagnati, non sudati e che, quindi, ognuno si sente autorizzato a sprecare come vuole, slot machine comprese.

È anche per questo che l’idea di avere i 5 Stelle al governo mi terrorizza: non solo perché li considero un pericolo per la democrazia; non solo perché la loro conclamata incompetenza è quantitativamente e collettivamente imbarazzante; non solo perché cambiano linea politica ogni cinque minuti; non solo perché non hanno alcuna linea politica; non solo perché sono ricattati dal proprio partito, ma perché da loro gli elettori vorranno che mantengano le promesse fatte in campagna elettorale, tra le quali la più devastante di tutte consiste proprio nel reddito di cittadinanza: uno dei più assurdi meccanismi di distruzione della ricchezza collettiva che la mente umana possa escogitare. E non mi capacito di come un imprenditore amico mio mi abbia potuto dire, qualche settimana fa, di sperare che i 5 Stelle vadano al governo «così cambia qualcosa». Io, piuttosto innervosito, gli ho fatto i miei migliori auguri di buon fallimento e lui, guardandomi tranquillo, per nulla alterato, mi ha risposto: «Se fallisco vado in Svizzera» dove, evidentemente, aveva già parcheggiato la pensione esentasse che gli permette il lusso di giocherellare con il voto. Ma tutti gli altri no, non se lo possono permettere. Chi lavora non può permettersi di votare 5 Stelle. Né di giocare alle slot machine.

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LA RIVISTA
Anno XIII n 6 giugno 2018
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