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Mondadori e la teoria dei tagliagole

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Lunedì, 30 Agosto 2010

Questo articolo ha bisogno di una doverosa premessa. Io lavoro a Panorama e sono un dipendente del gruppo Mondadori.
La Mondadori è al centro di una polemica molto acida perchè può giovarsi di una legge che le permette di pagare 8,6 milioni di tasse. Partiamo dai fatti. Primo fatto: il Gruppo ha già vinto due processi fiscali su tre contro l’Agenzia delle Entrate che le contesta un mancato versamento di 173 milioni nel 1991 che, con imposte, interessi di mora e indennità sono lievitati a 350. Secondo fatto: il processo fiscale va avanti da 19 anni e non è prevedibile la data dell’ultima sentenza. Terzo fatto: il 25 marzo il governo ha licenziato un decreto (convertito in legge il 22 maggio) che consente anche alla Mondadori di chiudere la vertenza pagando 8,6 milioni. Adesso i commenti. Primo: non è concepibile che un’impresa sia costretta dalle leggi fiscali borboniche che governano l’economia di questo Paese ad aspettare più di 19 anni per sapere se ha torto o ha ragione in un conflitto che l’oppone al Fisco italiano. E non esiste sulla faccia della terra che debba mettere a riserva 350 milioni senza sapere se dovrà o non dovrà versarli. Secondo commento: gli 8,6 milioni che la Mondadori ha deciso di pagare per chiudere la vertenza non sono troppo pochi. Sono troppi perchè due sentenze su tre hanno stabilito che la Mondadori non deve pagare i 350 milioni di euro e, d’accordo che non lo sapremo mai, ma è ben difficile immaginare che la terza sentenza smentisca le due precedenti. La misura più drastica che doveva essere presa dal governo era quella di eliminare il terzo grado di giudizio nei processi fiscali e, anzi, ridurlo a uno solo, in modo da avere una giustizia fiscale (almeno quella!) più rapida e, quindi, più giusta. E permettere a tutte le aziende in attesa del terzo verdetto di chiudere il contenzioso pagando molto meno dell’importo contestato. Perché, come tutti gli imprenditori sanno, il Fisco spesso contesta cifre iperboliche perchè più è alta la contestazione, più è alto l’importo che l’imprenditore accetta di pagare in caso di patteggiamento. Questo è quello che penso io della vicenda.
Poi c’è il conflitto d’interessi. Ovvero un presidente del Consiglio che promuove una legge che favorisce una sua impresa. A parte il fatto che è tutto da dimostrare che la favorisca, visto che le sottrae 8,6 milioni a fronte di due sentenze positive su tre, mi chiedo che cosa intendono i difensori delle tasse per legalità. La tortura fiscale?
P.S. A chi sostiene, come Vito Mancuso, che se la Mondadori fosse innocente non avrebbe pagato, ricordo che questa è la teoria dei tagliagole secondo i quali se sei innocente non devi avere paura della giustizia. È il contrario del garantismo.
Chi patteggia, infatti, non è colpevole. Mancuso ha studiato troppo teologia e finisce per credere che la giustizia fiscale italiana sia regolata dalle stesse inconoscibili leggi di quella divina. Illuso.

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