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Meno privacy non significa meno libertà

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Martedì, 03 Gennaio 2012

I liberali duri e puri sono scandalizzati. Io no. Lo Stato che entra nel conto corrente di ogni singolo cittadino per verificare se ciò che ha in banca corrisponde al suo tenore di vita è certamente una riduzione della privacy. Non saprei se anche della libertà. In ogni caso ci sarebbe da gridare allo scandalo, e molti l’hanno fatto. Ci sarebbe da strapparsi le vesti, e molti l’hanno fatto. Però vorrei fare un parallelo.

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Dopo l’11 settembre gli Usa decisero di abolire una parte della libertà dei cittadini imponendo intercettazioni telefoniche e delle comunicazioni via Internet con lo scopo di individuare e neutralizzare eventuali piani terroristici. Fu una riduzione della libertà che portò anche a molte proteste, ma si può dire, coscienziosamente, che quella decisione ha ridotto la democrazia in America? O si può dire che i cittadini americani sono meno liberi? Certamente hanno meno privacy di quanta non ne avrebbero in un mondo nel quale non ci fosse la necessità di controllare e individuare attentatori terroristici, ma la libertà nella sua essenza, non è venuta meno. È, però, aumentata la sicurezza, il cui costo è stato esattamente quello di una riduzione della privacy nelle comunicazioni.
Lo stesso si può dire della decisione di aumentare i controlli sulle transazioni finanziarie dei cittadini con, in più, il problema dei costi. Il costo della libertà di fare ciò che si vuole con il proprio conto corrente senza che lo Stato si azzardi anche solo a sbirciare ciò che l’Iban contiene, è, nel caso italiano, il 20% del Pil in nero. Cioè: l’Italia, oggi, può permettersi di sostenere il costo di non far pagare le tasse al 20% del proprio Pil? Nel periodo pre-crisi sì: si lavorava tranquillamente in nero e si ammetteva che una parte della ricchezza prodotta sfuggisse alle tasse perché comunque l’economia era sana, cresceva a ritmi sostenuti e, quindi, quel costo era sopportabile. Anzi: era considerato più che sopportabile visto che si è incentivato il nero con decine di condoni fiscali, ognuno dei quali “tombale” (in attesa del successivo). Oggi la privacy ha un costo, il 20% del Pil in nero, che non ci possiamo più permettere.
Ma la riduzione della privacy è sopportabile solo a un patto: solo fino a quando la conoscenza da parte dello Stato dei miei movimenti bancari non consegni allo Stato il potere di obbligare il singolo cittadino a fare di quel bene ciò che vuole lo Stato e non ciò che vuole il cittadino. Ad esempio: se su quel bene si imponessero tasse esorbitanti tali per cui il mantenimento del bene non fosse più sostenibile, allora in quel caso di potrebbe parlare in uno Stato di polizia, di uno Stato invadente, Ma non prima. In una società complessa anche il diritto privato alla libertà non è un dogma, ma va messo in relazione alle circostanza storiche reali. Sennò la filosofia politica del liberalismo diventa universale. Cioè una religione. Tra l’altro senza dio.

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