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Lo shock è conservatore

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Lunedì, 31 Maggio 2010

Tema: come superare presto e bene la crisi economica.
La risposta, ovviamente, non è univoca, anche se “l’esperto” di turno ospitato sulle prime pagine dei quotidiani afferma che la sua lo è. Diciamo che esistono due posizioni contrapposte. La prima è quella di chi ritiene necessario uno “shock” per l’economia, l’altra è quella secondo la quale è meglio varare riforme piccole ma significative con calma e con tutto il tempo necessario. Sostenitori della prima posizione sono soprattutto le grandi banche e le industrie, a difendere la seconda sono i sindacati e il governo. Se vogliamo personalizzare il confronto potremmo dire che alfiere della prima proposta è Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e che a sostenere la seconda è Giulio Tremonti, ministro dell’Economia. E, dato che è Tremonti colui che batte il ritmo delle riforme economiche in Italia, è conseguente che la seconda posizione è quella adottata dall’Italia.
E giustamente. Stando, infatti, alle ultime previsioni (posto il fatto che le previsioni economiche sono poco più autorevoli delle previsioni del tempo) “il peggio deve ancora venire” sia in termini di produzione industriale (nel senso che le imprese che si fermeranno saranno ancora molte) sia in termini di occupazione. Se non si crede alle previsioni, basate comunque su dei dati, basta respirare l’aria che circola negli ambienti industriali o sentire qualche imprenditore facendo finta di non essere un giornalista. Se ne ricava l’impressione che nulla, da gennaio, è cambiato davvero. Se, quindi, è vero che il peggio deve ancora venire, allora lo shock invocato da Passera e dalla grande industria potrebbe, alla fine, disperdere i suoi effetti nel pozzo senza fondo della crisi. Molto meglio iniettare quelle risorse (non solo economiche) necessarie alla crescita quando il mondo reale darà veri segni di fiducia, che poi è l’elemento che davvero manca per far ripartire i consumi. Anche perchè tutto fa pensare che dietro la richiesta di uno shock ci sia la solita voglia della solita socializzazione delle perdite dei grandi da scaricare sui piccoli. Da questo punto di vista lo shock è conservatore, le piccole riforme sono riformiste.

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