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La mia speranza per le prossime elezioni

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Mercoledì, 09 Ottobre 2019
© Getty Images

Avrei voluto sognarlo (questo articolo ne avrebbe guadagnato in potenza evocativa). Ma siccome non l’ho sognato, quello che scriverò è solo una speranza. Il fatto è che mai mi sono sentito preso in giro come in questa estate 2019 da persone che ho contribuito a eleggere. Mai mi sono sentito tanto bistrattato, dileggiato, offeso, umiliato, maltrattato, insultato, ingiuriato, irriso, disprezzato, burlato, turlupinato, ingannato, imbrogliato, raggirato, abbindolato infinocchiato come in questa estate 2019 da figuri equivoci, infidi, bugiardi, spergiuri, mentitori, falsi, sleali, impostori, profittatori, ingannatori imbroglioni come i politici che hanno dato vita a un governo che è contemporaneamente legale e illegittimo. Tranne poche eccezioni, hanno tutti mentito.

Salvini aveva giurato su ciò che ha di più caro (che a questo punto non so che cosa sia) che il governo che aveva impiegato tre mesi a far nascere con il Movimento 5 Stelle sarebbe durato fino alla fine della legislatura. Non importa la propria opinione su quel governo (ottimo, buono, cattivo, il peggiore della storia repubblicana), importa il fatto che l’8 agosto lo ha fatto cadere per una propria convenienza, il voto, tradendo la propria parola che, diceva «è una sola». Di Maio ha tradito come Salvini quando aveva, anche lui, giurato «mai con il Pd». Lo aveva assicurato ai suoi elettori, a tutto il Paese, lo aveva ribadito, confermato, ripetuto al punto che anche io ci avevo creduto. Zingaretti (che non conta nulla) aveva urlato, scritto, proclamato, promesso e giurato che in caso di crisi (la quale crisi non si deve alla sua inconsistente iniziativa politica) si sarebbe certamente, assolutamente, senza dubbio, senza tentennamenti anzi con entusiasmo corale andati a votare. (Non dico nulla di Conte perché non ho spazio).

Tutti, in egual misura, cioè la massima possibile immaginabile, hanno abusato della credulità popolare (che purtroppo è un reato depenalizzato) promettendo che avrebbero fatto il contrario di quello che hanno fatto. A questo punto quello che avrei voluto sognare questa estate è che alle prossime elezioni nessun italiano sarebbe andato a votare. Avrei voluto sognare un dato sull’affluenza alle urne pari a zero. Zero spaccato. Avrei voluto sognare seggi deserti. Nemmeno gli scrutatori avrebbero messo la scheda nell’urna al punto che non sarebbero state nemmeno aperte. Avrei voluto sognare che da qualche parte se ne sarebbe trovata una sola: solo quella. Una sola che avrebbe avuto la forza di 51 milioni di italiani con diritto di voto. Ne sarebbe stata in qualche modo la portavoce. Avrei voluto sognare che su quella scheda fossero state scritte frasi irripetibili e, di conseguenza, sarebbe stata dichiarata nulla. Esattamente come nullo è il rispetto che questi figuri che si aggirano nei palazzi romani hanno del voto degli italiani.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 10 ottobre 2019
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