BusinessPeople

La lucidità della speranza

Torna a Senza rete
Lunedì, 02 Aprile 2012

Bisogna restare lucidi. Non farsi prendere dall’istinto, dalla rabbia e dalla delusione. Ma se nemmeno un governo non eletto democraticamente (mai successo nella storia dell’Occidente tranne un’esperienza in Turchia) riesce a sbloccare il parassitismo che incrosta la creatività e le potenzialità del Paese, allora le speranze di un vero cambiamento sono ben difficili da alimentare. Perché, finora, questo governo si è distinto nella manutenzione dell’esistente, nella tinteggiatura della casa comune e non nella sua ristrutturazione. Ma bisogna essere lucidi e non farsi sopraffare dallo sconforto che viene solo in parte mitigato dalla raffica di riforme che i tre partiti che sostengono la maggioranza hanno deciso di avviare soprattutto per quanto riguarda il lavoro con la messa in naftalina del famigerato articolo 18. L’Italia ha bisogno di questo? Sì, certo, ne ha bisogno, ma non sarà per questo che le multinazionali straniere decideranno, potendo scegliere tra tutti i Paesi del globo, di venire ad investire qui e non solo per comprare una fabbrica che esiste già. Il punto continua a essere la presenza di uno Stato soffocante che, non riuscendo a riformare se stesso, pensa che riformando l’ambiente circostante si possa soprassedere alla sua invadenza. No, non è così. Dopo la riforma delle pensioni, la maximanovra dell’anno scorso, l’annuncio (e sottolineo: annuncio) della riforma del mercato del lavoro, ora è arrivato il momento di ripensare profondamente la “quantità” di presenza di Stato nella vita delle persone sbloccando liberalizzazioni, modernizzazioni, privilegi, caste.
E chi ha reso impossibile agire su questo fronte non sono stati i partiti, ma le lobby che si sono impossessate di loro. Non c’è alcun ideale che possa bloccare un Paese. E se c’è, è sbagliato. Detto questo occorre aggiungere che il dubbio che Monti sia un liberale comincia ad assalire chi sperava in lui. Il suo decreto liberalizzazioni, già debole per come era stato partorito dal Consiglio dei ministri, esce dal dibattito parlamentare ancora più vacuo. Sembra il compito in classe scritto da uno studente svogliato.
Lo stesso per il taglio alle spese. Non si è ancora visto nulla. Idem per l’apertura degli ordini professionali. Zero. Lo stesso per il taglio incisivo dei costi della politica. Niente. Idem per l’aumento del ruolo internazionale dell’Italia. Nulla di nuovo. Giustizia? Giusta la responsabilità civile dei magistrati, ma della lunghezza dei processi e della riduzione dei tribunali non si è sentita che qualche frase distratta in qualche convegno di second’ordine. Tasse? Servono esclusivamente per sostenere le uscite, non per risanare i conti né (figuriamoci) per finanziare la ripresa. Cuneo fiscale sul costo del lavoro? Aumentato.
Il 33% circa della busta paga lorda di un lavoratore finisce nella pensione obbligatoria pubblica che usa quei prelievi per pagare le pensioni di chi è già oggi in pensione. Credito alle imprese? Stendiamo un velo pietoso. I milioni di euro che le banche hanno incassato dalla Bce all’1% di tasso sono serviti per comprare i titoli italiani facendo fare una splendida figura all’attuale governo: ha potuto assegnarsi un merito, quello di aver abbassato il differenziale di rendimento dei titoli italiani rispetto a quelli tedeschi, che dovrebbe essere attribuito a Mario Draghi che, sfidando l’opposizione tedesca, ha, di fatto, stampato moneta. Ma, come si dice, bisogna essere lucidi. Meglio continuare ad alimentare la speranza piuttosto che darsi per vinti.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LE OPINIONI
PEOPLE MOVING
LA RIVISTA
Anno XII n 11 novembre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media