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La finanza di carta non ha mai smesso di giocare

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Domenica, 07 Ottobre 2012

Gli Usa crescono del 2% l’anno e hanno una disoccupazione dell’8%. L’Eurozona è in recessione e ha una disoccupazione dell’11%. E Obama rischia seriamente di perdere le elezioni, oltre che sulle questioni di politica internazionale in seguito alla recrudescenza del fondamentalismo islamico, proprio sulle vicende economiche, perché è accusato di non fare abbastanza per fare aumentare l’occupazione. A salvarlo sarà Ben Bernanke, il presidente della Fed, che ha annunciato un piano di acquisto di titoli di Stato Usa, utile per immettere liquidità nel sistema economico, per 40 miliardi al mese.

Barack Obama © GettyImages

Barack Obama

Se fossi americano (e, parafrasando Gaber: per fortuna e purtroppo non lo sono) ciò che mi convincerebbe a non votare Obama è che non ha fatto praticamente nulla per risolvere alla radice i motivi che hanno scatenato la crisi finanziaria del 2008. Ha, è vero, reagito agli effetti, ma non ha nemmeno tentato di eliminare le cause. E il modo più efficace per ridurre i rischi di nuovi crack sistemici ingenerati dall’eccesso di finanza non consiste nel redigere nuove regole che impongano nuovi controlli sull’esistente, ma è cambiare l’esistente, ovvero dividere in due le grandi banche internazionali: da una parte gli istituti che speculano e dall’altra gli istituti che trattano i soldi di privati e imprese. Con il risparmio di questi ultimi non si può e non si deve speculare, per esempio, sulle materie prime o sui derivati di credito. I soldi di persone e imprese devono restare nell’ambito di cittadini e imprese; chi vuole giocare a Chi vuol essere milionario giocherellando con liquidità artefatta scambiandosi titoli sintetici con i propri amichetti lo faccia pure (siamo tutti liberali, no?), ma alzare un muro divisorio tra il Luna Park dalle montagne russe traballanti e la fabbrica di fianco è un imperativo politico che nessuno ha mai voluto affrontare.
Né Obama né, tantomeno, i politici europei. Il problema è che nemmeno l’avversario repubblicano Romney ha alcuna intenzione di disturbare i manovratori dei soldi. Per questo il circo impazzito della finanza ha già ricominciato a mostrare i suoi numeri peggiori.

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