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La democrazia vale quel che costa?

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Lunedì, 31 Maggio 2010

Le dichiarazioni dei redditi dei politici lasciano sempre l’amaro in bocca. È un riflesso istintivo che è scattato anche di recente quando i giornali hanno reso note le dichiarazioni dei parlamentari del 2008. Io credo che se nel 2009 si scoprisse che hanno guadagnato la metà rispetto all’anno precedente (illuso!) la sensazione di scandalo diminuirebbe, sì, ma di un nulla. In effetti, se ci si pensa, è strano, perché a ben vedere, le dichiarazioni dei redditi dei politici, al netto di eventuali altri redditi non dichiarati (e ci siamo capiti), corrispondono più o meno a quelle di un manager di buon livello, di un piccolo-medio imprenditore. Nulla di più. E allora, perché questa sensazione di sconcerto?
Il punto è che in testa scatta automaticamente un riflesso condizionato che ci fa pensare che non se li siano meritati. Nella nostra testa se l’imprenditore guadagna molto o moltissimo, pensiamo che sia grazie al suo lavoro. Se un politico guadagna poco o pochissimo per noi sono comunque troppi perché pensiamo che non se li sia meritati.
In effetti ad assistere allo spettacolo che la politica ha offerto agli italiani negli ultimi mesi, soprattutto in quelli pre-elettorali, la sensazione non è ingiustificata. Lo spettacolo ha rafforzato, e non poteva che essere così, in noi l’idea che qualsiasi cifra sia eccessiva. È facile dire che si tratta di populismo, di disfattismo, un po’ più difficile dimostrare con i fatti che un politico produca abbastanza da giustificare ciò che guadagna. In altre parole: non sono gli Italiani a dover cambiare opinione per paura di non essere abbastanza intellettualmente evoluti da capire che “la democrazia costa”, sono i parlamentari che devono dimostrare con i fatti che il loro lavoro produce davvero una società più giusta, migliore, più sana, più aperta al futuro e più attenta agli ultimi, a chi non ce la fa, incentivando i migliori ad emergere e le imprese a innovare. Fino a quando non smetteranno di offrire spettacoli indecenti ai loro elettori, i loro elettori sono autorizzati a pensare che, qualsiasi cifra guadagnino sia comunque eccessiva. E non sbagliano.

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