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Il sequestro delle parole

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Venerdì, 06 Ottobre 2017
© Gettyimages

La distruzione dei simboli storici in America e la proposta di cancellare le scritte inneggianti a Benito Mussolini in Italia, non sono episodi disgiunti da alcune leggi che, da noi, sono state presentate (e rischiano di essere approvate) in Parlamento. A parte il fatto che gli unici altri al mondo che in tempi recenti hanno abbattuto statue sono stati i talebani, c’è un filo rosso che lega la distruzione del passato con la contestazione del presente e la definizione del futuro. Questo filo rosso porta al massimo di democrazia con il minimo di libertà. Vediamo perché.

Partiamo da Emanuele Fiano: vorrebbe cancellare una serie di parole scritte su monumenti e palazzi che possano far tornare alla memoria il Ventennio e combattere, anche su internet, uguali espressioni. Lotta anche sui giornali, in tv, insomma, ovunque. Poi c’è la proposta di Sergio Lo Giudice (sempre Pd) che vuole impedire la libertà di pensiero in ambito sessuale. Gli esperti dicono che se si facesse come dice lui io, insieme a un certo numero di femministe non allineate, sarei passibile della pena del carcere se dicessi, come penso, che l’utero in affitto è il più grande obbrobrio che possa essere inflitto al corpo di una donna. Poi c’è la proposta di legge per combattere l’hate speech su internet, dove, quindi, non sarei libero di mandare a quel Paese chi mi pare, e un’altra ancora che vuole smascherare le bufale online. Impresa, ovviamente, impossibile.

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Un filo rosso lega

la distruzione del passato

con la contestazione

del presente e la

definizione del futuro

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Tutti coloro che hanno proposto queste leggi lo fanno per il bene dell’Umanità, per questo è difficile sostenere posizioni avverse come, invece, bisognerebbe fare. E come dovrebbero fare soprattutto quei “sinceri democratici” che si sentono depositari della Verità. L’impostazione culturale di queste proposte è profondamente illiberale e, quindi, profondamente fascista. Trova il suo fondamento su quello che può essere definito “il sequestro delle parole” per ottenerne l’uso in monopolio. Ad esempio: la parola “antifascismo” si può pronunciare solo a sinistra, al punto tale che non puoi essere antifascista se non sei di sinistra. Non puoi essere liberale e antifascista. Non puoi essere cattolico e antifascista. Puoi esserlo solo se sei un liberale e un cattolico di sinistra. Lo stesso succede con “democratico”. Non puoi essere democratico e di destra, il democratico è solo di sinistra.

Quindi, o sei di sinistra o sei sospettabile di non essere democratico e se dimostri che sei democratico, ma di destra, allora probabilmente sei individualista, di certo populista, perciò razzista, evidentemente xenofobo e quindi fascista. I democratici di sinistra sono così “veri”, “puri” e “buoni” da poter, senza timore di essere ridicoli, proporre leggi che mettono fuorilegge la libertà con lo scopo di aumentare il tasso di democraticità di un popolo facendolo diventare molto più “buono” di quanto non sia. E la libertà vada a farsi fottere.

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Anno XII n 12 dicembre 2017
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