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Il guaio della concertazione italiana è che non è tedesca

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Giovedì, 02 Agosto 2012

Secondo Mario Monti la concertazione «è alla base di molti guai italiani». Interessante polemica, anche se un po’ vecchia. Stabilire se sia vero o no che la concertazione sia stata una con-causa dei guai italiani è compito degli storici, però è utile cercare di capire perché Mario Monti “il sobrio” abbia voluto inaugurare un nuovo fronte di scontro con i sindacati, la Cgil in modo particolare, dopo quello che, non per colpa sua, si è aperto con il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi.

Mario Monti e Angela Merkel © GettyImages

Mario Monti e Angela Merkel

Mario Monti è un ammiratore di quella che viene comunemente chiamata “Economia sociale di mercato” (che è il termine con il quale si indica, a volte anche un po’ superficialmente, la Dottrina Sociale della Chiesa) che, a sua volta, prende spunto dall’ordoliberismo tedesco il cui maggiore esponente è stato Wilhelm Röpke. Il quale, perché sia chiaro, era un liberale anti keynesiano.
Uno dei frutti migliori di questa teoria è la mit-bestimmung, cioè la co-determinazione, che è cosa ben diversa dalla “concertazione” italiana. La co-determinazione non è la possibilità per i sindacati di entrare nella stanza dei bottoni delle imprese tedesche (in realtà essi sono presenti nei Consigli di Sorveglianza dove di bottoni ce ne sono pochi), ma è la capacità di ogni singola impresa di co-determinare, appunto, con i sindacati le migliori azioni da intraprendere per il bene dell’impresa, e non solo per il bene dei lavoratori. La mit-bestimmung renana è quella che ha consentito i contratti di solidarietà a tappeto nell’industria automobilistica tedesca, salvandola. E questa è la seconda caratteristica della co-determinazione: è decentrata, cioè sussidiaria. Avviene a livello di singola impresa dove esistono sindacati fortissimi che inducono, quasi obbligano, anche la proprietà a essere altrettanto determinata. La concertazione italiana è invece centralistica: a livello di governo i rappresentanti dei lavoratori, quelli degli imprenditori, il governo, e magari qualche centro studio, si ritrovano per decidere, ad esempio, i livelli di salario uguali su tutto il territorio nazionale, togliendo molto potere ai propri rappresentanti locali che, nella migliore delle ipotesi, si limitano a controllare l’applicazione degli accordi stretti altrove. Ma a livello di ogni singola impresa la possibilità di adattare un quadro generale alle particolari condizioni contingenti è molto scarsa. Monti non sopporta la concertazione (al di là di qualche merito che nella storia economica italiana oggettivamente ha avuto) perché ha in testa un ideale tedesco. E ha ragione lui.

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