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Gli imprenditori non sperino nella politica

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Lunedì, 11 Marzo 2019
Luigi Di Maio-5 Stelle © Getty Images

Sono rimasto stupito che un pentastellato qualsiasi, che so, un Di Battista, una Lezzi o un Di Maio non abbia tirato fuori Bob Kennedy che, nel 1968, disse che «il pil misura tutto, tranne ciò che rende una vita degna di essere vissuta». Sarebbe stato perfetto citarlo quando la Commissione Ue ha ri-rivisto al ribasso le stime della crescita del prodotto interno lordo italiano nel 2019 allo 0,2%. Se si pensa che, inizialmente, il governo puntava al +1,5%, c’è da rimanere esterrefatti. D’altra parte, si sa, la percentuale di crescita prevista del pil è l’unico numero davvero importante in una manovra finanziaria: sistemato quello, il resto ne consegue: entrate fiscali, occupazione, export. Cioè: i governi, invece di stimare come andrà l’economia partendo dagli indicatori (cioè dal basso), fissano una percentuale di crescita del pil (cioè dall’alto) che serve per fare quadrare le percentuali che dovrebbero giustificarlo. È, come al solito, la realtà che si deve adeguare all’ideologia.

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Cosa aspettarsi dal 2019? L’ignavia economica, il tirare a campare fino a quando i nodi, nel 2020, verranno al pettine

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Io non so come andrà il 2019. Ovviamente spero che la Commissione si sbagli, ma dato che ha rivisto al ribasso anche la crescita della Germania (dall’1,8% all’1,1%, Berlino come tradizione, è più pessimista e lo ha fissato all’1%) credo che non si sbagli di molto. Se frena la Germania, freniamo noi: è una questione quasi fisica. Una cosa, però, la so: le attuali ricette economiche non sono in nulla dissimili a quelle dei governi precedenti. Lo sperpero di denaro pubblico disegna una traiettoria che va dagli 80 euro di Renzi ai 780 di Di Maio. Parte dall’Ape sociale, l’Ape volontaria (che erano forma di anticipo pensionistico) di Renzi e porta a Quota 100 di Salvini. Parte dall’incapacità di aprire i cantieri dell’ex ministro delle Infrastrutture e porta a Toninelli (e ho detto tutto). Parte dagli attacchi alla Banca d’Italia di Renzi e porta agli attacchi alla Banca d’Italia di Salvini e Di Maio.

Sapere di chi è la colpa non aiuta la crescita, ma aiuta a capire che non è dalla politica che gli imprenditori possono aspettarsi qualcosa. Il presidente di Confindustria, Boccia, pare non aver capito che non può chiedere al governo di aprire un dialogo con i “corpi intermedi”, perché Lega e 5 Stelle pensano, nella migliore delle ipotesi, di essere loro il corpo intermedio tra popolo e potere e, nella peggiore, che i corpi intermedi sono una “casta”. Cosa c’è da aspettarsi per il 2019 da questo governo? Secondo me, una cosa: il galleggiamento, l’ignavia economica, il tirare a campare fino a quando i nodi, nel 2020, verranno al pettine e le clausole di salvaguardia dovranno essere onorate. Se non si vuole aumentare l’Iva (e non si sarà potuto vendere l’oro di Bankitalia), resterà la strada dello sforamento del limite del 3% tra deficit e pil, senza il consenso dell’Europa. Oh... naturalmente tutto questo se non succede un miracolo. E io ai miracoli ci credo.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 3 marzo 2019
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