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Giornali da supermercato

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Mercoledì, 06 Settembre 2017
Giornali da supermercato

Al tempo della prima guerra del Golfo venne coniato un termine per definire i giornalisti che seguivano le operazioni militari seguendo le truppe americane: “embedded”. La traduzione letterale è “inserito” o “incorporato”. Venne usato, e si usa ancora oggi, in termini dispregiativi per indicare il giornalista che non va a cercare le notizie, ma accetta per buone quelle che gli vengono passate. Il giornalista embedded, insomma, rinuncia alla sua indipendenza e alla sua funzione di cercatore di verità scomode perché è più comodo, e non rischi smentite, scrivere le notizie che ti passano gli americani.

La figura del giornalista embedded, da allora, si è evoluta trascinando una buona parte dell’editoria cosiddetta “mainstream”. Il giornalista embedded è quello che scrive cose che non sa se sono vere o no, ma alle quali attribuisce autorevolezza per il solo fatto che vengano da una fonte autorevole. E qui siamo ancora nella parte meno peggiore del comportamento del giornalista embedded. Perché la peggiore arriva quando prende una posizione e da quella non si schioda, anche se tutto ciò che gli gira intorno gli dice che è sbagliata. Lui non cerca la verità, o qualcosa che gli somigli, o perlomeno qualcosa che nessuno ha ancora scritto. No. Lui scrive banalità mainstream come mainstream è il giornale sul quale scrive e come mainstream è la mentalità alla quale si rivolge.

Non vuole stupire, vuole distinguersi dal coro non cantando un’altra canzone, ma cantando a squarciagola, la stessa melodia che cantano tutti gli altri. Il giornalista embedded non è pigro, è, anzi, iperattivo perché solo così può nascondere il vuoto che lo accompagna. Scrive tanto, ma sempre le stesse cose. Alla fine, il giornalista embedded infetta del suo virus l’intero giornale per il quale scrive che diventa irrilevante, inutile e vecchio. Ovviamente il primo giornalista embedded di un giornale è il direttore: non cerca nuovi lettori, gli basta perdere meno lentamente quelli che gli rimangono.

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Il giornalista embedded

è quello che scrive

cose che non sa

se sono vere,

ma alle quali attribuisce

autorevolezza

per il solo fatto che

vengono da

una fonte autorevole

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Il giornalista embedded è al seguito dell’opinione comune, è il guardiano dell’ovvio e, ovviamente, è il giullare del potere. È quello che scrive quello che tutti pensano senza starsi a interrogare se sia vero. È lo scandalizzato permanente, perché essere scandalizzato a fasi alterne segnalerebbe una pericolosa indipendenza di giudizio. È il buonista sempre e comunque, ma anche il cattivista a oltranza: a entrambi non interessa il vero, ma che sia chiaro da che parte ognuno di loro due sta. Come i detersivi al supermercato: a sinistra ci sono quelli biologici, a destra quelli industriali.

Per questo quando si va in edicola a comprare un giornale non bisogna domandarsi: qual è il giornale migliore? Ma chiedersi: voglio un giornale bio o industriale? Nel primo si trovano tutti i giornalisti bio, nel secondo tutti giornalisti industriali. Trovare un giornalista bio nel giornale industriale è ormai impossibile. Tutti embedded.

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