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Essere bravi non basta più

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Giovedì, 04 Agosto 2011
Adam Smith © GettyImages

Adam Smith (1723-1790) è stato filosofo ed economista scozzese. Gettò le basi dell’economia politica classica

Se io fossi un imprenditore non leggerei più i giornali. Non sopporterei il diluvio di notizie di corruzioni, concussioni, truffe, raggiri che la realtà fa emergere quotidianamente. Di fronte alla quantità (e, se si può dire, la “qualità”) della criminalità economica e politica che ci sovrasta è evidente che sono pure teorie (“teoria” qui sta per “bugia”) quelle di chi afferma che occorre “riformare il sistema”, varare una nuova “architettura istituzionale” o “rafforzare i controlli”. Purtroppo bisogna prendere atto che di fronte al dilagare così scomposto di reati economici nessuna riforma, nessuna nuova architettura e nessun nuovo controllo, anche se sono necessari, riusciranno a scalfire di un epsilon la naturale tendenza alla delinquenza finanziaria.
Forse bisogna partire dal principio, dal principio della scienza economica, da Adam Smith che aveva colto, in mezzo a molte approssimazioni, una grande verità: «Per quanto egoista si possa ritenere l’uomo, sono chiaramente presenti nella sua natura alcuni principi che lo rendono partecipe delle fortune altrui e che rendono per lui necessaria l’altrui felicità, nonostante da essa egli non ottenga altro che il piacere di contemplarla» (Teoria dei sentimenti morali ).
Smith (che in troppi citano solo in parte) dice che non è vero che l’uomo è “naturalmente” egoista, quindi disposto a tutto per ottenere un vantaggio per sé, ma nota che per lui è “necessaria l’altrui felicità”, termine che oggi potremmo tradurre con “benessere”. Questa inclinazione naturale al bene (potremmo dire: non rubare, non corrompere, non evadere le tasse, non truffare, non compilare bilanci falsi) necessita però di una cosa che Smith non ha approfondito; ha bisogno di essere educata e l’educazione non è altro che il dispiegarsi di un esempio concreto, cioè di uomini educati al bene. Per stare nel mercato, per fare l’imprenditore non occorre solo essere bravi, come Smith altrove con forza sostiene, ma occorre anche essere “buoni”. E non è un richiamo moralistico ad un astratto comportamento angelico: consiste nel fatto che se uno oggi corrompe qualcun altro, le dinamiche del mercato porteranno domani anche il suo concorrente a corrompere qualcun altro in una spirale dalla quale nessuno uscirà più vivo. Essere “buoni” e non solo “bravi” è una delle condizioni per essere imprenditori desiderando non solo la propria ma anche “l’altrui felicità”. In caso contrario non si può che augurare buona galera a tutti.

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