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Elogio del voto inutile

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Martedì, 06 Marzo 2018
Mario Draghi © Getty Images

Sono di quelli che non aveva nessuna voglia di andare a votare. Votando non volevo che si pensasse che io credo davvero a chi mi vuole illudere che il mio voto conti qualcosa (anch’io ho riletto questa frase due volte prima di capirla, fatelo pure voi). D’altra parte: se non voto la do vinta esattamente a chi tenta di illudermi che il mio voto conti qualcosa, perché gli permetto di continuare a percularmi.

Gli illusionisti della democrazia sono tutte quelle sovrastrutture ultranazionali che hanno costruito intorno all’Italia una tale rete di vincoli e costrizioni amministrative e burocratiche, che rende di fatto inutile che io dica come la penso. Votare è diventato un atto amministrativo, come fare un certificato all’anagrafe. Fosse in vita oggi Pasolini, forse non scriverebbe più «nulla è più anarchico del potere», perché lui si riferiva al potere democristiano, che era effettivamente anarchico, ma oggi quale potere è anarchico? Nemmeno il male assoluto, l’Ue, lo è, perché si è data essa stessa delle regole talmente vincolanti che, di fatto, le impediscono di comportarsi come vuole. Quindi, di essere un potere. È un’entità amministrativa che risponde a vincoli amministrativi auto-imposti al fine di rendere non inutile ma ininfluente la democrazia. L’aspetto più evidente di questa impossibilità del potere di essere anarchico, quindi di essere un potere, consiste nel fatto che l’unico organo europeo che viene votato democraticamente è il Parlamento, che è l’unico del mondo che non può proporre leggi.

L’impossibilità di esercitare il potere in modo anarchico rende inutile eleggere persone che quel potere dovrebbero esercitarlo. E quindi: che senso ha votare una persona che, una volta arrivata al potere, non può esercitare il potere, il cui esercizio è esattamente il motivo per il quale l’ho votata? In questo senso, è rivelatrice una frase di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale europea, quando disse che l’economia europea è governata dal «pilota automatico». E ricordo ancora con orrore quando l’ex ministro tedesco delle Finanze, Schauble, teorizzò l’inutilità della democrazia quando il popolo greco fu chiamato a votare sull’accettazione o meno dei sacrifici chiesti dall’Europa per salvarla. (Alla fine aveva ragione Schauble: vinsero i no, ma i sacrifici furono tutti accettati). L’Europa ha creato una democrazia elitaria: solo i ricchi se la possono permettere e già solo questo dovrebbe farci incenerire le budella dal raccapriccio. Ma succede solo a me?

Però! Però da questo paradosso ho trovato la via d’uscita. Se non andare a votare significa darla vinta a chi mi illude e se votare un qualsiasi partito mainstream significa fargli credere che io creda che il mio voto serva, l’unica alternativa è quella di esprimere un voto totalmente inutile. Totalmente, assolutamente, inequivocabilmente inutile. Votare chi non ha nessuna possibilità di vincere. E, probabilmente, non ha nemmeno alcuna possibilità di entrare in Parlamento, ma con il quale condivido uno spirito. Perché prima di parlare di democrazia occorre avere il desiderio di essere liberi. Io questa volta voto il desiderio di libertà. Per questo ho vinto io.

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Anno XIII n 12 dicembre 2018
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