BusinessPeople

È iniziata una nuova guerra

Torna a Senza rete
Venerdì, 04 Dicembre 2015

(Avvertenza per il lettore: questo è un articolo con un grado di ipocrisia tendente allo zero, si consiglia a chi non è abituato, di tornare in hompage ).

Commemorazione-Parigi-strage © Getty Images

Uno dei tanti gesti in memoria delle vittime

È iniziata la terza guerra mondiale. I politici non lo diranno mai, tutti preoccupati a tranquillizzarci per non perdere le prossime elezioni, ma è così. La strage di Parigi ha precipitato gli eventi, ma se si considera il numero di nazioni impegnate in Medio Oriente, la vastità del territorio oggetto dei bombardamenti e la pervasività della minaccia è chiaro che siamo entrati in una fase della storia che segna una cesura con quella precedente. E, importante, la terza guerra mondiale non è stata “autorizzata” dall’Onu e questo significa che ogni singolo Stato che partecipa ai combattimenti lo fa per propria decisione, senza aver demandato a nessuno questa scelta.

La diversità di questa guerra da quelle precedenti consiste anche nel fatto che i soldati nemici sono già in territorio ostile, cioè da noi, in Europa e in Usa. Questo complica notevolmente le cose, perché a ogni attacco portato in Siria rischia di corrispondere una recrudescenza degli attacchi dei nemici in Europa. È diversa anche perché i nemici possono contare su alleati oggettivi che, pur non volendolo, pur in buona fede, agevolano le sue operazioni. Sono i pasdaran del dialogo e dell’integrazione, dell’accoglienza e della tolleranza, quelli per i quali la colpa della nascita dell’Isis è dell’Occidente e che, per questo, l’Occidente non è autorizzato a reagire perché solo la sua remissività potrà emendarlo davanti al tribunale della storia. La guerra in Iraq è stata un errore, il bombardamento francese della Libia è stato un errore e chissà quanti altri errori si possono imputare all’Occidente, su questo non c’è dubbio. D’altra parte lo studio della storia è lo studio degli errori umani e di decisioni che sembravano perfette e si sono rivelate disastrose. Gli “errori dell’Occidente” non sono una buona argomentazione per negare la necessità di annullare il male dalla faccia della terra: l’Isis, per essere chiari, è più frutto degli errori del Medio Oriente più che di quelli dell’Occidente.

"

I NOSTRI "ERRORI"

NON SONO UN MOTIVO

PER NEGARE L'URGENZA

DI COMBATTERE

"

L’integrazione è possibile, certo, il dialogo pure, la tolleranza è un dovere, ma sono tutti valori che o sono reciproci o sono una debolezza. L’Europa ha certamente il dovere di essere tollerante perché su questo ha basato il proprio benessere, ma quando si è in guerra questo vale un po’ meno, proprio perché a ogni bomba che cade a Raqqa un soldato nemico si sentirà autorizzato a reagire facendosi esplodere da noi. Ma non ci sono alternative: l’Isis va distrutto, annientato, sepolto e con lui il suo carico di odio e di morte. E tutto questo va fatto non per imporre la superiorità della civiltà occidentale e della sua religione cristiana, ma per salvare vite: quelle degli europei ma anche (e direi, soprattutto), dei cristiani arabi, dei curdi, degli yazidi, dei musulmani non estremisti che abitano in Siria. Per quanto riguarda i musulmani moderati che abitano in Europa, invece, io devo ancora capire da che parte stanno della trincea.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LE OPINIONI
PEOPLE MOVING
LA RIVISTA
Anno XII n 11 novembre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media