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È facile fare i puri con i soldi degli altri

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Venerdì, 03 Maggio 2019

Sono contrario al salvataggio di Radio Radicale. Radio Radicale si deve salvare da sola perché ne ha le competenze, le capacità, le possibilità. Con quello che è, non doveva nemmeno finire nel cul de sac dove è finita, e dove è, in realtà, da decenni. Il fatto è che non ha mai fatto nulla per uscirne, contando, per la propria sopravvivenza, solo ed esclusivamente sui finanziamenti pubblici, arrivati a pioggia per decenni al ritmo di milioni ogni anno. A parte la insanabile contraddizione tra una radio espressione di un partito che ha fatto del mercato, delle sue capacità di premiare i migliori e punire i peggiori, il proprio mantra, i finanziamenti pubblici potevano avere un senso quando la radio è nata, ma oggi quei finanziamenti pubblici vanno tagliati a Radio Radicale anche a costo della sua chiusura.

Cerco di spiegare perché. Vanno tagliati perché Radio Radicale, da quando è nata, ha sempre intenzionalmente, addirittura vantandosene, evitato di confrontarsi con quello stesso mercato che dice di adorare. Non ha mai voluto pubblicità, per esempio, credendo che uno spot tra un programma e l’altro sporcasse le vesti bianco-immacolato di un organo di stampa espressione di un partito che continua a ritenere le proprie idee moralmente superiori a quelle di tutti gli altri. E questo nonostante le indecenti giravolte politiche di uno dei suoi (ex?) esponenti di punta, quell’Emma Bonino sempre alla ricerca di una poltrona purchessia concessa da chissenefregachi.

Nella testa di Radio Radicale sono “gli altri”, essendo inferiori culturalmente, che possono e devono andare a cercare soldi chiedendoli a centri media, uffici marketing e pubblicitari. Radio Radicale no... Non è fatta per queste bassezze... Non va a cercare soldi. Li pretende proprio. Li esige dallo Stato, che da una parte accusa di essere un “regime” e, in quanto regime, se smette di concedergli vuol dire che è davvero un regime che chiude una voce che, a differenza di tutte le altre, è “libera”. Chiaro il concetto? Tu sei un regime, ma mi devi dare i soldi e se non me li dai vuol dire che avevo ragione io e tu sei davvero un regime. Geniale, no? Invece di almeno tentare di stare in piedi con le proprie forze, accusa di complottismo lo Stato che detesta. 

È un’insanabile contraddizione. Non valorizza l’archivio che possiede, e che ha un valore, oltre che informativo (non dico “civile”, perché è una parola che non vuol dire assolutamente nulla), anche economico, perché Radio Radicale dice di svolgere un servizio pubblico e, quindi, lo Stato deve pagare e tacere. E ringraziare, pure. Perché loro sono puri tra i puri, i più puri dei puristi, i purerrimi. Ma è facile fare i puri con i soldi degli altri. Muovessero il culo e andassero a guadagnarseli, come facciamo tutti, quaggiù.

P.S. Questo articolo è stato scritto da uno che divide in due l’umanità: quelli che la mattina ascoltano Stampa e regime  di Massimo Bordin e quelli che non lo fanno. Io l’ascolto.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 5 maggio 2019
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