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È colpa del Papa!

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Lunedì, 31 Maggio 2010

L’ultima dal pianeta degli economisti ci regala una vera perla. Eccola: la colpa della crisi finanziaria è della Chiesa. In attesa che qualcuno accusi il Vaticano del buco nell’ozono, occupiamoci di questo addebito che mi pare già abbastanza grave.
Lo ha formulato Luigi Zingales nel libro scritto con Gianpaolo Salvini, direttore de La Civiltà Cattolica, intitolato Il buono dell’economia (Università Bocconi Editore). Parlando di etica ed economia Zingales afferma che, è vero, la crisi ha anche origini etiche (ma quando lo disse il Papa nessuno gli dette ascolto) e quindi occorre porre dei limiti, dei freni, dei paletti all’agire delle persone e questi limiti “morali”. Per Zingales, li deve porre la società civile sanzionando comportamenti palesemente contrari al sentimento comune (come, per esempio, i super bonus ingiustificati). Ed ecco la perla: «Non vedo un numero sufficiente di persone pronte a scandalizzarsi. Individuo in questa lacuna una grave mancanza da parte della Chiesa» perché «a me pare che spesso anche la Chiesa finisca con il risultare connivente con queste situazioni: proprio in quei casi nei quali anzi dovrebbe ergersi a giudice morale: proclamare la contrarietà e l’immoralità al proprio insegnamento di certi atteggiamenti: in alcuni casi addirittura rifiutare tra le proprie fila chi li mette in atto. Perché, mi chiedo, i divorziati non sono ammessi alla comunione mentre non esistono sanzioni altrettanto severe per le violazioni etiche in campo economico?»
E poi aggiunge: «Nei paesi di religione protestante (…) ogni parrocchia ha un consiglio i cui componenti danno indirizzi, lanciano moniti e quindi comminano una sanzione ai propri fedeli».
Alcune domandine: come mai se la Chiesa protestante è dotata di un sistema sanzionatorio migliore di quello della Chiesa cattolica, gli scandali finanziari peggiori sono esplosi nelle banche americane, notoriamente guidate da uomini di religione protestante, invece che nelle casse rurali italiane? Seconda domandina: ma di porre limiti e paletti non doveva occuparsi il Financial Stability Board? Terza domandina: visto che la Chiesa è “connivente” con i truffatori, le regole che, prima o poi, il Financial Stability Board individuerà si dovranno applicare anche alla governance delle parrocchie? Ultima domandina: a quando un bel saggio sulla necessità di una magistratura parrocchiale che, dopo tre gradi di giudizio, accerti l’idoneità per i sacramenti?
marcocobianchi.wordpress.com

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