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Che fare dell’Italia liberata da Renzi?

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Mercoledì, 04 Gennaio 2017
Matteo Renzi-dimissioni © Getty Images

La sera del 4 dicembre, dopo l’esito del referendum, Matteo Renzi ha dato le dimissioni da presidente del Consiglio

Lo ammetto. Ho festeggiato. Sono stato contento. La caduta di Renzi è stata per me una liberazione. La vittoria dei No l’ho celebrata con una birra ghiacciata a stomaco vuoto, sapendo che sarebbero bastati cinque minuti e lo stomaco avrebbe cominciato a bruciarmi. Ho fumato una sigaretta domenica 4 dicembre alle 11 e 5 sapendo che era l’ultima dell’era renziana, e ne ho fumata un’altra esattamente un’ora dopo sapendo che era la prima dell’era post renziana. Una gran bella serata. Ci siamo liberati di un ragazzino che ha conquistato il potere senza passare dalle urne, che ha governato con l’arma del ricatto verso i propri compagni di partito e verso tutti gli italiani, stampa compresa. Un presidente del Consiglio che ha potuto godere di un incrocio miracoloso di tassi bassi, petrolio a 50 dollari, il consenso di giornali e Tv come mai si era visto prima e di una comprensione per le sue scorribande nei conti pubblici da parte dell’Europa mai accordata a nessun altro leader politico italiano.

Eppure, alla fine, che resta? Resta un Paese che nel 2016 crescerà dell’1% in cambio, però, di un aumento del debito pubblico di oltre 100 miliardi. Un disastro. E ora? Ora, come dice il sommo poeta Francesco Guccini (altro che Bob Dylan) ora è il momento di «costruir su macerie» e per farlo occorre, prima di tutto, smetterla di raccontare frottole.

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DOPO AVER SPRECATO

CINQUE ANNI

È NECESSARIO

UN NUOVO SHOCK.

E NON SARÀ PIACEVOLE

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L’economia italiana è anemica. Ferma. Incollata. Siamo nella stessa identica situazione del 2011. Abbiamo perso cinque anni. Ora: chiunque eserciti un minimo di onestà intellettuale deve ammettere che se oggi l’Italia non è fallita o commissariata è perché è stata fatta, nel 2011, la riforma delle pensioni, la famigerata Legge Fornero, che tutti i governi successivi hanno irresponsabilmente smontato pezzetto per pezzetto. Non era certo una legge perfetta, anzi, era tecnicamente zoppicante, ma bisogna ammettere che ha salvato l’Italia perché ha dato il segnale ai mercati che il Paese voleva, finalmente, mettere a posto i propri conti facendo riforme serie. Dolorose ma serie.

Nel 2017, ripeto, dopo aver perso cinque anni, sarà necessario un nuovo shock e non sarà affatto piacevole. Perché è chiaro che un Paese con 2.300 miliardi di euro di debito che cresce dell’1% l’anno (quando va bene) non ha le risorse per ripagare chi gli ha prestato i soldi. Spero di essere stato chiaro. Provo a esserlo ancora di più: o lo shock ce lo infliggiamo da noi oppure ci penseranno tre signori che si chiamano Tro, I, Ka. (Questa è la parte in cui la birra ghiacciata comincia a mordere lo stomaco).

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