Sono andato alla convention di Stefano Parisi perché mi piacciono le sorprese. E Parisi è certamente una sorpresa. Che mi è piaciuta. E mi è piaciuto il livello dei relatori che ha chiamato a parlare sul palco (nulla a che vedere con la Leopolda, per capirci). E grazie ad alcuni di questi interventi (Anna Monia Alfieri, suora esperta di educazione e scuola, Giancarlo Cesana, esperto di sussidiarietà, per esempio) ho ricordato una cosa che avevo capito, ma che mi ero dimenticato, ovvero: in che cosa consiste davvero il tradimento dei politici cattolici.

Don Luigi Sturzo © Getty Images

Presbitero e politico, don Luigi Sturzo fondò nel 1919 il Partito popolare italiano

Non consiste (solo) nella mancata difesa dei valori eticamente sensibili come aborto, divorzio e matrimonio gay (che comprende la stepchild adoption: non prendiamoci in giro, sappiamo tutti che quella legge a questo serviva). Non consiste nell’aver sprecato il denaro pubblico come tutti gli altri politici. Hanno tradito non perché hanno l’amante 1 e l’amante 2, non necessariamente di sesso opposto al proprio. Non hanno tradito perché sono incoerenti, pasticcioni, incompetenti nella stessa misura in cui lo sono i politici di tutte le altre estrazioni culturali. No: i politici cattolici hanno tradito perché sono statalisti come e più di tutti gli altri. Hanno tradito i loro ideali perché dopo essere stati votati grazie al consenso della società civile nella quale sono nati, cresciuti e hanno pascolato fin da bambini, una volta eletti sono diventati dei burocrati statalisti nemici di quella stessa società civile. Hanno tradito perché negano la libertà della società di cercare da sola la risposta ai bisogni delle persone. Hanno tradito perché non hanno fatto nulla per impedire l’allargamento della presenza dello Stato nella società e lo hanno fatto perché sono diventati loro stessi “Stato”.

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UNA VOLTA ELETTI

SONO DIVENTATI

DEI BUROCRATI STATALISTI

NEMICI DELLA LIBERTÀ

E DELLA SOCIETÀ CIVILE

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Non è solo voglia di potere e di poltrone, quello lo capisco, è l’idea che la società sia incapace mentre loro sono capaci. Ed è per questo che sono totalmente indistinguibili, sono perfettamente sovrapponibili, sono assolutamente intercambiabili con qualsiasi altro politico di qualsiasi altra estrazione sociale o culturale, preferibilmente di sinistra in nome dell’”uguaglianza”, “servizio ai poveri”, “soccorso agli ultimi”, come se lo Stato fosse davvero capace di farlo (che ridere).

Hanno tradito perché hanno in testa l’idea che la società (cattiva) è al servizio dello Stato (buono) e non viceversa (anche le parentesi). Il tradimento dei politici cattolici consiste nel fatto di non credere che la tradizione culturale italiana sia adeguata a rispondere alle esigenze economiche del momento, e che solo lo Stato abbia le idee chiare di dove si stia e verso dove si debba andare. Il tradimento vero è di aver dimenticato le parole di don Luigi Sturzo: «Lo Stato è per definizione inabile a gestire una semplice bottega di ciabattino». Il vero tradimento è aver dimenticato don Sturzo.

Le opinioni

Marco Cobianchi è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore dei libri Bluff, Mani bucate e Nati corrotti. E' stato conduttore su Rai 2 del programma Num3r1.
marcocobianchi.wordpress.com

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