L’accartocciata
Accartocciarsi: un modo per difendersi da qualcuno che ci sta venendo addosso e mette in pericolo la nostra integrità fisica. Un gesto istintivo, che ritroviamo anche nella scrittura, quando alcune lettere, tracciate con un movimento antiorario, finiscono per formare un gomitolo, un involucro protettivo, oppure hanno le zampine che terminano con un gancio rivolto a sinistra.
La mano che ritorna indietro indica la volontà di proteggersi da fattori esterni, di difendere la propria sfera privata da ingerenze esterne.
Spesso ciò è dovuto a esperienze negative del passato, a forti condizionamenti o, addirittura, a soprusi subiti. È un meccanismo di difesa regressivo: ci si concentra interamente in se stessi con una corazza a difesa e senza apertura all’esterno.
Chi presenta questo segno è molto diffidente: verifica tutto quello che gli viene proposto e non ama le novità. Non ha grande apertura mentale e, tantomeno, si apre ai sentimenti. Non dà valutazioni a caldo né pareri netti, sia per paura di non essere preso in considerazione, che per il timore di essere contraddetto e contestato. Non si esprime in maniera semplice e chiara. La sua comunicazione è complicata o addirittura contorta: non si riesce mai a capire cosa pensi o dove voglia arrivare. Può anche ricorrere alla bugia o alla menzogna pur di non esporsi troppo alle critiche e ai giudizi altrui.
Se troviamo questo segno nella scrittura di un adolescente è il segnale della volontà di restare ancorato alla famiglia, intesa come un bozzolo che lo protegge dal mondo esterno. Se, invece, lo ritroviamo in una persona anziana evidenzia il desiderio di trovare calore e protezione da parte dei familiari e, in particolare, il desiderio di proteggere l’io primordiale per rimanere attaccati alla vita.
In conclusione: sotto il profilo attitudinale chi ha l’accartocciata è una persona predisposta a compiti che richiedono diffidenza, come il poliziotto, l’investigatore, l’agente di custodia o la commessa.
